Drastico cambiamento del tempo verso il 17-18 Agosto. Vediamo
Il grande caldo resiste sul Mediterraneo, ma tra le emissioni dei modelli spunta un segnale sottile: dopo Ferragosto qualcosa potrebbe muoversi, e le origini vanno cercate molto lontano, sul Pacifico.
- Scenari possibili, non previsioni già scritte
- Le origini, che non sono le cause
- L’Oceno Pacifico lavora, le medie latitudini rifiniscono
- Quei “pacchetti” di moto che spostano tutto, e forse ci siamo
I modelli deterministici – quelli che, nel campo del realmente determinabile ai fini di una previsione, dovrebbero mettere sul tavolo qualcosa di solido – si limitano a confermare la fotografia delle ultime settimane: sul Mediterraneo prosegue una fase molto calda e generalmente stabile. Nessuno scossone. Nessuna sorpresa che meriti il grassetto di un titolo.
Eppure, guardando oltre la soglia di Ferragosto, qualche crepa comincia a intravedersi. Compaiono infatti alcuni scenari che aprono a un mutamento delle condizioni attuali e lo collocano, con una certa insistenza, attorno al 17 e 18 agosto. Poco, per adesso. Ma abbastanza per accendere una spia che meriti attenzione.
Scenari possibili, non previsioni già scritte
Chiariamolo subito, perché la differenza non è un dettaglio da addetti ai lavori. Queste emissioni vanno trattate come scenari possibili in termini generali, non come una previsione confezionata e pronta all’uso. Il loro peso si valuta nel campo delle probabilità: quante emissioni vanno in quella direzione, con quale frequenza si ripresentano da una corsa all’altra, quanto pesano i perturbatori della corsa stessa. E poi, eventualmente, si semplifica il tutto in cluster, per vedere quanto si affollano attorno a una determinata soluzione.
È lì che ci si fa un’idea. Non nella singola mappa a 240 ore, che fa scena e basta. Il punto vero è capire se il modello matematico stia perseguendo o meno quella strada, corsa dopo corsa, oppure se l’abbia già abbandonata dopo due emissioni. Un segnale che compare, sparisce e ricompare a intermittenza vale molto meno di un segnale debole ma testardo, che si ripresenta con regolarità. Insomma, la costanza conta più dell’intensità.
Le origini, che non sono le cause
Poi c’è chi, come il sottoscritto, ama andare a cercare le origini di questi scenari. Attenzione: le origini, non le cause. Sono aspetti e concetti diversi, e confonderli porta dritti a semplificazioni che non spiegano nulla. La causa è il meccanismo fisico che produce l’effetto; l’origine è il punto del pianeta – spesso lontanissimo da noi – dove quel meccanismo comincia a muovere le pedine.
Andare a ritroso significa provare a capire da dove si generino i possibili fattori in grado di riorganizzare i centri motori all’origine delle Onde di Rossby e delle variazioni del Correnti a Getto. Un lavoro paziente, che assomiglia più a quello di un investigatore che a quello di un meteorologo da bollettino. E che, va detto, non sempre porta a una risposta netta.
L’Oceno Pacifico lavora, le medie latitudini rifiniscono
Oggi i fattori tropico-equatoriali più incidenti li troviamo sul Pacifico. Da lì partono le sollecitazioni più significative, quelle che mettono in moto la macchina. Ma – ed è un “ma” che pesa parecchio – la modulazione del jet stream viene poi lavorata dai passaggi che la corrente subisce lungo il suo percorso alle medie latitudini.
Il paragone che uso spesso è quello di un fiume. La sorgente decide quanta acqua parte, certo, ma sono le rive, i restringimenti e gli ostacoli lungo il corso a determinare dove e come quell’acqua arriverà a valle. La Corrente a Getto (Jet Stream) funziona in modo simile: riceve un impulso dai tropici, poi lo rielabora, lo amplifica o lo smorza in base a ciò che incontra strada facendo. Ecco perché due situazioni tropicali quasi identiche possono restituire, sull’Europa, esiti completamente diversi.
Quei “pacchetti” di moto che spostano tutto, e forse ci siamo
L’elemento che oggi tengo sotto osservazione con particolare attenzione è un altro, e riguarda la variazione della cessione di momento in atmosfera. Detto in modo comprensibile: si tratta di veri e propri “pacchetti” di moto, quantità di movimento che vengono scambiate tra le diverse fasce latitudinali e che hanno la capacità concreta di incidere sul percorso sinottico. Insomma, qualcosa che mette in moto le correnti e cambia il tempo atmosferico che si è bloccato da mesi, e forse ci siamo, si, forse.
Quando questi trasferimenti cambiano ritmo o intensità, la Corrente a Getto ne risente. Può accelerare, rallentare, ondularsi di più. E una Corrente a Getto che ondula di più è, per il Mediterraneo, la premessa necessaria – non sufficiente, sia chiaro – perché l’anticiclone che ci opprime da settimane trovi finalmente qualcuno disposto a sfidarlo. Sono dinamiche che si leggono con giorni di anticipo rispetto ai loro effetti al suolo, ed è proprio questo il loro valore: anticipano il modello matematico, non lo seguono.
Cosa guardare nei prossimi giorni
Nel frattempo, sull’Italia, la sostanza non cambia. Cielo sereno o poco più, afa impressionante, notti tropicali e valori di temperatura che nelle zone interne continuano a sfiorare e superare anche i 40°C. Il classico agosto che non concede tregua, con l’aria che si muove appena e la sensazione, uscendo di casa alle tre del pomeriggio, di attraversare un muro.
Il consiglio, banale ma sempre valido, è di non appendere le speranze alla singola mappa che gira sui social. Chi promette rotture perentorie a due settimane di distanza sta vendendo qualcosa. Chi sostiene che non cambierà mai nulla, allo stesso modo, non sta leggendo i dati.
Il segnale attorno al 17 e 18 agosto esiste, è debole, e nei prossimi giorni ci dirà se ha gambe per camminare. Quando e se si concretizzeranno ulteriori elementi, scenderemo ancora di più nel dettaglio.
