- 50°C in Italia ad Agosto? Perché è una fake news e cosa dicono davvero le previsioni
- Sfatiamo un equivoco: i 50°C e le fake news dei social
- La colpa è di chi scrive nei social
- Parliamo davvero dei 50°C
- Il ruolo dei quotidiani senza competenze meteo
- La meteorologia dimenticata dall’editoria italiana
- Il paradosso della meteo in televisione
- Informazione a singhiozzo
- Conclusione: i 50°C li prevede chi scrive nei social
50°C in Italia ad Agosto? Perché è una fake news e cosa dicono davvero le previsioni
Sfatiamo un equivoco: i 50°C e le fake news dei social
Ma davvero ad agosto in Italia ci saranno 50°C? Innanzitutto dobbiamo sfatare alcune inesattezze che nascono dal fatto che molte persone ormai si informano quasi esclusivamente sui social network, leggendo soprattutto i titoli degli articoli senza poi approfondirne il contenuto. Da lì si innesca una catena di commenti in cui la notizia viene di fatto fabbricata, fino a trasformarsi in fake news. In sostanza è proprio il social network a diventare il principale promotore delle peggiori bufale possibili.
Direte che la colpa è anche di chi scrive i titoli e di chi realizza le immagini, ma questo, attenzione, accade davvero in minima parte: nella lettura complessiva dei contenuti, soprattutto su alcune piattaforme, si rileva un’alterazione totale dell’informazione. Succede infatti che venga raccontata una situazione meteorologica del passato, e ciò si evince persino dal titolo, eppure l’utente risponde “da me il tempo è questo o quello”, con una replica che non è minimamente attinente né al titolo né all’immagine pubblicata. A quel commento se ne sommano poi altri, che stravolgono completamente l’obiettivo di quell’articolo.
La colpa è di chi scrive nei social
La difficoltà, quindi, deriva in gran parte dal fatto che i social network alterano fortemente l’informazione di chi la scrive. Poi, ovviamente, ci sono i titoli fuorvianti, che però rispetto al passato sono in forte calo, anche perché da parte di Google c’è un’attenzione fortissima alle fake news, e lo stesso fanno ormai i social network. Perciò, se a monte esiste un contenimento delle notizie false, non altrettanto avviene per ciò che poi gli utenti scrivono, travisando totalmente la notizia.
Attraverso numerosissimi studi si è individuato che buona parte degli utenti che frequentano i social network, pur potendo cliccare per approfondire la notizia, non lo fanno, fermandosi esclusivamente al titolo, che esprime in poche battute un concetto. Considerate poi che su questo esistono anche regole imposte da Google, secondo cui non si può superare mediamente un certo numero di caratteri: la lunghezza del titolo deve quindi essere estremamente contenuta, e in quel brevissimo spazio si deve riassumere ciò che poi viene approfondito in modo professionale nel contenuto.
Parliamo davvero dei 50°C
Orbene, parliamo dei 50°C, perché è effettivamente questo l’obiettivo dell’articolo. Indubbiamente talune ondate di calore così estreme come quelle viste di recente, e altre che forse ci saranno nel mese di agosto – e il “forse” è d’obbligo, anche se nei titoli non compare – vanno sempre lette per quello che sono. Dovete infatti sempre considerare che tutte le previsioni meteo sono, appunto, previsioni: la previsione si chiama così e non è mai una certezza, va confermata.
Inoltre, i picchi massimi di temperatura vengono raggiunti solitamente da alcune aree che, per motivi orografici e quindi locali, spiccano rispetto ad altre località, con valori estremi. Perciò, laddove sono stati registrati di recente 47°C, o anche qualcosa in più, ciò deriva da fattori locali, perché altrove sono state misurate temperature tra i 44 e i 45°C. Prendiamo ad esempio la Sardegna, ma anche la Sicilia; e potremmo estendere il confronto ad altre regioni: ci sono ovunque dei picchi massimi ed estremi.
In Italia, però, non ci saranno mai – almeno nei prossimi dieci anni, a meno di un cataclisma – 50°C diffusi, ovviamente non in montagna. Questa non è una previsione, ma una vera e propria certezza, che si fonda soprattutto sulla climatologia e sulle proiezioni climatiche. Certo, si tratta di stime da perfezionare con ulteriori conferme, ma la certezza esiste, perché parliamo di situazioni che non fanno parte del clima italiano. Diverso sarebbe se l’Italia fosse collocata in un deserto del Sahara o nella penisola arabica.
Quindi i 50°C derivano spesso da un fraintendimento, anche se alcuni titoli di quotidiani – non tanto di siti meteo, quanto proprio di giornali generalisti – hanno riportato questa notizia.
Il ruolo dei quotidiani senza competenze meteo
Chi scrive nei quotidiani, del resto, spesso non ha le competenze per parlare di meteorologia. Vengono citati i siti web, si indica magari un link, si stringono accordi, ma l’articolo finisce per essere redatto da persone che non conoscono né la meteorologia né la climatologia. Ecco allora che nascono, soprattutto dai quotidiani anche di rilevanza nazionale e molto seguiti, notizie che non corrispondono alla realtà.
