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Continua una sorta di balletto tra i modelli matematici di previsione meteo. Siamo consapevoli delle ampie variazioni, e i modelli matematici, in generale, procedono in sincronia con i cambiamenti del clima. Questo, come spesso sottolineiamo, si combina con l’orografia estremamente complessa dell’Italia.

 

I nostri lettori, coloro che leggono gli articoli e non si fermano ai titoli, hanno ben chiara l’evoluzione meteo che stiamo delineando da giorni. Tale evoluzione presenta una notevole difficoltà previsionale, causata dal fatto che molti fattori limitano le ondate di freddo in Italia. Inoltre, poniamo grande attenzione ai cambiamenti climatici, che possono influire sia sulle fluttuazioni climatiche sia sulle condizioni atmosferiche specifiche, modificando così tutta la struttura evolutiva.

 

Non dobbiamo dimenticare che i colleghi esteri monitorano con attenzione l’evoluzione meteorologica europea, evidenziando come la formazione di aree di alta pressione in determinate posizioni possa creare una configurazione ideale per forti ondate di freddo, anche in Italia. Stiamo parlando comunque di un’evoluzione che necessita di conferme; nessuno qui sta sostenendo l’arrivo di una nuova era glaciale.

 

Purtroppo, il fraintendimento rimane frequente, specialmente da parte di chi legge tra le righe o si limita ai titoli. Riassumere un concetto complesso, che può estendersi su 2000 parole, in appena 12 parole contenute in un titolo, inevitabilmente porta a interpretazioni errate.

 

Le ondate di freddo che potenzialmente possono interessano EUROPA e, in particolare, ITALIA pongono notevoli sfide per i modelli matematici di previsione. Risulta infatti assai complesso definire con precisione l’intensità e la traiettoria di queste rigide masse d’aria, soprattutto quando si confrontano aree molto diverse come la PENISOLA IBERICA, i BALCANI e la parte orientale degli STATI UNITI D’AMERICA. L’efficacia delle simulazioni risente di numerosi fattori, tra i quali spiccano l’orografia, l’interazione con l’OCEANO ATLANTICO e l’influenza del cambiamento climatico.

 

Un ruolo determinante è svolto dalle ALPI, che fungono da imponente barriera naturale in grado di impedire la discesa diretta delle masse d’aria gelida verso le regioni settentrionali della ITALIA. Questa catena montuosa, se da un lato contribuisce a proteggere le aree subalpine, dall’altro può generare imprevedibili effetti locali dovuti a fenomeni di foehn o a improvvise inversioni termiche. Tali dinamiche complicano ulteriormente la precisione delle proiezioni, poiché i modelli hanno difficoltà a parametrizzare in modo accurato queste

Tutto questo genera difficoltà in ambito previsionale, questo ogni volta che storicamente ci sono eventi di freddo all’orizzone, che da sempre sono previsti con quasi certezza all’ultimo istante. Viene anche da sorridere l’ingenuità con cui alcuni paragonano le previsioni meteo di 40-50 anni che venivano diffuse in TV con quelle odierne, attribuendo a quelle ottime, addirittura migliori performance rispetto a quelle attuali. Peccato che non sia vero, in quanto, all’epoca gli strumenti a disposizione dei meteorologi erano spartani rispetto a quelli odierni. Pensate che ai giorni d’oggi, uno smartphone di fascia alta è in grado di compiere calcoli matematici più evoluti rispetto ad un server di alto livello del 1970. 

 

L’errore di valutazione c’è sempre stato, ma la previsione a lungo termine ha una sua valità se considerata come potenziale linea di tendenza, e non certezza. Che poi, certezze in ambito di previsioni meteo ce ne sono poche, anche se di certo molto più rispetto al passato.

 

Inoltre, la vicinanza con l’OCEANO ATLANTICO, mitigato dalla Corrente del Golfo, influenza le temperature in maniera considerevole. Le correnti marine che lambiscono le coste occidentali della EUROPA trasportano calore, determinando un clima meno rigido nelle zone che ricevono questa influenza. Per confronto, le pianure interne della PENISOLA IBERICA e dei BALCANI sono più soggette a fluttuazioni estreme, poiché risultano meno esposte al contributo tiepido offerto dal bacino atlantico. Parallelamente, nella regione orientale degli STATI UNITI D’AMERICA, le correnti fredde provenienti dal Canada incontrano anch’esse diversi ostacoli orografici, ma l’assenza di catene montuose paragonabili alle ALPI rende talvolta più diretta la discesa di aria artica.

 

Il cambiamento climatico in corso, che ha innalzato le temperature in EUROPA di circa 2 °C negli ultimi trent’anni, incide sulle dinamiche stagionali. L’aumento termico rende più difficile prevedere l’arrivo di ondate di gelo, poiché l’instabilità atmosferica si accentua, e i modelli matematici registrano oscillazioni repentine. Questi sistemi di calcolo, affidabili su scala globale, mostrano incertezze più marcate a livello locale e direi continentale per l’Europa, nel medio-lungo termine, soprattutto quando devono valutare lo scambio di masse d’aria tra diverse latitudini.

 

La conseguenza di tale complessità è che EUROPA e ITALIA rischiano di sperimentare improvvise ondate di freddo con un preavviso limitato. Le rapide evoluzioni dei modelli, che a fasi alterne prevedono intense perturbazioni gelide alternate a periodi insolitamente miti, alimentano la percezione di scarsa attendibilità. Questo sentimento di sfiducia trova un contraltare nella stagione estiva, quando le proiezioni per le ondate di calore provenienti dall’AFRICA risultano invece più precise, poiché l’assenza delle ALPI come ostacolo e la presenza di mari circostanti di certo non freddi, favoriscono la propagazione dell’aria calda.

 

Nonostante queste complessità, la meteorologia continua a compiere progressi per comprendere meglio i meccanismi che regolano le fluttuazioni termiche invernali. Ogni avanzamento nella ricerca sui modelli fisico-matematici e sulle interazioni tra oceano e atmosfera contribuirà a migliorare l’affidabilità delle previsioni, mitigando il rischio di subire ondate di freddo in modo imprevisto e consentendo un’adattabilità più efficace alle trasformazioni del clima globale. L’evoluzione incoraggia la ricerca in ambito meteo.

 

Pertanto, la previsione di freddo non può essere parcheggiata in alcun modo, fintanto che non vi sarà una persistente proiezione da parte dei modelli matematici di un evento mite, e non repentini cambiamenti previsionali a distanza di poche ore.

 

Qui una previsione del Centro Meteo Europeo per il periodo ampiamente discusso questi giorni.

Qui nel seguito, una proiezione per il medesimo giorno, diffusa nelle ultime 24 ore dal modello matematico americano.

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