Meteo: siamo sull'orlo di una catastrofe del Clima, AMOC verso il ribaltamento

Meteo: siamo sull'orlo di una catastrofe del Clima, AMOC verso il ribaltamento

René van Westen osservò con crescente preoccupazione il flusso di acqua dolce derivante dallo scioglimento dei ghiacci artici che si riversava nel Nord Atlantico, attenuando la salinità del mare tipicamente denso e salato. Questo afflusso progressivo rallentò il sistema di circolazione marina che distribuisce l’acqua in tutto il bacino oceanico, fino a quando, quasi all’improvviso, l’intero meccanismo cessò di funzionare. Le temperature in Nord America ed Europa iniziarono a scendere di diversi gradi in pochi decenni. Anche i modelli meteorologici globali subirono una trasformazione, privando Africa e Asia delle indispensabili piogge monsoniche.

Tuttavia, questo scenario catastrofico si verificò esclusivamente all’interno di una simulazione computerizzata, frutto di un modello avanzato utilizzato dagli scienziati per esplorare le conseguenze del cambiamento climatico. Era la prima volta che veniva impiegato questo specifico modello per illustrare come il delicato sistema di circolazione dell’Oceano Atlantico potesse collassare, come evidenziato da Van Westen, climatologo presso l’Università di Utrecht nei Paesi Bassi. Questo scenario suggeriva che l’oceano potrebbe avvicinarsi a un “punto di non ritorno”, in grado di innescare un cambiamento repentino e irrimediabile.

Lo studio di Van Westen, pubblicato sulla rivista Science Advances, rappresenta l’ultimo sforzo volto a comprendere la cosiddetta Circolazione Meridionale dell’Atlantico Ribaltata (AMOC), un sistema oceanico cruciale e complesso. Le evidenze storiche indicano che l’AMOC ha già cessato di funzionare in passato, e le ricerche di modellazione come quella di Van Westen suggeriscono che un simile evento potrebbe ripetersi a causa delle emissioni di gas serra di origine umana che riscaldano il pianeta.

La possibilità di un collasso dell’AMOC, così come la tempistica di tale evento, rimangono tuttavia questioni aperte. L’AMOC è paragonata da molti scienziati a un nastro trasportatore guidato dalle differenze di densità dell’acqua, che muove acqua, calore e nutrienti attraverso l’Atlantico.

Il processo inizia vicino all’equatore, dove l’acqua oceanica viene riscaldata dal sole tropicale. Man mano che l’acqua si sposta verso nord, una parte si evapora, aumentando la concentrazione di sale e quindi la densità dell’acqua rimanente. Avvicinandosi alla Groenlandia, l’acqua si raffredda ulteriormente, aumentando la sua densità.

Questa acqua fredda e salata affonda verso il fondo del mare, spostando l’acqua preesistente che, a sua volta, inizia a fluire verso sud lungo il fondale oceanico. Raggiunti i tropici, l’acqua risale in superficie attraverso un processo denominato risalita, dando avvio a un nuovo ciclo.

La Corrente del Golfo fa parte dell’AMOC ma non sono sinonimi. Mentre l’AMOC comprende un sistema complesso di correnti, la Corrente del Golfo è una singola corrente che trasporta acqua calda dal Golfo del Messico verso l’Europa settentrionale. È principalmente influenzata dai venti e dalla rotazione terrestre, il che significa che un’eventuale interruzione dell’AMOC in profondità non comporterebbe necessariamente la cessazione della Corrente del Golfo.

L’AMOC è riconosciuto come un “punto di svolta” nel sistema terrestre, con il potenziale di passare rapidamente da uno stato all’altro. Una volta superato questo punto, sarebbe difficile ritornare allo stato originale.

Le ricerche sui sedimenti oceanici mostrano come, alla fine dell’ultima era glaciale, enormi quantità di acqua dolce si riversarono nel Nord Atlantico, diluendo l’acqua salata e rendendo più difficile il suo affondamento. Questo evento indebolì il gradiente di densità che sostiene la circolazione dell’AMOC, portando a un suo progressivo indebolimento fino al collasso.

Studi recenti, utilizzando reti di sensori robotici, hanno rivelato anomalie termiche vicino alla Groenlandia, suggerendo un rallentamento dell’AMOC. Tali osservazioni, insieme a simulazioni al computer, indicano un indebolimento del sistema di circa il 15% dagli anni ’50.

Un eventuale collasso dell’AMOC avrebbe gravi conseguenze, tra cui un marcato raffreddamento dell’Europa occidentale e un innalzamento del livello del mare nel Nord Atlantico. Inoltre, l’intero pianeta continuerebbe a riscaldarsi a causa dei gas serra, complicando ulteriormente la situazione.

Nonostante queste preoccupazioni, gli scienziati non possono ancora prevedere con certezza quando potrebbe verificarsi un arresto dell’AMOC. Le simulazioni attuali non prevedono un collasso nell’immediato futuro, ma la ricerca continua per comprendere meglio questo complesso sistema e le sue potenziali soglie critiche.

In sintesi, mentre la probabilità di un collasso dell’AMOC in questo secolo è considerata bassa, le conseguenze di un tale evento giustificano ulteriori ricerche e una maggiore attenzione a come il mondo potrebbe adattarsi a un cambiamento così drastico. Gli scienziati concordano sull’importanza di non sottovalutare il rischio associato a un punto di svolta così critico per il sistema climatico globale.