Avrete visto molti articoli che parlano del rischio di neve in pianura al Nord Italia, addirittura in Pianura Padana. Nel caso, non sarebbero eventi solo in parte diffusi – è meglio chiarirlo – però effettivamente questo è un messaggio che arriverà esclusivamente a chi, dopo aver visto un titolo del nostro articolo da qualche parte, avrà cliccato e leggerà quanto sto scrivendo. Ma attenzione, ci sono numerose incognite ad oggi in analisi, e i modelli matematici ci offrono solo degli spunti di interpretazione, non certezze, perché la prossima perturbazione, quella di lunedì, per intenderci, dovrebbe essere più intensa di quella precedente.
È pur vero che sta giungendo aria fredda, ma si tratta di aria di origine Artica. Solitamente l’efficacia al Nord Italia è modesta, specie poi a novembre. Questa serie di onde fredde, però, sono più persistenti e durature rispetto ad altre volte: un flusso così continuo tende a raffreddare la pianura, soprattutto al Nord Italia, e le condizioni – seppure, come si dice, un po’ al limite – per avere nevicate su parte della Pianura Padana si potrebbero realizzare soprattutto sul settore centro-occidentale, quindi Lombardia e Piemonte. Ma ci devono essere anche le precipitazioni. E queste sono previste.
E qui c’è da dire che le previsioni sulle precipitazioni, seppur a breve termine – perché i modelli matematici che stiamo consultando sono a breve scadenza, dato che si parla di Lunedì – sono ancora incerti. Tracciano linee di tendenza che variano da un giorno all’altro, anzi: i modelli matematici vengono elaborati numerose volte durante la giornata e intercettando le possibilità che si verifichino precipitazioni, cambiano la rotte e aree interessate, di continuo. Quindi fare da oggi una previsione con certezza di neve in Pianura Padana per Lunedì è praticamente impossibile: si può solo parlare come sempre di probabilità che un evento meteorologico si verifichi. La Val Padana non è il Canda o la Svezia.
Le previsioni meteo non sono altro che previsioni – proiezioni, sostanzialmente – e non possono essere precise per varie ragioni: la scienza, al momento, non ha gli strumenti per fornire questo tipo di dettaglio. Pertanto si parla di possibilità. Diverso è quando transitano perturbazioni organizzate con piogge diffuse: allora si riesce a intercettare anche l’orario d’inizio della precipitazione, ma diventa invece difficile indicare la quantità esatta di pioggia che cadrà; lo stesso vale per le raffiche di vento, ad esempio.
Ma abbiamo la possibilità di ottenere quelle che si chiamano buone stime. Sono invece più affidabili le stime sulle temperature, soprattutto su alcune aree; in altre località i modelli hanno più difficoltà. Insomma, al momento è tutto: l’unica cosa che possiamo dire è che servono ulteriori aggiornamenti. Nella giornata di oggi, venerdì 21 novembre, siamo riusciti a prevedere la neve sino a quote praticamente di pianura, e questo non è un buon risultato, ma è eccellente.
La cultura meteo è quella americana, dove i meteorologi spiegano le possibilità che gli eventi si verifichino, ne discutono in TV, anche con delle vere e proprie maratone televisive. Ci sono canali televisi che si occupano solo di meteorologia. In Italia, la TV da anni ha peggiorato l’offerta meteo, ma il punto sulla divulgazione e la voglia di ascoltare in Italia è una nota assai dolente. Lo vediamo dai social network, dove pullula molta incompetenza e soprattutto polemica perché non si ha la comprensione essenziale del significato di previsione meteo.
