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Vogliamo proporvi una riflessione. Riflessione che, lo diciamo subito, è strettamente correlata al nostro lavoro quotidiano: la previsione meteo. Spesso e volentieri si pensa che sia semplice, che il lavoro del previsore sia quello di osservare mappe e riportarvi i dettagli previsionali

 

Purtroppo non è affatto così. Per stilare una previsione affidabile non basta osservare un singolo modello matematico, neppure quello a più alta risoluzione. Spesse volte non basta neppure analizzare l’ultimissimo aggiornamento a disposizione, perché possono esserci delle configurazioni in grado di stravolgere il quadro previsionale anche a poche ore dagli eventi. O addirittura in corso d’opera.

 

Ed è per questo che tante volte è stato scritto che in certe situazione è indispensabile utilizzare altri strumenti, ovvero quelli di monitoraggio in tempo reale: le immgini satellitari e le scansioni radar.

 

Ora probabilmente vi starete domandando quale sia il motivo di questa premessa… In realtà è semplice: stiamo vivendo un Autunno fuori dal comune. Dobbiamo ripeterci: la mancanza dell’Atlantico, al contrario di quanto si potrebbe pensare, è una spina nel fianco. Sia per le sorti stagionali, sia per il ruolo di chi stila le previsioni.

 

La linearità del flusso atlantico è semplice, soprattutto nel momento in cui transitano perturbazioni una dietro l’altra. E’ ciò che succedeva in passato, è ciò che non succede ora. Anzi, non succede da diverso tempo ed è per questo che le stagioni intermedie non sono affatto facili da interpretare.

 

Vero è che la presenza, frequente, dell’Alta Pressione semplifica parecchio il nostro lavoro ma nel momento in cui l’unica via d’uscita dalla stabilità atmosferica è rappresentata dalle gocce fredde ecco spiegato il motivo delle difficoltà previsionali. L’esempio calzante è quello che stiamo vivendo attualmente, se fate mente locale inizialmente il peggioramento in corso avrebbe dovuto coinvolgerci parzialmente e invece siamo nel bel mezzo della circolazione ciclonica.

 

Il tutto è complicato da un altro elemento: il caldo contenuto nei nostri mari. Basta qualche spiffero d’aria fresca, ancora peggio se fredda, per strutturare imprevidibili depressioni secondarie. Ed allora il quesito è il seguente: come se ne esce? La risposta è sempre la stessa, ovvero con l’Atlantico.

 

Peccato che a quanto pare non ci sia la minima traccia del flusso oceanico, neppure osservando le proiezioni a medio e lungo raggio che continuano al contrario a supportare situazioni bariche legate essenzialmente a gocce fredde o persino a scambi meridiani scaturenti da un tracollo del Vortice Polare. Ma questo sarà argomento da trattare in oppurtuna sede. Quel che resta, dall’analisi proposta, è un’innegabile difficoltà stagionale che si riflette in difficoltà previsionali.

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