In questi anni sempre più spesso si parla di caldo, del Pianeta che si surriscalda, che su moltiplicano le località dove si registrano temperature record. La storia della meteorologia è recente, i dati rilevati disponibili ancor meno. Eppure, la scienza ha certezza che viviamo un periodo di calura come mai avvenuto in precedenza, dove il mai è però troppo vago, diciamolo. E con ciò non vogliamo avvalorare alcuna tesi sul negazionismo climatico.
Il periodo caldo medievale (PCM) è un intervallo di tempo, grosso modo compreso tra il 900 e il 1250 d.C., durante il quale le ricerche indicano che il clima globale divenne insolitamente caldo in confronto ai secoli precedenti e successivi. Gli studi paleoclimatologici suggeriscono un aumento delle temperature medie globali di circa 1-2°C rispetto ai livelli pre-industriali, sebbene vi sia una significativa variabilità regionale in questo riscaldamento.
Cause del Periodo Caldo Medievale
Le cause esatte del PCM non sono completamente chiare, ma gli scienziati ritengono che possa essere stato influenzato da variazioni naturali nel clima, come l’attività solare e vulcanica, oltre a cambiamenti nelle correnti oceaniche. Alcune ricerche suggeriscono che un aumento dell’attività solare potrebbe aver portato a un clima più caldo. Allo stesso tempo, un minor numero di eruzioni vulcaniche avrebbe potuto ridurre la quantità di aerosol riflettenti nella stratosfera, consentendo un maggiore riscaldamento.
Effetti del Periodo Caldo Medievale
Durante il PCM, l’Europa vide un periodo di crescita economica e un incremento della popolazione. Il clima più mite favorì l’agricoltura, consentendo colture in aree precedentemente troppo fredde per la coltivazione. In Italia, il clima più caldo portò a una maggiore produttività agricola e al flore di città-stato e repubbliche marinare, stimolando il commercio e la ricchezza culturale.
Conquiste e Navigazioni
Il clima più caldo del PCM potrebbe aver avuto un ruolo anche nelle conquiste vichinghe e nella navigazione dei mari del nord. Si ritiene che il ritiro del ghiaccio marino in aree come l’Atlantico Nordico abbia reso possibili viaggi più lunghi e la colonizzazione di luoghi come la Groenlandia e l’Islanda da parte dei nordeuropei. Questi sviluppi furono significativi per la storia dell’esplorazione umana e del commercio internazionale.
Dibattito e Negazionismo del Cambiamento Climatico
Il PCM è spesso citato dai negazionisti del cambiamento climatico per sostenere l’idea che le fluttuazioni climatiche siano un fenomeno naturale e che il riscaldamento attuale possa essere parte di questo ciclo naturale. Tuttavia, la comunità scientifica sostiene che, mentre il clima terrestre è effettivamente soggetto a variazioni naturali, l’attuale tendenza al riscaldamento è distintamente accelerata dall’emissione di gas serra dovuta alle attività umane, in particolare l’anidride carbonica (CO2).
Attuale temperatura più calda del periodo caldo del Medio Evo
La temperatura media globale odierna supera quella del Periodo Caldo Medioevale. Quest’ultimo, estendendosi dal 950 al 1250 d.C., è stato un’epoca caratterizzata da un clima insolitamente caldo in specifiche aree geografiche. In quel periodo, per esempio, i mari, privi di ghiacci, consentirono ai Vichinghi di stabilirsi in Groenlandia, mentre il Nord America fu colpito da intense siccità. Tuttavia, la domanda sorge spontanea: era il Pianeta più caldo allora di quanto non lo sia oggi? Per rispondere adeguatamente, è essenziale considerare il riscaldamento in un contesto più ampio piuttosto che limitarsi a singole regioni, analizzando le temperature su scala globale.
Le ricerche sul campo
Studi precedenti sulla temperatura hanno solitamente concentrato l’attenzione sulla media globale o su quella di un intero emisfero. Nell’indagare il Periodo Caldo Medioevale, sono stati impiegati oltre mille dati provenienti da anelli di accrescimento degli alberi, carote di ghiaccio, coralli, sedimenti e altri proxy climatici, provenienti da entrambi gli emisferi. Questi dati hanno permesso di ricostruire una mappa dettagliata delle variazioni di temperatura negli ultimi 1500 anni (Mann, 2009). Durante il Periodo Caldo Medioevale, si sono registrate temperature elevate in ampie zone del Nord Atlantico, nella Groenlandia meridionale, nell’Artico Euroasiatico e in alcune parti del Nord America, con valori che in alcune aree superavano quelli del periodo di riferimento 1961-1990, e in certi casi erano addirittura superiori alle temperature attuali. Tuttavia, altre regioni, come l’Eurasia centrale, il Nord-Ovest del Nord America e la zona tropicale del Pacifico, erano notevolmente più fredde rispetto allo stesso periodo di riferimento.
Confrontando il Periodo Caldo Medioevale con le condizioni climatiche attuali, emerge un quadro diverso. La distribuzione dell’anomalia termica dell’ultimo decennio (1999-2008), in confronto al periodo 1961-1990, mostra un riscaldamento diffuso, con alcune eccezioni come nell’Antartide Orientale, dove si registra un clima più freddo.
Dai inequivocabili, quindi
Il Periodo Caldo Medioevale, pertanto, non può essere considerato un fenomeno globale. Il riscaldamento era limitato a specifiche regioni e alcune aree erano addirittura più fredde rispetto alla successiva Piccola Era Glaciale. Affermare che il Periodo Caldo Medioevale fosse più caldo dell’attuale sarebbe fuorviante, poiché si concentrerebbe l’attenzione solo su quei territori che sperimentarono un caldo eccezionale. Ampliando la prospettiva, si osserva che il Periodo Caldo Medioevale fu caratterizzato da un riscaldamento regionale, con diverse zone significativamente più fredde. In conclusione, globalmente le temperature durante il Periodo Caldo Medioevale erano inferiori rispetto a quelle attuali.
L’Effetto Serra e il Cambiamento Climatico
L’effetto serra è un processo naturale che aiuta a mantenere il clima della Terra caldo e abitabile. I gas come il vapor d’acqua, la CO2 e il metano trappolano il calore nell’atmosfera terrestre, impedendo che si disperda nello spazio. Senza questo effetto, il nostro pianeta sarebbe troppo freddo per sostenere la vita come la conosciamo.
Tuttavia, l’attività umana ha aumentato la concentrazione di questi gas serra, intensificando l’effetto serra naturale e causando un incremento delle temperature globali. La scienza ha dimostrato un legame chiaro tra le attività umane, l’incremento dei gas serra e il cambiamento climatico, con conseguenze potenzialmente gravi per gli ecosistemi, le economie e le società umane.
Conclusione
In conclusione, mentre il PCM fornisce un esempio utile di come il clima terrestre possa variare notevolmente, non diminuisce la realtà o l’urgenza del problema del riscaldamento globale indotto dall’uomo. Comprendere i cambiamenti climatici storici è vitale per interpretare e reagire ai cambiamenti attuali e futuri. Mentre il passato climatico della Terra rivela un ritmo di cambiamenti naturali, le attività umane hanno ormai scritto un nuovo capitolo nella storia del clima del nostro pianeta, uno che richiede azioni immediate e decisive per la mitigazione e l’adattamento.