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Ondate invisibili in cielo che agitato il meteo: le Onde di Rossby

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
30 Gen 2026 - 19:23
in A La notizia del giorno, Ad Premiere, Wiki Meteo
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(METEOGIORNALE.IT) L’atmosfera terrestre non è mai ferma, e chi osserva le previsioni del tempo probabilmente avrà notato come certe configurazioni meteorologiche sembrano ripetersi con una logica quasi ciclica. Dietro questa apparente casualità si nasconde un meccanismo preciso, elegante nella sua complessità: le Onde di Rossby, gigantesche ondulazioni che percorrono il nostro pianeta ad alta quota, invisibili agli occhi ma decisive per il tempo che farà domani, dopodomani e oltre.

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Scoperte dal meteorologo svedese-americano Carl-Gustaf Rossby negli anni Trenta del secolo scorso, queste onde rappresentano uno dei pilastri della meteorologia moderna. Non si tratta di un fenomeno esotico o marginale, tutt’altro. Ogni volta che un’ondata di freddo irrompe sull’Italia in pieno inverno, o quando un anticiclone subtropicale si stabilizza per settimane portando caldo anomalo, dietro c’è quasi sempre il comportamento delle Onde di Rossby. Capirle significa capire perché il meteo può cambiare drasticamente da un giorno all’altro, oppure restare bloccato in configurazioni apparentemente infinite.

 

La danza della corrente a getto

Per comprendere cosa siano davvero le Onde di Rossby bisogna partire dalla corrente a getto, quel fiume d’aria che scorre a circa 9.000-12.000 metri di quota, con velocità che possono superare i 300 chilometri orari. La corrente a getto non è dritta, anzi: serpeggia attorno al pianeta formando ampi meandri. Questi meandri non sono casuali, sono proprio le Onde di Rossby.

La causa principale? La rotazione terrestre e l’effetto Coriolis, quella forza apparente che devia gli oggetti in movimento a causa della rotazione del pianeta. Ma c’è di più. L’effetto Coriolis non è uniforme: aumenta man mano che ci si sposta verso i poli e diminuisce verso l’equatore. Questa differenza crea una sorta di “gradiente” invisibile che, combinato con la distribuzione di energia tra equatore e poli, genera appunto le onde.

In pratica, immaginate una corrente d’aria che viaggia da ovest verso est. Se per qualche motivo viene spinta verso nord (diciamo, da una catena montuosa o da un contrasto termico), l’effetto Coriolis aumenta e la corrente tende a curvare verso est con maggiore intensità. Quando poi ridiscende verso sud, l’effetto diminuisce e la corrente si piega di nuovo, creando un’onda. Queste oscillazioni si propagano lungo tutto il flusso, generando una sequenza di creste e avvallamenti che ricordano, appunto, le onde del mare.

 

Meteo scritto nel cielo

Le Onde di Rossby non sono solo un esercizio teorico per fisici dell’atmosfera. Sono il motore invisibile che decide dove pioverà, dove splenderà il sole, dove farà caldo e dove arriverà il gelo. Quando l’onda forma una cresta (cioè si spinge verso nord), richiama aria calda dalle basse latitudini. Dove invece si forma un avvallamento (o saccatura, come dicono i meteorologi), aria fredda artica o polare scivola verso sud, portando freddo intenso e spesso maltempo.

Pensate a un’ondata di freddo che colpisce l’Europa centrale in pieno Gennaio. Molto probabilmente è dovuta a una saccatura profonda della corrente a getto, che ha permesso all’aria gelida proveniente dalla Siberia o dall’Artico di scendere fino alle nostre latitudini. Al contrario, un’ondata di caldo estiva anomala può essere causata da una cresta che pompa aria subtropicale verso il nord del continente.

La cosa affascinante è che queste onde non restano ferme: si muovono, si amplificano, si attenuano. In condizioni normali, si spostano lentamente da ovest verso est, seguendo il flusso generale della circolazione atmosferica. Ma quando qualcosa si inceppa, ecco che nascono i problemi.

 

Blocchi atmosferici e il tempo che non cambia

A volte le Onde di Rossby diventano troppo ampie, troppo lente, o addirittura quasi stazionarie. È quello che i meteorologi chiamano blocco atmosferico. In queste situazioni, una configurazione di alta o bassa pressione si fissa su una determinata regione per giorni, settimane, a volte anche mesi. E qui le cose si complicano.

