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Addio Niña, verso uno sconquasso sul meteo in Europa e Italia

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
08 Gen 2026 - 18:15
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Meteo News, Wiki Meteo
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(METEOGIORNALE.IT) Stiamo assistendo a qualcosa di interessante, forse decisivo, guardando le mappe sinottiche globali. C’è un movimento, un respiro diverso nell’atmosfera che suggerisce un cambiamento di passo. Analizzando l’aggiornamento del diagramma di Hovmoeller, salta subito all’occhio un dettaglio che non può passare inosservato agli addetti ai lavori: i forti venti occidentali alla quota di 850 hPa. Non è un dettaglio da poco, credetemi, perché questi venti potrebbero essere la firma, la prova definitiva che la fase ENSO negativa, quella che ci ha accompagnato per tanto tempo, sta chiudendo i battenti.
Attenzione, a fine articolo, una spiegazione dei termini difficili utilizzati.

 

La transizione è nell’aria, si sente. Eppure, bisogna andarci cauti. Le proiezioni, come spesso accade in queste fasi di passaggio, stanno variando non poco e questo mi induce a mantenere il piede sul freno. Non mi piace lanciarmi in proclami definitivi quando i modelli matematici ballano ancora un po’ troppo, insomma, la prudenza è d’obbligo prima di prendere una strada ben definita.

 

Se proviamo però a supporre che questa evoluzione venga confermata, lo scenario che si apre è affascinante. Dovremmo assistere a una decisa traslazione dei centri convettivi sull’oceano Pacifico. Non parlo solo della MJO, ma di un riassetto più ampio. È qui che entra in gioco la GWO, l’oscillazione del vento globale, che potrebbe segnare un passaggio cruciale da uno stage 2 a uno stage 3. Perché è importante? Perché questo passaggio comporta un’esaltazione dei Torques, ovvero quei meccanismi di trasferimento del momento angolare che fanno girare la “macchina” del tempo atmosferico.

 

In parole povere, l’atmosfera sta cercando di cambiare marcia, ma la frizione sembra slittare ancora un po’. Lo spread, ovvero la divergenza tra le varie previsioni, è ancora molto alto. Potrebbe trattarsi di una classica fase di assestamento del segnale, quel momento di confusione prima che la natura prenda una direzione chiara. Al momento, il cosiddetto “wave train”, il treno d’onda che trasporta le perturbazioni, stenta ancora a imporre quelle dinamiche extratropicali che ci aspetteremmo in una fase forzante. Manca ancora quella spinta decisa, quel trasferimento di energia che diventa essenziale per vedere grandi manovre anche alle nostre latitudini, qui in Europa.

 

Questa debolezza, diciamocelo, si scorge ancora chiaramente se guardiamo alla circolazione in Atlantico. La componente di fase zonale si è rinforzata, è vero, ma è rimasta confinata laggiù, a ovest del meridiano centrale dell’oceano. È come se le perturbazioni avessero il freno a mano tirato e non riuscissero a sfondare verso il continente. Inutile quindi fare voli pindarici o ulteriori supposizioni azzardate. Occorre che il segnale si stabilizzi e nei prossimi giorni verificheremo se ciò possa avvenire davvero o se si tratta di un fuoco di paglia.

 

Guardando nel dettaglio, a quanto vedo mi pare che l’attuale configurazione non interferisca costruttivamente con la fase 5 della MJO, anzi, ho l’impressione che la smorzi. Non la vedo attualmente attiva sul Pacifico, ma piuttosto “persa” tra il TNA e l’oceano Indiano. Chi sta dando un po’ di sostegno alla dinamica, in questo momento, è l’onda di Rossby, che lavora silenziosamente dietro le quinte.

 

Ma veniamo al punto che interessa tutti: cosa significa questo per l’Italia e per il vecchio continente? Se la componente zonale resta bloccata in mezzo all’Atlantico, per noi si traduce spesso in un nulla di fatto sul fronte delle grandi piogge organizzate, almeno nell’immediato. L’energia non arriva. Rimane parcheggiata in oceano. Tuttavia, se la GWO dovesse davvero ingranare la terza, l’aumento del momento angolare potrebbe alla lunga accelerare il getto polare.

Questo potrebbe avere due esiti per i mesi a venire sull’Europa. Se il getto accelera troppo senza ondulazioni, rischiamo un flusso teso che porta mitezza e scarse precipitazioni sulle aree mediterranee, relegando il maltempo al nord del continente, verso la Scandinavia o il Regno Unito. Se invece l’onda di Rossby riuscirà a modulare questo flusso, potremmo vedere scambi meridiani più interessanti, con affondi freddi capaci di penetrare nel Mediterraneo.

Per ora, la situazione meteo rimane sospesa. Siamo in una terra di mezzo tra un regime che muore e uno che nasce. Le mappe ci dicono che il potenziale c’è, ma l’innesco non è ancora partito. Bisognerà monitorare attentamente se quei venti occidentali riusciranno a scardinare la stasi o se l’anticiclone troverà ancora spazio per imporsi sulle nostre teste. I prossimi giorni saranno decisivi per capire se l’inverno ha ancora qualcosa da dire o se ci avviamo verso una primavera anticipata e capricciosa.

Didattica meteo, il significiato dei vari paroloni utilizzati.

Ecco una panoramica per decifrare questi termini tecnici. Spesso in meteorologia si usano sigle che sembrano codici segreti, ma in realtà descrivono gli ingranaggi che muovono l’aria sopra le nostre teste.

