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GRANDINE improvvisa nel CALDO tropicale sino Ferragosto. Poi, rottura Estate

Dal fine settimana all'apice del 15 agosto l'anticiclone subtropicale resta padrone del Mediterraneo: massime oltre i 40°C nelle valli interne, notti tropicali nelle città, rovesci violenti solo sui rilievi.

Sole e rovesci temporaleschi anche con grandine

La linea di tendenza a più breve termine parla chiaro: sabato 8 agosto della fascia pomeridiana vedrà gli ultimi sbuffi freschi in quota che sono riusciti a scalfire la corazza anticiclonica e che accenderanno focolai temporaleschi sulle montagne del Nord Italia e non solo. Questi fenomeni convettivi minacceranno di tracimare verso le vallate e le adiacenti zone di pianura, accanendosi con particolare forza sui settori orientali. La spinta instabile proverà a generare isolati temporali anche lungo la dorsale appenninica centrale e su alcune aree del Sud Italia, sebbene con probabilità ridotte. La nota positiva riguarderà le temperature che stanno avendo un provvidenziale calo termico al Nord e, in forma più sfumata, nel Centro.

Attenzione ai temporali: non sono solo le classiche celle di calore che, sotto una cappa così carica di energia, possono trasformarsi in eventi tutt’altro che innocui. Nelle ore precedenti la Val Padana ha già mostrato quanto sia sottile il confine tra un rovescio estivo e una struttura violenta, con il rischio concreto di supercelle capaci di scaricare chicchi di grandine di grosse dimensioni e raffiche di vento distruttive.

La breccia si richiude subito

Qualsiasi speranza di rinfresco durerà purtroppo pochissimo. Nel corso di domenica 9 agosto il gigantesco scudo nordafricano riparerà velocemente la falla atmosferica, tornando a funzionare come una cupola impenetrabile e ripristinando una monotona quiete meteorologica su tutto il territorio nazionale. La conseguenza più fastidiosa sarà l’immediata risposta dei termometri: i valori massimi riprenderanno la loro scalata, cancellando totalmente il modesto sollievo avvertito nelle quarantotto ore precedenti sulle regioni settentrionali.

La fabbrica del calore ripartirà a pieno regime già da lunedì 10 agosto, giornata più insidiosa di quanto la mattinata soleggiata lasci intuire. Nelle ore centrali la miccia si accenderà all’improvviso sui territori interni siciliani e calabresi, dando vita a improvvise celle temporalesche. Avvicinandoci all’imbrunire, l’energia in eccesso tornerà a ruggire sull’arco alpino, bersagliando i gruppi dolomitici e varie aree del Nord-Est italiano, per poi estendersi ai crinali emiliani e occasionalmente in pianura. Il caldo concederà una leggerissima tregua esclusivamente all’estremo Sud, mentre sul resto del Paese la cappa rovente riprenderà vigore in un contesto di calma piatta dei venti.

Ulteriore apice rovente di questa ondata di calore

Il dominio del promontorio nordafricano si rafforzerà ulteriormente a partire da martedì 11 agosto. Il soleggiamento sarà implacabile e il clima diverrà ancora più feroce, sebbene rimanga il rischio di focolai temporaleschi diurni limitati alle vette alpine, alla fascia prealpina e ai crinali appenninici emiliano-abruzzesi. Al Settentrione le colonnine di mercurio riprenderanno una rapida ascesa e lo scenario infuocato ci accompagnerà dritti verso il culmine di Ferragosto.

La bolla d’aria calda africana, compressa dall’alta pressione, offrirà cieli tersi con temperature insopportabili. Sperimenteremo notti super tropicali diffuse, poiché nei centri urbani padani e lungo le fasce litoranee i termometri difficilmente scenderebbero al di sotto dei 25°C durante l’oscurità, con punte comprese fra 24°C e 29°C nelle metropoli, dove il cemento incamera calore di giorno e lo restituisce fino all’alba. Lungo le coste il mare non riesce ormai più a esercitare alcuna funzione mitigatrice. Nelle ore diurne le massime supereranno facilmente la soglia dei 35°C quasi ovunque, sfondando il muro dei 40°C all’interno delle vallate, con picchi che nel Centro-Sud e nella bassa Pianura Padana potranno spingersi fino a 42°C. Registreremmo valori urbani impressionanti: circa 39-40°C a Roma e attorno ai 38-40°C a Milano.

Anche l’alta quota patirà. L’isoterma dello zero teramico verrebbe proiettata alla sbalorditiva altitudine di 4.800-5000 metri, un livello sufficiente a liquefare persino le nevi perenni del Monte Bianco. È il segno più eloquente di un’anomalia che, come già evidenziato nelle proiezioni per l’intero mese di agosto, non riguarda solo la cronaca dei singoli giorni.