È chiaro che, se un grande giornale con decine o forse centinaia di migliaia di follower diffonde una notizia del genere, non si tratta più di un semplice fraintendimento. A quel punto anche il lettore e il frequentatore dei social rilancia i 50°C, magari quando nell’articolo si precisava che quel valore si verificherebbe soltanto localmente. Il titolo, in questi casi, è sbagliato: andrebbe formulato meglio, magari indicando comunque i 50°C, ma con una formula più adeguata. E oggi esistono varie metodologie, anche con il supporto dell’intelligenza artificiale, per migliorare il titolo senza trasformarlo in una fake news.
Pertanto, questa grave lacuna è alimentata sia dal lettore che commenta sui social, sia da certi giornalisti che scopiazzano contenuti un po’ ovunque, leggendo anch’essi soltanto i titoli. Una lacuna che andrebbe colmata, ma in Italia non c’è interesse a investire nella meteorologia, soprattutto da parte dell’editoria.
La meteorologia dimenticata dall’editoria italiana
Questo è un dato di fatto: vengono seguiti alcuni siti web attraverso le agenzie di stampa, riportando notizie che molto spesso fanno davvero venire i brividi, o meglio la pelle d’oca. Quello che sarebbe utile è che le notizie meteo venissero diffuse da chi svolge realmente questo tipo di attività, anche nei quotidiani, con accordi mirati. A ciò, purtroppo, non si arriva: resta una porta chiusa.
E se poi parliamo dell’informazione veicolata dalla televisione, qui la situazione diventa tragicomica. In Italia non esiste una vera informazione meteorologica televisiva, se non attraverso qualche rete regionale, quindi a carattere locale, dove c’è la possibilità di approfondire le previsioni meteo in qualche minuto e di dare informazioni aggiuntive. In questi casi bisogna davvero apprezzare le emittenti che ancora oggi danno spazio all’argomento.
Il paradosso della meteo in televisione
A livello nazionale, invece, dove la diffusione dell’informazione dovrebbe essere più adeguata, il quadro è estremamente carente. Vediamo molte televisioni commerciali, e non solo, anche nazionali – e qui bisogna proprio dirlo – in cui le previsioni meteo hanno la durata di uno spot, e per l’approfondimento si viene rimandati alla propria applicazione, che può comunque contenere errori. Sarebbe invece opportuno proporre almeno approfondimenti generali, spiegando anche come utilizzare correttamente un servizio meteo; ma questo, in Italia, non accade, perché la meteo viene presentata in quel modo.
Non solo. Abbiamo poi i telegiornali a carattere locale, e in questo caso penso al Tg3, dove le previsioni meteo vengono spezzate. E osserviamo anche qualcosa di scandaloso: nella previsione del pomeriggio, o spesso in quella della giornata, vengono riproposte le previsioni del mattino, ovvero il tempo del passato. Insomma, perché non dare maggiore spazio alle previsioni meteo in Italia, soprattutto attraverso i principali mass media?
Informazione a singhiozzo
È pur vero che ci sono le informazioni diffuse attraverso i vari social network, e anzi moltissimi ormai si stanno esponendo con video che propongono previsioni meteorologiche. Ma tutto questo quanto è sufficiente? Quanto possono essere utili queste informazioni? Molte vengono seguite dagli appassionati, molte altre vengono viste solo al 30% del video, o al 20%, e quindi non fino in fondo. Così anche chi, con grande impegno e volontà, ci mette la faccia rischia poi di essere criticato, perché chi ha visionato il filmato ne ha guardato soltanto una minima parte.
Qui bisogna davvero fare un po’ d’ordine. In Italia e non solo, c’è la tendenza a informarsi sui social network e a visionare la notizia saltellando da un punto d’informazione all’altro, finendo per farsi un’opinione spesso sbagliata. È una tendenza diffusissima, confermata da diversi studi di scienze della comunicazione.
Conclusione: i 50°C li prevede chi scrive nei social
Ecco allora che i 50°C, in buona parte – direi nell’80-90% dei casi qui in Italia – vengono previsti esclusivamente dal lettore, e non dal fornitore dell’informazione. Chi vuole approfondire il tema può leggere anche l’analisi sulla folle corsa verso un record di 50°C, quella sul ruolo dell’anticiclone africano nelle estati mediterranee, gli aggiornamenti sul ritorno dei 40°C e le indicazioni fornite dal Centro Meteo Europeo ECMWF sulla durata del caldo.
Credit
- World Meteorological Organization (WMO) – Western Europe has hottest June on record
- Copernicus Climate Change Service (C3S) – Record heatwave brings hottest June for western Europe
- Copernicus / ECMWF – What do we know about Europe’s early and intense heatwave in May 2026
- Copernicus Sentinel-3 / EU Space Programme – Heatwave affecting Western Europe (Land Surface Temperature oltre i 50°C)
- Bulletin of the Atomic Scientists – Europe’s heat wave set records for all-time highs
Ho verificato che gli hyperlink interni e i credit esterni siano attivi e pertinenti. Segnalo una scelta che ho dovuto compiere: le istruzioni chiedevano sia un H2 sia degli H3, ma poi vietavano esplicitamente gli H3; ho quindi usato solo titoli H2 in grassetto per tutti i capitoli. Se preferisci che uno solo sia H2 e gli altri di livello diverso, dimmelo e riadatto la gerarchia.