Seguici su Google

C’è una notizia che ha fatto il giro negli addetti ai lavori. Risulta qualcosa di molto specifico, però lo vogliamo esporre anche ai nostri lettori. Il 14 settembre il professor Andrew Dessler della Texas A&M University, tra i principali studiosi al mondo di vapore acqueo e feedback climatici, ha richiamato l’attenzione su un dato di estrema importanza, passato completamente in secondo piano nei notiziari in generale. Nell’agosto 2026 l’atmosfera terrestre ha raggiunto il livello più elevato di vapore acqueo mai registrato nell’era delle osservazioni moderne.

 

Che cosa è successo

Dobbiamo fare un’introduzione importante. Per comprendere perché questo dato sia così inquietante, bisogna partire dal PWAT, acronimo di Precipitable Water, cioè “acqua precipitabile”. Si tratta della quantità di acqua contenuta sotto forma di vapore in una colonna dell’atmosfera, espressa come se quel vapore condensasse e improvvisamente precipitasse tutto insieme al suolo. Ebbene, nella seconda metà del mese scorso il PWAT medio globale ha raggiunto 27,35 millimetri, superando di 0,04 millimetri il precedente record stabilito nel luglio 2024. La differenza può sembrare insignificante, in fondo si parla di centesimi di mm, ma il dato grave è la tendenza di lungo periodo, ovverosia un incremento del 5,8% rispetto alla media degli anni Ottanta.

 

Record mondiale di vapore acqueo atmosferico, ma si vede il netto trend dai primissimi anni Duemila in poi

 

Un approfondimento tecnico

La ragione è legata a una delle relazioni fondamentali della fisica dell’atmosfera, la celeberrima legge di Clausius-Clapeyron. In condizioni giudicate ordinarie, la quantità massima di vapore acqueo che l’aria può contenere aumenta di circa il 7% per ogni grado Celsius di riscaldamento. Risulta facile intuire che un’atmosfera più calda può contenere più umidità. In fondo, quando ci sono giornate estremamente afose si sente la cappa di umido appiccicaticcio sulla pelle.

 

Attenzione però. Questo non significa che ogni aumento di temperatura produca sicuramente più pioggia ovunque. Indica piuttosto che, quando si verificano le condizioni necessarie alla formazione delle precipitazioni, l’atmosfera dispone di una maggiore quantità di acqua, che può essere scaricata in minore tempo, se ovviamente le condizioni meteo climatiche lo consentono. Se non piove di certo non precipita nulla, ma se piove lo fa con una violenza maggiore rispetto a un tempo. E ce ne siamo accorti tutti, spesso quando piove lo fa con temporali violenti e non più con intere giornate di pioviggini, perlomeno in Estate.

 

Il problema non è semplicemente avere più pioggia

Il cambiamento di questo importante parametro meteo riguarda anche la distribuzione dell’acqua nel tempo e nello spazio: periodi più caldi e asciutti possono alternarsi a precipitazioni concentrate e molto intense. Esattamente quello che sta succedendo nella nostra atmosfera ormai da qualche decennio.

 

L’aumento dell’umidità atmosferica ha inoltre conseguenze molto serie dal punto di vista energetico. Non tutti ci pensano, ma un’aria più umida richiede maggiore energia per essere raffreddata. Questo perché gli impianti di climatizzazione devono rimuovere non soltanto il calore sensibile, ma anche il calore latente associato al vapore acqueo. Ecco perché più il caldo è umido e maggiore è il consumo di petrolio annesso per raffrescare le zone interne degli edifici.

 

Mappa del vapore acqueo mondiale

 

Rimarchiamo un concetto importante

Il record dell’agosto 2026, preso da solo, è soltanto un dato. C’è però un problema. Se viene inserito però nella tendenza osservata negli ultimi decenni, assume un significato decisamente più serio e drammatico. Non racconta soltanto quanta acqua contiene oggi l’atmosfera. Racconta quanto il riscaldamento del pianeta stia modificando una delle componenti essenziali del sistema meteo climatico del nostro pianeta.

