
Gli indici NAO e AO sono in forte calo per novembre, con il Vortice Polare più debole, e si parla con insistenza di Split, o meglio di una rottura eccezionalmente precoce del Vortice: cosa attenderci per l’Italia? Complesso riassumerlo in un articolo, ma ci proverò.
I modelli matematici europei vedono NAO e AO scendere sotto lo zero a inizio novembre e gli esperti segnalano un Vortice Polare più fragile: più perturbazioni sul Mediterraneo, nessun gelo in vista. Abbiamo visto come il Centro Meteo Europeo, nell’espressione di ECMWF, insegua una tendenza strabiliante, da record, che vede l’inversione dei venti del Vortice Polare stratosferico sino a 50 hPa. Siamo sempre in alta atmosfera e non vi sono elementi per dare per certo un effetto al suolo. Questo va premesso onde evitare inutili speculazioni, ma va anche sottolineata l’importanza di studiare la Stratosfera invernale per anticipare, nelle previsioni delle prossime settimane, eventuali ondate di gelo.
Nelle prossime settimane l’atmosfera sopra l’Atlantico e l’Artico sembra intenzionata a cambiare temperatura e, come ho scritto, anche il sistema dei venti. Ancora oggi le elaborazioni dell’Ensemble del Centro Europeo ECMWF, cioè cinquanta simulazioni lanciate con condizioni di partenza leggermente diverse, mostrano i due indici che più di altri orientano il tempo in Europa nella stagione fredda, la NAO e l’AO, passare in pochi giorni da valori nettamente positivi a valori neutri o debolmente negativi, che dovrebbero accompagnarci per buona parte di novembre e fino a metà dicembre. Questo non sarebbe ancora un segnale derivante dalla Stratosfera.
Cosa sono NAO e AO, in parole semplici
La NAO, Oscillazione Nord Atlantica, misura la differenza di pressione tra l’Anticiclone delle Azzorre e la Depressione d’Islanda. In fase positiva i venti occidentali soffiano forti e le perturbazioni corrono alte di latitudine, verso il Regno Unito e la Scandinavia, come abbiamo visto durante questo fine settimana, persino con potenti tempeste. In questa fase il Mediterraneo resta più protetto e spesso asciutto, magari anche sotto una blanda area di alta pressione. In fase negativa di NAO la corrente a getto si indebolisce o scende più a sud e le basse pressioni entrano con più facilità nel Mediterraneo, come sembrerebbe succedere nel meteo a lungo termine, dove va sempre usato il condizionale.
L’AO, l’Oscillazione Artica, descrive invece quanto è compatto il Vortice Polare: con valori positivi il freddo resta chiuso in Artico, con valori negativi il Vortice si sfilaccia e qualche onda di aria fredda ha più spazio per scendere verso le medie latitudini, Mediterraneo compreso.


Cosa mostrano i grafici
La NAO parte da un picco notevole, vicino a +3,5 attorno al 29 ottobre, che spiega la fase stabile e mite di questi giorni, poi crolla: entro il 1° novembre torna sullo zero e tra il 4 e il 6 novembre la media dei membri tocca circa -1, per poi assestarsi intorno a -0,5 con un breve ritorno alla neutralità verso il 21 novembre. L’AO segue una traiettoria più graduale, scende sotto lo zero dal 2-3 novembre, rimane vicino a -0,7 e nei primi giorni di dicembre cala fino a circa -1,1.
Si tratta di valori medi moderati, lontani dalle anomalie di -3 o -4 che hanno accompagnato le grandi irruzioni gelide del passato, e la dispersione tra i membri è ampia: alcuni scenari restano positivi, altri scendono parecchio. Non vediamo quindi un segnale di indici fortemente e stabilmente negativi: per ora gli indici non annunciano un’ondata di gelo, senza escludere ondate di freddo di moderata intensità, ma soprattutto andremo idealmente verso una fase proiettata sul transito di basse pressioni nel Mediterraneo.
