Ghiacciaia Italia a Gennaio 2025. Collasso del Vortice Polare. Neve in pianura
• Probabilità di un nuovo Burian durante l’inverno
Gennaio 2025, dopo un inizio d’anno con forti scossoni della temperatura, si prospetta un possibile arrivo di aria gelida che potrebbe interessare anche l’ Europa . Il timore è legato all’allungamento del Vortice Polare (indicato come PV – Polar Vortex ), che potrebbe generare un drastico calo delle temperature e portare abbondanti precipitazioni nevose . La situazione meteorologica, tuttavia, rimane ancora incerta, poiché i modelli GFS ed ECMWF mostrano scenari divergenti. In particolare, l’evoluzione successiva potrebbe seguire un modello definito W2 , tipico della fase di La Niña , in cui le masse d’aria fredda potrebbero spostarsi verso latitudini inferiori, influenzando la configurazione atmosferica di gennaio.
Se dovesse prevalere un’onda anticiclonica di rottura (indicata come BLO ) in prossimità del Regno Unito , in Europa si potrebbe verificare un blocco nell’ Atlantico , favorendo l’ingresso di correnti fredde di origine continentale. Questa circostanza aumenterebbe il rischio di nevicate , soprattutto sulle aree centro-settentrionali del continente. Al contrario , se fosse l’onda ciclonica di rottura a prevalere, associata a una fase – NAO (North Atlantic Oscillation), la possibile spinta fredda potrebbe interessare maggiormente l’Europa centrale e in misura minore quella meridionale.
Il Vortice Polare risulta al momento molto intenso , ma non sembra ancora esservi un accoppiamento decisivo tra la dinamica troposferica e quella della Stratosfera , almeno stando alle più recenti proiezioni. L’andamento dell’ Atlantico orientale, che potrebbe rimanere negativo, favorirebbe un getto spostato a latitudini elevate, permettendo a masse d’aria fredda provenienti dal quadrante nord-orientale di scendere verso il cuore dell’Europa. È in questo contesto che si inserisce la possibilità di un nuovo Burian , un vento gelido che si origina in Siberia e può causare un rapido crollo termico.
Nella fine di febbraio del 2018 , gran parte dell’ Italia e dell’ Europa furono colpite da un’imponente irruzione di aria artica . Tale evento si originò in Stratosfera , in seguito a uno Stratwarming (riscaldamento improvviso della zona stratosferica), che causò l’indebolimento e la deformazione del Vortice Polare . Questo processo spinse masse d’aria polare verso latitudini più basse , determinando un intenso raffreddamento anche nelle aree solitamente meno soggette a episodi nevosi. L’evento del 2018 fu un chiaro esempio di come il meteo possa subire alterazioni rapide , con effetti tangibili sulla vita quotidiana, l’ambiente e le infrastrutture.
Il Burian, caratterizzato da raffiche sferzanti e da aria estremamente fredda , provocò in quell’occasione forti nevicate, specialmente nelle regioni orientali della penisola e in alcune zone dell’Italia meridionale. Rammentiamo che cadde la neve su Roma e Napoli.
Le temperature scesero bruscamente . Molti centri urbani dovettero fronteggiare interruzioni nei trasporti, difficoltà e disagi che si protrarono per diversi giorni.
Probabilità di un nuovo Burian durante l’inverno
I segnali che fanno pensare a un possibile ritorno di questo vento di ghiaccio dall’ Asia sono molteplici. Il fenomeno di La Niña sta contribuendo ad una maggiore variabilità rispetto allo scorso inverno in tutto il nostro Emisfero. Questo surplus di energia, accompagnato da una eccezionale copertura nevosa emisferica , potrebbe costituire una serbatoio di freddo pronto a riversarsi verso l’ Europa se dovessero verificarsi determinate configurazioni atmosferiche . L’attuale stato del Vortice Polare evidenzia segnali di instabilità già a inizio stagione, e le correnti oceaniche dell’ Atlantico sembrano alimentare una complessa dinamicità atmosferica.
Le previsioni meteo per l’Italia indicano persino la possibilità di un’ondata di freddo entro breve tempo . Ma questo evento sarà solo un’antipasto di un fenomeno di maggiori portata. In un contesto caotico della circolazione atmosferica, una crisi del Vortice Polare potrebbe attivare il Burian sull’ Europa , interessando anche la nostra penisola. Nel 2018, tale vento gelido riuscì a far crollare le temperature in modo repentino , e un’eventuale replica potrebbe avere conseguenze simili, specie in quei settori del Paese già sensibili agli abbassamenti termici. Per altro, nel 2018 gelo giunse a fine stagione invernale , mentre le ondate di freddo in gennaio hanno una forza ben più acuta.
