Crollo con tsunami di un'Isola in Indonesia. Non fu causato dalla potente esplosione vulcanica

Crollo con tsunami di un'Isola in Indonesia. Non fu causato dalla potente esplosione vulcanica

Crollo del Vulcano Anak Krakatoa

Nel mese di dicembre del 2018, dopo mesi di intensa attività, il vulcano Anak Krakatoa in Indonesia determinò un crollo comportando lo spostamento dell’acqua causato dal riversamento in mare di materiale vulcanico. Una massa tra i 150 ai 180 milioni di metri cubici tra roccia e ceneri si riversò in mare, sollevando un’onda di 100, forse 150 metri d’altezza causando anche lo tsunami nelle isole di Giava e Sumatra.

Crollo del Vulcano Anak Krakatoa

I vari studi sul sull’eruzione dell’Anak Kratatoa

I risultati delle lunghe ricerche

Nuove tecniche di monitoraggio

Nel cielo una nube gassosa alta vari chilometri si innalzò dando vita ad una turbolenta tempesta elettrica, accompagnata da fulmini che durò 6 giorni. Tutto ciò comportò la morte di numerose persone ed il ferimento di altre 1.450.

Un’ analisi indonesiana di vulcanologia rilevò che l’ Anak Krakatoa si era ridotto in 2/3 in altezza, da 338 metri era passato a 110 metri, perdendo dai 150 ai 180 milioni di metri cubici di materiale roccioso e terra franati verso l’ Oceano.

I vari studi sul sull’eruzione dell’Anak Kratatoa

Al fine di capire se l’eruzione potente del vulcano avesse innescato il crollo dell’isola indonesiana e lo tsunami devastante, vennero effettuati una serie di studi. Un team guidato dall’ Università di Birmingham, esaminò il materiale vulcanico proveniente dalle isole vicine, concludendo, come affermato anche da parte del Dr. Sebastian Watt, della School of Geography, Eart and Environmental Sciences dell’ Università di Brminghan, che l’ eruzione esplosiva era stata causata dal sistema magmatico sottostante che si era destabilizzato mentre iniziava la frana, quasi come dire che la frana avesse rilasciato pressioni sul magma, nello stesso modo in cui fa pressione un tappo di champagne quando scoppia.

Il Dr. Mirzam Abdurrachman, ha spiegato che se si verificano grandi frane vulcaniche senza cambiamenti distintivi dell’attività magmatica del vulcano, vuol dire che tali frane possono verificarsi senza preavviso.

Anche il Professore David Tappin, mappando nel mare i depositi risultanti dal crollo dell’eruzione dell’Anak Kratatoa del 2018, affermò che il tutto derivò da una destabilizzazione a lungo termine e non da un evento esplosivo istantaneo.

I risultati delle lunghe ricerche

Le indagini effettuate sul crollo dell’isola indonesiana e dello tsunami devastante hanno dato risultati importanti per gli abitanti dell’Indonesia, del Giappone e delle Filippine. Come fu affermato da parte di Kyra Cutler la valutazione della crescita e della susseguente deformazione a lungo termine dei vulcani, aiuterà a comprendere le probabilità di cedimento, il rilevamento non sismico di tsunami, migliorando le strategie generali di gestione dei rischi per le comunità a rischio.

Nuove tecniche di monitoraggio

La ricerca suggerisce che gli attuali metodi di monitoraggio di tale vulcano, ma anche di altri, basati sulle registrazioni delle attività sismiche e dei segnali inviati dal magma, sarebbero insufficienti a prevenire catastrofi, ed andrebbero affiancati ad altri metodi di analisi destinati a identificare rischi ed aree sensibili.