Vediamoli uno per uno, con parole semplici ma precise.

 

ENSO negativa: quando il Pacifico si raffredda

Quando senti parlare di ENSO negativa, stiamo parlando sostanzialmente della La Niña. L’ENSO (El Niño-Southern Oscillation) è un ciclo climatico naturale che coinvolge le temperature dell’oceano e i venti nel Pacifico equatoriale.

  • Fase positiva (El Niño): Le acque si scaldano più del normale.
  • Fase negativa (La Niña): Le acque superficiali del Pacifico centrale e orientale si raffreddano in modo anomalo.

Perché ci interessa in Europa? Anche se il fenomeno avviene dall’altra parte del mondo, è come un sasso lanciato in uno stagno: le onde si propagano ovunque. Una fase negativa tende a modificare la circolazione globale, spostando le piogge e influenzando la posizione delle alte pressioni.

 

GWO: il respiro del vento globale

La GWO (Global Wind Oscillation) è un indice molto sofisticato che misura, per dirla in modo colloquiale, quanto l’atmosfera sta “girando” veloce rispetto alla Terra. Non guarda il tempo in un singolo punto, ma analizza l’intera atmosfera come un sistema unico. Si divide in vari “stage” (fasi) che descrivono cicli di trasporto di energia. Passare da uno stage all’altro (come citato nell’articolo, dal 2 al 3) significa che l’atmosfera sta accumulando o rilasciando momento angolare. È un segnale che il tempo sta per cambiare marcia a livello emisferico.

 

Torques: la frizione tra Terra e Cielo

Qui entriamo nella fisica pura. Immagina l’atmosfera e la Terra come due ballerini che ruotano insieme ma a volte si pestano i piedi. I Torques sono le forze che trasferiscono energia (momento angolare) tra la superficie terrestre e l’atmosfera. Ce ne sono principalmente due tipi:

  • Mountain Torque: Quando il vento sbatte contro grandi catene montuose (come le Ande o l’Himalaya), la montagna “frena” o “spinge” l’atmosfera, trasferendo energia.
  • Frictional Torque: È l’attrito del vento che scorre sulla superficie degli oceani o delle terre piatte.

Quando i Torques sono attivi (o “esaltati”), significa che c’è un grosso scambio di energia in corso: questo spesso prelude a un’accelerazione della corrente a getto e a cambiamenti drastici del tempo.

 

MJO fase 5: il battito cardiaco dei tropici

La MJO (Madden-Julian Oscillation) è una perturbazione gigante, una zona di nuvole e piogge che viaggia lungo l’equatore facendo il giro del mondo ogni 30-60 giorni. È divisa in 8 fasi geografiche. La Fase 5 posiziona questa zona di maltempo sopra il “Continente Marittimo” (la zona tra Indonesia e Australia del nord). Per noi è cruciale perché ogni fase innesca reazioni a catena diverse (teleconnessioni). Se la MJO è forte in fase 5, può favorire certe configurazioni di pressione anche sul Mediterraneo settimane dopo. Se però viene “smorzata”, come diceva l’articolo, l’effetto domino si rompe.

 

TNA e Oceano Indiano

Questi sono i “serbatoi” di calore.

  • TNA (Tropical Northern Atlantic): È la zona dell’Atlantico tropicale a nord dell’equatore. Se è molto calda o molto fredda, influenza la nascita degli uragani e la posizione dell’Anticiclone delle Azzorre.
  • Oceano Indiano: È un altro motore termico. Il calore immagazzinato qui può alimentare la circolazione atmosferica globale. Se l’attività convettiva (i temporali) si concentra qui invece che sul Pacifico, cambia tutto lo schema dei venti planetari.

 

Onda di Rossby: le curve del fiume d’aria

Immagina la corrente a getto (quel fiume d’aria che scorre ad alta quota) non come una linea dritta, ma come un serpente che si muove. Le Onde di Rossby sono proprio queste immense curve o “meandri”.

  • Quando l’onda sale verso nord, porta aria calda (Promontorio o Alta Pressione).
  • Quando scende verso sud, porta aria fredda polare (Sacca o Bassa Pressione). Senza le onde di Rossby, non avremmo il susseguirsi di bel tempo e maltempo; avremmo un clima statico e noioso.

 

Getto polare

Il Getto Polare è l’autostrada dei venti che circonda il Polo Nord e tiene confinato il freddo lassù.

  • Se accelera: Il getto diventa teso, dritto e veloce (zonale). Funziona come una barriera impenetrabile. Per l’Italia questo significa spesso tempo mite, secco e ventoso, perché il freddo non riesce a scendere e le perturbazioni scorrono veloci a nord delle Alpi.
  • Se rallenta: Il getto inizia a ondeggiare (vedi Onde di Rossby). Questo permette al freddo di colare giù verso il Mediterraneo e al caldo di risalire verso il Polo.

 

Credit (METEOGIORNALE.IT)

  • NOAA Climate Prediction Center – El Niño/Southern Oscillation (ENSO) Diagnostic Discussion
  • ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts Charts
  • Bureau of Meteorology Australia – Climate Driver Update
  • Met Office UK – Global Seasonal forecasting systems
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Tags: circolazione atlanticaenso transizionegwo stagemeteo Europaonda rossbyprevisioni italiaventi occidentali
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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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