 

E questa è forse la questione più importante, che magari sfugge ai più. Il cambiamento climatico non modifica semplicemente le temperature. Modifica, anzi permettetemi di dire stravolge, il modo in cui l’atmosfera immagazzina, trasporta e restituisce l’acqua sotto forma di precipitazioni liquide (e nevose). Comprendere questa trasformazione significa essere consapevoli che in futuro gli eventi meteo estremi alluvionali saranno sicuramente più probabili rispetto a un tempo, ma fortunatamente abbiamo tutte le capacità di prevederli con congruo anticipo.

 

FONTI

— Kunkel, K.E. et al. “𝑃𝑟𝑒𝑐𝑖𝑝𝑖𝑡𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛 𝑒𝑥𝑡𝑟𝑒𝑚𝑒𝑠: 𝑇𝑟𝑒𝑛𝑑𝑠 𝑎𝑛𝑑 𝑟𝑒𝑙𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛𝑠ℎ𝑖𝑝𝑠 𝑤𝑖𝑡ℎ 𝑎𝑣𝑒𝑟𝑎𝑔𝑒 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑖𝑝𝑖𝑡𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛” Geophysical Research Letters – American Geophysical Union (AGU) 47 (2020). DOI: 10.1029/2019GL086721
— Trenberth, K.E. et al. “𝑇ℎ𝑒 𝑐ℎ𝑎𝑛𝑔𝑖𝑛𝑔 𝑐ℎ𝑎𝑟𝑎𝑐𝑡𝑒𝑟 𝑜𝑓 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑖𝑝𝑖𝑡𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛” Bulletin of the American Meteorological Society 84(9) (2003). DOI: 10.1175/BAMS-84-9-1205
— Ghanghas, A., Sharma, A. & Merwade, V. “𝑈𝑛𝑣𝑒𝑖𝑙𝑖𝑛𝑔 𝑡ℎ𝑒 𝐸𝑣𝑜𝑙𝑢𝑡𝑖𝑜𝑛 𝑜𝑓 𝐸𝑥𝑡𝑟𝑒𝑚𝑒 𝑅𝑎𝑖𝑛𝑓𝑎𝑙𝑙 𝑆𝑡𝑜𝑟𝑚 𝑆𝑡𝑟𝑢𝑐𝑡𝑢𝑟𝑒 𝐴𝑐𝑟𝑜𝑠𝑠 𝑆𝑝𝑎𝑐𝑒 𝑎𝑛𝑑 𝑇𝑖𝑚𝑒 𝑖𝑛 𝑎 𝑊𝑎𝑟𝑚𝑖𝑛𝑔 𝐶𝑙𝑖𝑚𝑎𝑡𝑒” Earth’s Future 12(9) (2024). DOI: 10.1029/2024EF004675
— Carruthers, J.G. et al. “𝐷𝑦𝑛𝑎𝑚𝑖𝑐𝑎𝑙 𝑎𝑑𝑗𝑢𝑠𝑡𝑚𝑒𝑛𝑡 𝑟𝑒𝑣𝑒𝑎𝑙𝑠 𝑠𝑝𝑎𝑡𝑖𝑎𝑙 𝑝𝑎𝑡𝑡𝑒𝑟𝑛𝑠 𝑜𝑓 𝑤𝑒𝑡𝑡𝑖𝑛𝑔 𝑎𝑛𝑑 𝑑𝑟𝑦𝑖𝑛𝑔 𝑖𝑛 𝐸𝑢𝑟𝑜𝑝𝑒𝑎𝑛 𝑤𝑖𝑛𝑡𝑒𝑟 𝑝𝑟𝑒𝑐𝑖𝑝𝑖𝑡𝑎𝑡𝑖𝑜𝑛” Environmental Research Letters 20, 114085 (2025). DOI: 10.1088/1748-9326/ae198b

Seguici su Google