I possibili scenari, tuttavia, dipendono in larga misura dalle oscillazioni a larga scala , come la NAO (North Atlantic Oscillation) e l’ AO (Arctic Oscillation), che influenzano la traiettoria delle perturbazioni. Gli esperti si stanno concentrando soprattutto sull’eventualità di rotture d’onda (AWB o CWB) capaci di favorire intrusioni d’aria fredda dal Nord e dall’Est del continente . In questo frangente, l’influenza di La Niña e la struttura del Vortice Polare rappresentano elementi chiave per comprendere l’evoluzione meteorologica di gennaio e febbraio 2025.
Le anomalie termiche e le considerazioni della NOAA
Nel 2018, l’ NOAA documentò come gran parte del centro-nord dell’ Europa fosse interessata da valori di temperatura che arrivarono a essere fino a 9°C inferiori alle medie stagionali. Tali anomalie furono la conferma di una situazione meteorologica estrema. È da sottolineare che in condizioni di Stratwarming si possono verificare riscaldamenti repentini a quota stratosferica, seguiti da forti ondate di gelo in troposfera , dovute allo spostamento di masse d’aria polare.
Nonostante l’evento del 2018 non sia paragonabile per intensità a certi episodi del passato , costituì un avvertimento riguardo alle conseguenze potenzialmente critiche derivanti dai cambiamenti climatici e dalle oscillazioni atmosferiche di scala planetaria . Il treno di onde che attraversa l’ Atlantico può assumere configurazioni diverse e, con l’aggiunta di un eventuale indebolimento del Vortice Polare , aumentano le probabilità di irruzioni gelide verso la media latitudine.
Nel frattempo, gli istituti di ricerca e le agenzie meteorologiche internazionali continuano a monitorare con attenzione i dati atmosferici, confrontando i risultati dei modelli matematici per valutare la traiettoria e l’intensità dei flussi d’aria fredda. In questa fase, l’analisi dei segnali provenienti dalla Stratosfera risulta determinante, perché uno Stratwarming potrebbe innescare meccanismi simili a quelli osservati nel 2018.
La possibile espansione del Burian dall’Asia all’Europa e, dunque, verso l’Italia, non va sottovalutata. Se le temperature dovessero scendere bruscamente, con nevicate diffuse e prolungate, sarebbe necessario attuare misure straordinarie per fronteggiare emergenze di varia natura. Il clima, infatti, si dimostra sempre più dinamico, e i record termici o gli eventi estremi non rappresentano più delle eccezioni così rare .
L’esperienza passata e gli studi sulle interazioni tra El Niño, La Niña e il Vortice pPolare suggeriscono che le ondate di freddo possano verificarsi più frequentemente di quanto ci si aspetterebbe . È perciò essenziale non farsi cogliere impreparati dall’eventuale ritorno di un ciclone di ghiaccio dalla Siberia . Osservare con attenzione le mappe meteorologiche e i modelli previsionali , restare aggiornati sulle comunicazioni degli Enti ufficiali.
Il mese di gennaio 2025 potrebbe dunque essere segnato da condizioni meteorologiche estreme , con la concreta prospettiva di un raffreddamento significativo e di nevicate in diverse zone dell’ Europa .
Febbraio 2025 rimane un’incognita , ma ben sappiamo che ha una natura climatica molto più instabile di gennraio. Rimane da stabilire quale schema di rottura dell’onda troverà effettivo riscontro nell’atmosfera : se un blocco anticiclonico vicino al Regno Unito o, al contrario, una prevalenza di depressioni in area nord-atlantica a ridosso della Groenlandia . In entrambi i casi, la prospettiva di un nuovo Burian non è remota e, qualora si verificasse, coinvolgerebbe probabilmente anche l’ Italia , riportando alla memoria l’ondata di gelo siberiano del 2018.
È indispensabile mantenere alta l’attenzione, perché i repentini cambiamenti delle correnti atmosferiche e il ruolo attivo della Stratosfera potrebbero ribaltare le previsioni in poche settimane. Gli studi condotti da enti di ricerca e la collaborazione con l’ NOAA , unitamente a una sorveglianza costante del Vortice Polare , sono la chiave per anticipare eventi meteo estremi.