Le radici della cappa: subsidenza e mari bollenti

Stiamo sperimentando condizioni bariche eccezionali, figlie dell’inesorabile accumulo di gas climalteranti. La struttura anticiclonica africana possiede radici subtropicali e schiaccia brutalmente le masse d’aria verso il suolo. Questa dinamica, definita subsidenza, agisce in modo del tutto analogo al coperchio di una pentola a pressione: blocca la dispersione del calore intrappolandolo nei bassi strati e crea uno strato di inversione qualche migliaio di metri sopra le nostre teste. Sotto quel tappo l’aria continua a scaldarsi e a caricarsi di vapore, mentre più in alto tutto resta immobile. Questa definizione l’abbiamo descritta ormai decine di volte, ma è necessario sottolinearlo perché è all’origine di una calura fuori scala.

Parallelamente, la temperatura dei bacini marini ha oltrepassato la soglia critica dei 30°C. Questa enorme superficie liquida iper-riscaldata genera un’evaporazione mostruosa, innalzando gli indici di saturazione dell’aria verso livelli da record. Di conseguenza percepiamo un’oppressione bioclimatica tremenda, con parametri di condensa paragonabili a quelli riscontrabili lungo le umidissime coste thailandesi o nelle nazioni affacciate sul Golfo Persico. Non stupisce che il disagio si concentri nei grandi agglomerati urbani, dove il ricorso ai bollini rossi diramati dal Ministero della Salute è diventato una costante di questa estate.

Tutta l’energia termica immagazzinata funge da polveriera atmosferica. Basta una minuscola infiltrazione fredda d’alta quota per accendere la miccia: il calore, essendo più leggero, schizza verso l’alto scontrandosi con i refoli freschi e genera nubi a sviluppo verticale estremamente violente. È esattamente il meccanismo che spiega perché i temporali di calore esplodano proprio quando l’alta pressione sembra più solida.

Piogge quasi assenti e riserve idriche a secco

Dopo la breve fase temporalesca di venerdì 7 (assari magra) e sabato 8 agosto, torneranno sole e caldo per tutti, praticamente senza pioggia. L’unica eccezione sarà rappresentata dalle zone interessate di rovesci temporaleschi sporadici, del tutto insufficienti per un riequilibrio idrico e per una rinfrescata di ampio respiro.

Chi verrà colpito potrà registrare accumuli notevoli in pochi minuti, mentre a qualche chilometro di distanza non cadrà una goccia. Ciò non toglie che qualche episodio possa risultare particolarmente violento, accompagnato da raffiche di vento e grandinate di grosse dimensioni: la prudenza resta d’obbligo, soprattutto in montagna e nelle ore pomeridiane.

Le perturbazioni restano confinate alle alte latitudini

La situazione su scala europea spiega bene la persistenza, ormai da mesi, di questa fase stabile. Le perturbazioni atlantiche, che normalmente portano aria più fresca e instabile verso l’Europa occidentale, continueranno a transitare molto più a nord, interessando soprattutto le Isole Britanniche, la Scandinavia e parte del Mare del Nord. La linea dei fronti resta costantemente lontana dall’Italia, che riceve soltanto le briciole di questa circolazione.

È anche il motivo per cui i centri di calcolo faticano tanto a individuare la conclusione dell’ondata di calore: quando un anticiclone di queste dimensioni si impossessa del bacino, comanda lui, con una persistenza che sposta continuamente in avanti la data del cambiamento. Situazione analoga c’è nel Nord America, costa est, con indici di calore altissimi per l’elevata umidità dell’aria, eppure i temporali sono maggiormente apportatrici di piogge. In alcuni Stati ci sono state anche alluvioni lampo e allagamenti.

Il tanto discusso ribaltone di metà mese: la rottura dell’Estate, anche se non finirà di certo

I centri di calcolo intravedono uno spiraglio al termine di questo percorso. Tra il 17 e il 18 agosto una vasta depressione fredda scandinava potrebbe finalmente sferrare un attacco decisivo all’alta pressione. Se tale irruzione settentrionale penetrasse nel bacino mediterraneo, lo scontro con l’aria preesistente risulterebbe deflagrante: le temperature subirebbero una vigorosa sforbiciata, ponendo termine agli eccessi termici, mentre il mescolamento di masse d’aria tanto diverse scatenerebbe burrasche diffuse, grandine di grosse dimensioni e piogge torrenziali distribuite in modo irregolare. La settimana fino al 23 agosto riporterebbe le nostre regioni verso dinamiche atmosferiche molto meno calde di quanto lo siano attualmente, con un progressivo arretramento dell’anticiclone verso latitudini più meridionali. Ma siamo certi che sia la fine della sua egemonia?

Fino a Ferragosto, dunque, il protagonista resterà l’anticiclone subtropicale, con sole prevalente, afa e temperature elevate su gran parte del Paese.

Cosa lascerà in eredità questo caldo

Resta una certezza poco rassicurante, e riguarda l’eccesso di calore accumulato dai mari. Quell’energia intrappolata nell’acqua non svanirà con il primo calo termico: rappresenterà un carburante pericoloso per le tempeste dei mesi successivi, in un autunno che si annuncia potenzialmente ideale per l’innesco di eventi estremi. Ogni grado in più sulla superficie marina significa circa il 7% di vapore acqueo in più che l’atmosfera riesce a contenere, e il vapore è il combustibile delle precipitazioni più violente. La seconda metà di agosto dirà se il cedimento dell’alta pressione sarà reale o soltanto l’ennesima illusione di una stagione da record di caldo.

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