Non stiamo facendo una previsione meteo. In questo articolo evidenziamo un ricordo. Un evento davvero eccezionale. Una clamorosa irruzione gelida colpì duramente l’Italia nel marzo del 1987. Ma come fu possibile una simile anomalia?
Senz’altro parliamo di una delle ondate di gelo più intense e tardive della nostra storia recente, un frammento del passato che oggi ci pare veramente impossibile. Le irruzioni fredde nel primo mese di primavera non sono affatto frequenti, eppure rimangono comunque possibili alle nostre latitudini. Quella specifica perturbazione del 1987, però, è stata tra le più forti da un secolo.
Che cosa successe
A scatenare il tutto fu un movimento anomalo e inarrestabile dell’Anticiclone Siberiano. In quel periodo (oltre 30 anni fa) questo gigante di alta pressione termica si spostava con maggiore facilità verso l’Europa occidentale e il bacino del Mediterraneo centrale.
Fin dai primissimi giorni di Marzo, un respiro gelido iniziò a muoversi inesorabilmente verso ovest. Coprì distanze notevoli in pochi giorni. Trascinando con sé l’aria più pesante e fredda dell’emisfero. Insomma, stiamo parlando realmente di una macchina perfetta del freddo.
L’ordine delle cose
Le prime nazioni a essere coinvolte furono i paesi baltici. Poco dopo toccò alla Bielorussia, poi all’Ucraina, e infine la Penisola Balcanica venne inghiottita da questa lingua di aria gelida pellicolare. Le temperature nell’Est Europa caddero vertiginosamente, raggiungendo picchi estremi, e la neve ricoprì nuovamente le sconfinate pianure con un manto compatto. Dal 3 Marzo la massa d’aria di origine siberiana irruppe senza ostacoli sul Mediterraneo centrale e sull’Italia.
Focus maggiore al Sud
Sulle regioni settentrionali questa violenta corrente portò un gelo pungente, secco e tagliente come una lama di rasoio, asciugando rapidamente i cieli. Soffiava una tramontana spietata che non lasciava scampo. Mentre al Settentrione il cielo rimaneva del tutto sereno benché gelido, nel Centro e Sud del paese si manifestò tutta l’instabilità di questo flusso. Lo scontro termico con i mari più tiepidi scatenò veri e propri temporali nevosi. Fin sulle coste.
Diamo qualche dato. A Lecce si ammirarono accumuli straordinari di 30 centimetri. La città si trasformò in un paesaggio nordico davvero irreale. Ma fu nelle zone interne, solitamente abituate a climi più miti all’inizio della primavera, che si registrarono quantità record di neve.
Fino a 80 centimetri a Castellana Grotte e più di mezzo metro a Turi. Interi paesi rimasero isolati, le campagne appena fiorite vennero purtroppo distrutte, e il silenzio ovattato della tormenta avvolse ogni cosa. Non sembrava affatto marzo. Ma il cuore di gennaio.
Un evento entrato nella storia
Ma non solo gli adriatiche furono coinvolte. Firenze si svegliò sbalordita, vedendo cadere fino a 20 centimetri di coltre candida il 16 Marzo, con effetti devastanti e del tutto simili in gran parte della Toscana. Nevicate fittissime si verificarono ripetutamente anche a Potenza, città senza dubbio avvezza ai rigori invernali. Ma stiamo pur sempre parlando di marzo.
Qualche veloce fiocco di neve con brevissimi accumuli persino Napoli, imbiancarono il suggestivo lungomare di Crotone e raggiunsero addirittura Palermo in Sicilia, dove la vegetazione mediterranea soffrì molto questo improvviso ritorno del freddo. Questo evento ha segnato un Marzo davvero memorabile, entrato a pieno diritto nei manuali per l’eccezionalità del freddo intenso.
Potrà mai recapitare?
Oggi, osservando le carte meteo, guardiamo a quel passato come qualcosa di remoto. Anche in epoca di riscaldamento globale sono possibili eventi estremi. Certo è che, se vogliamo analizzare qualcosa di epocale, risulterà molto difficile che ricapiti. E forse è meglio così. Anche perché, dopo certi tepori precoci, sarebbe davvero solamente più danni che altro. E poi la società di oggi non è più abituata ai venti meteo così estre.