L’estate 2026 è destinata a entrare negli annali della meteorologia europea. Quasi tutto il continente occidentale sta vivendo una stagione sfiancante, a causa di una lunga sequenza di ondate di calore che ha messo a dura prova milioni di persone, con temperature persistenti ben oltre le medie stagionali e un caldo che sembra non concedere tregua. Condizioni meteo estreme che non dovrebbero nemmeno far parte del nostro clima, come raccontato di recente.
C’è un responsabile?
Di fronte a un quadro così estremo, molti hanno individuato in El Niño il principale responsabile. In realtà, il fenomeno climatico che interessa il Pacifico equatoriale non agisce come causa diretta di un’ondata di caldo. Escludere completamente il suo ruolo, però, sarebbe altrettanto scorretto: il suo contributo è più sottile e vale la pena approfondire la questione, come spiegato in un’analisi dedicata.
Occorre innanzitutto considerare che l’attuale episodio di El Niño è ancora nelle sue prime fasi di sviluppo. Numerosi studi dimostrano che, trovandosi ancora agli albori, il fenomeno non produce conseguenze dirette: il suo condizionamento è generalmente debole e poco rilevante dal punto di vista statistico. In questo periodo dell’anno, infatti, la circolazione atmosferica sull’Europa è governata soprattutto da fattori regionali, come la facilità con cui gli anticicloni africani riescono a estendersi su suolo europeo, un meccanismo già descritto in dettaglio.
Approfondiamo la questione
Il ruolo di El Niño si manifesta soprattutto nel Pacifico centro-orientale, dove il riscaldamento delle acque oceaniche intensifica la convezione tropicale. Si crea così un’immane quantità di energia, che può assumere due forme principali. La prima è il calore sensibile, cioè l’energia direttamente associata all’aumento della temperatura dell’aria. La seconda è il calore latente, quello capace di dare origine a violentissimi temporali. La combinazione di questi due processi alimenta una poderosa sorgente energetica, che stravolge letteralmente gli equilibri globali, come confermano anche i più recenti approfondimenti sul tema.
Ed ecco che entrano in gioco le famose onde di Rossby, le grandi ondulazioni della corrente a getto che scorrono alle medie latitudini. L’intensa attività convettiva tropicale, rafforzata da El Niño, può infatti alterare il jet stream, ma solo a distanza di alcuni mesi dal picco del fenomeno.
Quando queste onde raggiungono il settore euro-atlantico, interagiscono con la circolazione locale già presente sull’Atlantico. È così che si formano le grandi situazioni di blocco atmosferico, decisamente più frequenti in autunno e in inverno, quando il fenomeno si avvicinerà al proprio apice – una dinamica ripresa anche in questo articolo di approfondimento.
Ecco perché
El Niño non può essere considerato il responsabile diretto del caldo eccezionale che sta interessando l’Europa. Rappresenta, piuttosto, uno degli elementi che potrà condizionare il tempo nei prossimi mesi. È chiaro che quando un segnale si propaga dall’area del Pacifico fino all’Europa è possibile che si formino anticicloni molto più persistenti. Ma adesso siamo ancora in una fase embrionale del fenomeno, e quindi non ha senso attribuire il caldo estremo di questi giorni a El Niño, come sottolineato anche in questo articolo che fa chiarezza sull’argomento. Semmai, le condizioni meteo dei prossimi mesi potrebbero essere condizionate dalla potenza di questa teleconnessione, ma lo vedremo prossimamente.
Fonti e approfondimenti
- World Meteorological Organization – El Niño forecast update
- World Meteorological Organization – El Niño forecast to intensify
- NOAA – Climate Prediction Center, ENSO Diagnostic Discussion
- IRI – International Research Institute for Climate and Society, ENSO forecast
- UNRIC – Europe Heatwave 2026, WMO warns of rising extreme heat