Seguici su Google

La superficie di Marte è stata ‍immortalata dal rover della Nasa Curiosity il⁤ 13 dicembre 2015,‍ mostrando la sommità di una ⁤duna di sabbia sul pendio⁢ nordoccidentale di⁤ Aeolis Mons, conosciuta anche come ‍Mount Sharp. Le immagini catturate dalle ‌fotocamere Mastcam del rover mostrano un panorama ‍che ricorda ‌la superficie​ increspata del mare, ma in realtà⁣ si tratta di un mare di sabbia finissima⁣ tipica del Pianeta⁢ rosso. Le conformazioni ⁢osservate sono ⁤chiamate dai geologi​ planetari ripples,⁣ ovvero increspature, simili a quelle che si formano sul mare terrestre.

 

Uno studio guidato da Hezi Yizhaq della Ben-Gurion University of the Negev, in Israele, e pubblicato su Nature Geology, ha analizzato queste increspature marziane, suddividendole in due tipologie: le “onde”, ⁣increspature sulla scala dei metri, e le‌ “ondine”, increspature sulla scala‌ dei decimetri. La teoria prevalente fino a poco tempo fa sosteneva che due meccanismi differenti fossero responsabili della loro formazione: l’impatto delle particelle trasportate ⁢dal ⁣vento per‍ le ondine e un fenomeno di instabilità idrodinamica per le onde.‌ Inoltre,‌ si riteneva che⁤ le condizioni fisiche su Marte ⁢non fossero in grado⁣ di produrre increspature simili a quelle terrestri.

 

Tuttavia, Yizhaq e⁢ il suo⁢ team non‍ erano completamente convinti ​di questa teoria e hanno deciso di riprodurre le increspature in un ambiente controllato⁢ qui sulla Terra. Due ricercatori italiani dell’Inaf ​di ⁣Napoli, Simone ‍Silvestro e Gabriele ⁢Franzese, ​hanno coordinato l’attività ⁣di‍ laboratorio nel⁢ tunnel del vento all’Università di Aarhus,⁣ in Danimarca, dove l’esperimento è stato condotto‍ a pressioni diverse ⁣da ‍quella⁤ terrestre. ‌Utilizzando microscopiche palline di‍ vetro per​ simulare la sabbia‍ marziana, gli autori dello studio ⁢sono stati⁣ in grado di riprodurre entrambe le tipologie di ripples, dimostrando che non si formano separatamente ma‍ evolvono insieme.

 

Il quadro teorico ⁤unificato ‍proposto da Yizhaq e colleghi rende conto di tutte queste increspature, ​osservabili sia ⁢su Marte⁤ che sulla Terra, sebbene ⁤in contesti ‍differenti.⁢ Per⁤ trovare⁢ increspature simili a quelle marziane ⁢sulla Terra, occorre ⁢scendere nei fondali marini, dove sono generate dal moto ⁤dell’acqua.

Per dimostrare ulteriormente la loro teoria, saranno necessarie molte altre ricerche, sia sul⁤ campo che a livello sperimentale. Yizhaq esprime la sua emozione nel proporre qualcosa di radicalmente nuovo ​in un campo⁣ di studio che ha seguito per oltre ⁢vent’anni e nell’andare a ​cercare sulla Terra ciò che si può ‌osservare su Marte.

Gabriele Franzese si appresta ​a partire per la regione del Gansu, in Cina, vicino al deserto del ‌Gobi, dove collaborerà con i colleghi dell’università di Lanzhou per studiare ​la fisica della mobilitazione della sabbia e del sollevamento delle polveri, con la speranza di incontrare anche tempeste di polvere simili a quelle marziane.

Seguici su Google