Le microplastiche minacciano la funzione degli oceani nel catturare il carbonio

Le microplastiche minacciano la funzione degli oceani nel catturare il carbonio

Una rete invisibile di plastica sotto la superficie marina

Le microplastiche , spesso percepite come un problema confinato alla superficie degli oceani, si rivelano invece ubiquitarie lungo l’intera colonna d’acqua , raggiungendo persino le zone abissali . Un’analisi globale condotta da Tracy Mincer della Florida Atlantic University e da un team internazionale di ricercatori, ha dimostrato che queste particelle si trovano dalle acque superficiali fino ai fondali più profondi , compresa la fossa delle Marianne , dove si registrano oltre 13.000 particelle per metro cubo a quasi 7.000 metri di profondità .

Un nuovo impatto sul ciclo del carbonio oceanico

Oltre all’inquinamento visibile, lo studio solleva una questione critica per il clima globale : l’intrusione delle microplastiche potrebbe interferire con il sequestro del carbonio marino . Secondo Aron Stubbins della Northeastern University , il plancton potrebbe ingerire plastica invece di materiale organico, con gravi conseguenze sulla pompa biologica del carbonio . Questo meccanismo naturale consente agli oceani di assorbire anidride carbonica (CO₂) dall’atmosfera e trasportarla in profondità sotto forma di pellet fecali o organismi morti . Se la plastica ostacola questo flusso, la capacità dell’oceano di fungere da “pozzo di carbonio” potrebbe diminuire .

La plastica come componente del particolato carbonioso

Le analisi dei ricercatori indicano che a 2000 metri di profondità , le microplastiche rappresentano fino al 5% delle particelle di carbonio sospese , una quota sorprendentemente alta considerata la bassa attività biologica a quelle profondità. Questo suggerisce che la plastica stia modificando direttamente la composizione del particolato marino , influenzando potenzialmente i processi biochimici che regolano il ciclo del carbonio oceanico .

La distribuzione omogenea e la sfida scientifica

Un altro elemento sconcertante emerso è la distribuzione uniforme delle microplastiche lungo la colonna d’acqua, che non affondano né galleggiano completamente , ma restano sospese , rendendone difficile il tracciamento e la modellizzazione nei cicli biogeochimici . Questo spiega anche perché vi sia una discrepanza evidente tra le stime teoriche delle plastiche immesse negli oceani e ciò che viene effettivamente misurato. Secondo Douglas McCauley dell’ Università della California a Santa Barbara , ciò dimostra che la plastica non scompare , ma si frammenta e si diffonde ovunque , con implicazioni profonde per biologi marini , chimici e climatologi .

Florida Atlantic University – Ocean plastics study

Northeastern University – Marine plastic pollution

UC Santa Barbara – Douglas McCauley research