Seguici su Google

Uno studio recente ha dimostrato che la selettività alimentare nei bambini è fortemente influenzata da fattori genetici, piuttosto che da quelli ambientali. La ricerca, condotta su gemelli identici e non identici nati in Inghilterra e Galles nel 2007, ha analizzato dati raccolti in diverse fasi della crescita: a 16 mesi, 3 anni, 5 anni, 7 anni e 13 anni, utilizzando il Child Eating Behavior Questionnaire compilato dai genitori.

 

I risultati mostrano che i gemelli non identici manifestavano differenze di comportamento alimentare molto più marcate rispetto ai gemelli identici, suggerendo una forte componente genetica. A 16 mesi, il fattore genetico spiegava circa il 60% delle differenze nella selettività alimentare, percentuale che aumentava al 74% tra i 3 e i 13 anni.

 

Con il crescere dei bambini e il tempo passato lontano da casa, i fattori ambientali unici cominciavano a esercitare una maggiore influenza, arrivando a rappresentare circa il 25% tra i 7 e i 13 anni. Gli influssi ambientali condivisi, come le abitudini alimentari familiari, erano rilevanti solo nei bambini più piccoli.

 

La Dr.ssa Clare Llewellyn ha sottolineato l’importanza di interventi precoci per ampliare la gamma di cibi accettati dai bambini, specie durante i primi anni di vita. Il principale messaggio dello studio è che la selettività alimentare ha in gran parte una base innata. La Dr.ssa Zeynep Nas ha chiarito che questo comportamento non dipende dalle pratiche educative dei genitori ed è spesso persistente, non semplicemente una fase temporanea.

 

Man mano che i bambini crescono e si avvicinano all’adolescenza, l’influenza dei pari sul loro comportamento alimentare diventa sempre più rilevante. Sebbene lo studio presenti alcune limitazioni, come la dimensione ridotta del campione in alcuni momenti e una prevalenza di famiglie con status socioeconomico superiore alla media, fornisce preziose informazioni sulle dinamiche della selettività alimentare nei bambini.

 

Comprendere meglio la genetica dietro la selettività alimentare può aiutare a ridurre lo stigma associato a questo comportamento, sia per i bambini che per i genitori. Utilizzare approcci pazienti e incoraggiare la sperimentazione nella preparazione dei cibi potrebbe migliorare l’accettazione di nuovi alimenti da parte dei bambini.

Seguici su Google