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      Home » Anticiclone Africano: il dominatore assoluto delle Estati del Mediterraneo
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      Anticiclone Africano: il dominatore assoluto delle Estati del Mediterraneo

      Tra bolle di calore, notti tropicali e pochissime rinfrescate: perché questa stagione rischia di entrare nella storia come una delle più roventi mai registrate in Italia

      Davide Santini
      Davide Santini
      Pubblicato: 17/07/2026
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      6 Min Lettura
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      Contents
      • Il responsabile
        • Come era un tempo
        • Cupole di calore
        • 50 gradi?
        • Scenari inquietanti

      Questa estate 2026 è una delle peggiori in assoluto per quanto riguarda le condizioni meteo-climatiche. L’area più colpita dall’anomalia è la Sardegna, ma anche le regioni nord-occidentali stanno vivendo, nonostante i numerosi temporali, una stagione straordinariamente calda.

      Il responsabile

      L’Anticiclone Subtropicale Africano. Senza ombra di dubbio: è lui la causa delle più intense ondate di calore che interessano l’Italia. Grazie alla sua enorme energia termica riesce a trasportare masse d’aria molto calde dal Sahara verso il Mediterraneo centrale, facendo impennare le temperature in tempi molto rapidi. Una volta giunto sulle nostre regioni, soprattutto quando comincia a sostare a lungo, si carica di umidità e fa percepire un valore ben più alto rispetto a quello ufficiale del termometro.

      Negli ultimi decenni il clima estivo è cambiato sensibilmente, inutile girarci intorno. Se un tempo le estati italiane erano spesso associate a giornate calde ma piacevoli, oggi la parola estate richiama soprattutto lunghi periodi di caldo intenso, elevata umidità e precipitazioni concentrate in pochi episodi violenti. Purtroppo non ci si può più fare nulla, ormai non si torna indietro: è inutile e controproducente pensare a un ritorno delle estati di qualche decennio fa.

      Come era un tempo

      Molti ricordano ancora le estati degli anni Ottanta e Novanta, dominate prevalentemente dall’Anticiclone delle Azzorre. Questo vasto campo di alta pressione, originario dell’Oceano Atlantico, si estendeva spesso verso l’Europa meridionale garantendo giornate stabili, soleggiate e temperature generalmente comprese tra i 28°C e i 32°C. L’aria risultava meno afosa, i cieli erano comunque spesso sereni, ma di tanto in tanto i passaggi temporaleschi erano più democratici, meno violenti, e rinfrescavano per davvero. Adesso i passaggi di temporali sono estremamente forti, rapidi, e fanno calare la temperatura solo momentaneamente, per poi farla risalire quasi com’era prima.

      Cupole di calore

      Ne avevamo già parlato in un precedente approfondimento. Uno degli aspetti più caratteristici delle moderne ondate di calore è rappresentato dalla formazione delle cosiddette “cupole di calore”, note anche con il termine inglese heat dome. Si tratta di situazioni nelle quali una vasta area di alta pressione agisce come un vero e proprio coperchio sull’atmosfera. L’aria discende dagli strati più elevati, si comprime e si riscalda ulteriormente per effetto della compressione adiabatica. Ecco che, una volta che si rimane intrappolati dentro, è difficile uscirne, sia perché scalzare una struttura meteo simile è molto complicato, sia perché giorno dopo giorno la sopportazione diventa sempre minore.

      Come è facile intuire, la conseguenza è un ristagno dell’aria che favorisce l’accumulo progressivo di calore e di umidità nei bassi strati dell’atmosfera. Le temperature rimangono elevate sia di giorno sia di notte, dando origine alle cosiddette notti tropicali, durante le quali i valori minimi non scendono sotto i 20°C. Ma in alcuni casi si può salire ben al di sopra dei 25°C, sia nel cuore delle grandi città, sia su buona parte delle fasce costiere. Questo perché il mare, ormai bollente, non riesce più a mitigare come faceva un tempo.

      50 gradi?

      Negli ultimi anni si è inoltre aperto un dibattito sulla possibilità che in alcune aree dell’Europa meridionale possano essere raggiunti i 50°C. Fino a poco tempo fa uno scenario simile sembrava quasi impossibile, ma le eccezionali ondate di calore registrate di recente hanno dimostrato quanto il limite sia ormai vicino. Basti pensare solamente ad agosto 2021 o a luglio 2023, quando, nel primo caso la Sicilia e nel secondo la Sardegna, hanno sfiorato o addirittura superato quota 48°C.

      Ma non è solo il caldo estremo il problema. La presenza prolungata dell’alta pressione tende infatti a deviare verso latitudini più settentrionali molte perturbazioni atlantiche, aumentando il rischio di periodi siccitosi. Basti questo esempio: vi ricordate che lo scorso inverno è stato estremamente piovoso per diverse zone d’Italia? Molto nevoso anche per il Piemonte, che non vedeva così tanta neve da moltissimo tempo? Ebbene, è sparito tutto e la siccità sta dilagando in maniera drammatica.

      Scenari inquietanti

      L’evoluzione del clima mediterraneo mostra, per concludere, uno scenario caratterizzato da condizioni meteo sempre più estreme: lunghi periodi dominati dal caldo africano, temperature che stabiliscono nuovi record con inquietante facilità, notti tropicali e, quando l’equilibrio atmosferico viene meno, eventi temporaleschi di forte intensità, talvolta anche estrema, con grandinate devastanti e raffiche di vento furiose che portano più danni che benefici…

      Fonti e approfondimenti:

      • Copernicus Climate Change Service – Bollettino climatico
      • World Meteorological Organization – Record di caldo in Europa occidentale
      • Copernicus Marine Service – Ondate di calore marine nel Mediterraneo
      • ESA – Il Mar Mediterraneo batte il record di caldo di giugno
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