Raffreddamento in Europa e basse pressioni sul Mediterraneo
Non facciamoci però ingannare dai soli grafici. I modelli matematici tradizionali alle varie quote mostrano un sensibile raffreddamento in Europa, in particolare nell’est del Continente, con una certa tendenza a irruzioni di aria fredda, non gelo, sul Nord Italia e sulle regioni dell’Adriatico. Il tutto associato, e forse facilitato, da due fattori: l’alta pressione in Russia e le basse pressioni nel Mediterraneo che, richiamando aria verso il centro delle depressioni, catturano sia aria calda dal Sahara sia aria fredda dai Balcani, se non anche da più a est. È una configurazione teorica e ideale per l’Inverno, quando situazioni analoghe hanno favorito nevicate in molte regioni d’Italia, ma a novembre il clima è meno rigido. Ne avevamo già parlato analizzando un novembre più freddo e perturbato a causa del Vortice Polare.
Cosa dicono gli esperti nel Mondo
Il tema in questi giorni è molto discusso anche fra i meteorologi sui social. Tony Pann ha sottolineato che l’Ensemble europeo continua a mostrare un’AO negativa in ingresso a novembre, ricordando che con l’indice sotto zero il Vortice si indebolisce e l’aria fredda trova più varchi.
Judah Cohen, tra i ricercatori più seguiti sul Vortice Polare, ha parlato di un indebolimento a livello stratosferico previsto per inizio novembre che giudica senza precedenti, con il suo indice AO in netta discesa. Chi analizza le mappe ECMWF guarda già a possibili configurazioni di blocco o di cresta scandinava, tipiche di una NAO negativa. Sono letture tecniche e non profezie, ma confermano che un Vortice meno compatto c’è e merita attenzione, come avevamo osservato anche con le nuove dinamiche del Vortice Polare dello scorso Inverno.
Gli stessi esperti ricordano due dettagli importanti: gli effetti di un indebolimento stratosferico si fanno sentire al suolo con qualche settimana di ritardo, e tra ottobre e novembre le riserve di freddo artico non sono ancora piene come a gennaio, e nemmeno come nel vicino dicembre, quando in passato abbiamo visto anche forti nevicate in Italia, con l’ultimo evento nella prima quindicina di dicembre 2013.
Cosa può significare per l’Italia
Dopo i primi di novembre, con il flusso occidentale meno teso, cresce la probabilità che qualche perturbazione atlantica prenda una traiettoria più bassa e raggiunga il Mediterraneo centrale, dove spesso rallenta e si rinforza sopra un mare ancora tiepido. Non vuol dire pioggia tutti i giorni, piuttosto fasi più umide alternate a pause stabili, con il Nord Italia e il versante tirrenico del Centro più esposti, mentre al Sud e sulle Isole Maggiori il quadro resta più variabile, con qualche rovescio e occasionali giornate di scirocco o libeccio, almeno in linea teorica.
Sul fronte termico non si vede un crollo deciso almeno fino a metà dicembre. L’aria fredda ha più spazio di manovra rispetto a quando NAO e AO sono fortemente positive, ma i valori medi non sono così bassi da far pensare a ondate di gelo prolungate. Qualche episodio più fresco e le prime nevicate a quote medie su Alpi e Appennino settentrionale sono possibili, soprattutto se si formasse un blocco temporaneo più a nord, al Nord e lungo l’Adriatico anche con correnti da nord-est, ma niente di strutturato. Staremo comunque a monitorare i modelli matematici tradizionali.
Quella discussa è una tendenza, non una previsione giorno per giorno
A trenta o quaranta giorni questi indici danno solo una direzione di massima, perché il tempo reale dipende da dove si inserisce di volta in volta l’alta pressione, dall’umidità dell’aria in arrivo e da fattori locali. Dopo la seconda decade di novembre la forbice tra i membri si allarga molto e la cautela deve aumentare, senza farsi impressionare dalle singole uscite estreme dei modelli matematici che girano in rete.
Per ora il quadro è quello di un passaggio graduale da un regime occidentale e mite a una circolazione più ondulata e un po’ più instabile sul Mediterraneo, senza segnali di estremi, e l’Autunno dovrebbe finalmente fare l’Autunno.
Credit
- AER – Arctic Oscillation and Polar Vortex Analysis and Forecasts (Judah Cohen)
- NOAA Climate Prediction Center – North Atlantic Oscillation
- NOAA Climate Prediction Center – Arctic Oscillation
- ECMWF – Forecasts

