Antichi virus zombie potrebbero minacciare gli umani a causa del riscaldamento globale, dicono gli scienziati

Antichi virus zombie potrebbero minacciare gli umani a causa del riscaldamento globale, dicono gli scienziati

Il risveglio dei virus antichi

Con l’aumento delle temperature globali, il permafrost, uno strato di terreno permanentemente congelato, sta iniziando a scongelarsi, liberando virus e batteri antichi che erano rimasti intrappolati per migliaia di anni. Questi microrganismi, alcuni dei quali risalgono a oltre 400.000 anni fa, potrebbero essere stati contemporanei dei Neanderthal, i nostri parenti umani estinti più vicini. La fusione del permafrost, che fino ad ora ha mantenuto questi virus antichi in una sorta di prigione ghiacciata, sta diventando sempre più instabile, portando alla luce questi agenti patogeni che potrebbero rappresentare una minaccia per la salute umana.

Il risveglio dei virus antichi

La scoperta dei virus antichi

Il rischio per la salute umana

Il riscaldamento globale e l’accessibilità delle regioni artiche

La durata dell’infettività dei virus antichi

La prevenzione e la sorveglianza

La scoperta dei virus antichi

Un gruppo di ricercatori guidato da Jean-Michel Claverie, professore emerito presso la Scuola di Medicina dell’Università di Aix-Marseille, in Francia, è riuscito a isolare due virus risalenti a 30.000 anni fa dal permafrost. I risultati delle loro ricerche, pubblicati nel 2014 e nel 2015, hanno dimostrato che questi virus antichi erano ancora infettivi, in grado di infettare le amebe. Questa scoperta ha dato vita al concetto di “virus zombie”, ovvero virus antichi che tornano in vita e si diffondono ogni estate con il disgelo del permafrost.

Il rischio per la salute umana

Claverie ha citato altri studi che hanno trovato tracce genomiche di herpesvirus, poxvirus e Asfarvirus nel permafrost scongelato, suggerendo che questi virus antichi potrebbero infettare gli esseri umani. Sebbene l’ipotesi che un virus sconosciuto che un tempo infettava i Neanderthal possa tornare a colpire l’uomo sia improbabile, è diventata una possibilità concreta. Il rischio è legato alla combinazione di pericolo ed esposizione nel tempo: i virus vengono rilasciati con il disgelo del permafrost, ma se non trovano un ospite adatto entro poche ore, le condizioni superficiali li distruggeranno.

Il riscaldamento globale e l’accessibilità delle regioni artiche

Le temperature in aumento non solo stanno liberando virus una volta intrappolati, ma stanno anche rendendo alcune regioni precedentemente inospitali, come la costa settentrionale dell’Oceano Artico in Siberia, ora più accessibili agli esseri umani. Questo aumento della presenza umana nelle regioni artiche, a causa dello scioglimento del permafrost e del riscaldamento globale, fa aumentare il rischio di esposizione a questi virus antichi.

La durata dell’infettività dei virus antichi

Non è noto per quanto tempo i virus antichi provenienti dal permafrost rimarranno infettivi una volta esposti a fattori come ossigeno, calore e luce UV. È difficile anche determinare la probabilità che incontrino e infettino un ospite. Tuttavia, è già chiaro che il rischio associato allo scenario dei “virus zombie” è destinato ad aumentare nel contesto del riscaldamento globale, con l’accelerazione dello scioglimento del permafrost e l’aumento della popolazione nell’Artico a seguito di imprese industriali.

La prevenzione e la sorveglianza

Per prevenire eventuali rischi per la salute pubblica, è fondamentale monitorare attentamente le regioni artiche e studiare i virus antichi che vengono liberati. La ricerca scientifica e la sorveglianza sanitaria dovranno essere intensificate per comprendere meglio la minaccia rappresentata da questi agenti patogeni e per sviluppare strategie efficaci per proteggere la popolazione.

In conclusione, il riscaldamento globale sta portando alla luce minacce nascoste da millenni sotto il permafrost. La comunità scientifica e sanitaria deve essere pronta ad affrontare le sfide che questi virus antichi potrebbero presentare, mentre l’umanità si avventura sempre più nelle regioni artiche un tempo inaccessibili.