Un esempio classico? L’estate 2003 in Europa occidentale, con l’ondata di calore devastante che colpì Francia, Spagna e Italia. Un’enorme cresta bloccata sull’Europa portò temperature record, siccità prolungata e decine di migliaia di vittime. Oppure le alluvioni in Pakistan nel 2010, causate da un blocco che mantenne aria umida monsonica sulla stessa area per settimane.

I blocchi atmosferici sono spesso associati a configurazioni particolari delle Onde di Rossby, come il cosiddetto pattern omega (una cresta centrale circondata da due saccature) o configurazioni ancora più complesse che impediscono il normale scorrimento delle perturbazioni. Insomma, quando le onde si “inceppano”, il meteo smette di cambiare, e questo può avere conseguenze drammatiche.

Recentemente, diversi studi hanno ipotizzato che il Riscaldamento Globale stia influenzando proprio il comportamento delle Onde di Rossby. Il riscaldamento dell’Artico, molto più rapido rispetto al resto del pianeta (fenomeno noto come amplificazione artica), riduce il gradiente termico tra poli ed equatore. Questo potrebbe rendere le onde più ampie, più lente e più inclini a formare blocchi. È un argomento ancora dibattuto nella comunità scientifica, ma le evidenze si stanno accumulando.

 

Non solo Terra

Se pensavate che le Onde di Rossby fossero una prerogativa della nostra atmosfera, vi sbagliate. Sono state osservate anche negli oceani terrestri, dove influenzano le correnti marine e la distribuzione del calore. Ma la cosa davvero sorprendente è che le troviamo anche altrove nel sistema solare.

Su Giove, ad esempio, gli scienziati hanno identificato Onde di Rossby nella sua turbolenta atmosfera, contribuendo alla formazione delle famose fasce colorate e, forse, alla stabilità della Grande Macchia Rossa. Anche Saturno mostra segni di dinamiche simili. Persino il Sole, pur essendo una sfera di plasma incandescente, presenta onde di tipo Rossby nella sua fotosfera, influenzando il campo magnetico e forse anche l’attività delle macchie solari.

Questo conferma che le Onde di Rossby non sono un capriccio terrestre, ma una conseguenza naturale della rotazione di un corpo fluido. Ovunque ci sia rotazione, differenza di temperatura e un fluido (che sia aria, acqua o plasma), nascono queste onde. È un principio universale della fisica dei fluidi.

 

La complessità dietro le previsioni

Capire e prevedere il comportamento delle Onde di Rossby è fondamentale per migliorare le previsioni meteorologiche a medio e lungo termine. I modelli numerici moderni simulano queste onde con precisione crescente, ma restano fenomeni complessi, influenzati da innumerevoli fattori: temperatura degli oceani, copertura nevosa, concentrazione di ghiaccio marino, interazioni con la stratosfera (come il Vortice Polare stratopolare), perfino eruzioni vulcaniche.

Piccole variazioni nelle condizioni iniziali possono portare a traiettorie molto diverse delle onde, rendendo le previsioni oltre i 7-10 giorni intrinsecamente incerte. Tuttavia, identificare pattern ricorrenti e comprendere meglio i meccanismi di amplificazione e blocco sta migliorando significativamente la nostra capacità di anticipare eventi estremi.

Le Onde di Rossby, in fondo, ci ricordano che l’atmosfera è un sistema interconnesso, dove ogni movimento locale può avere ripercussioni a scala planetaria. Non esistono fenomeni isolati: tutto è collegato attraverso queste gigantesche ondulazioni che percorrono il cielo sopra le nostre teste, silenziose ma potentissime.

 

Verso il futuro

Con il progredire della ricerca climatica e meteorologica, le Onde di Rossby continuano a essere oggetto di studio intenso. Satelliti avanzati, supercomputer sempre più potenti e nuove tecniche di analisi stanno svelando dettagli prima inaccessibili. Comprendere come cambieranno in un clima più caldo è cruciale per anticipare come si evolverà il meteo dei prossimi decenni.

Probabilmente continueremo a vedere estati torride alternate a inverni rigidi, alluvioni e siccità che si alternano con una frequenza che può sembrare caotica. Ma dietro questo apparente caos c’è una logica, una danza di onde invisibili che governano il nostro cielo. Conoscerle meglio significa essere più preparati, più resilienti, più consapevoli di come funziona davvero il sistema Terra.

Le Onde di Rossby non sono solo un argomento da manuale universitario. Sono il respiro del pianeta, il modo in cui l’atmosfera redistribuisce energia, calore e movimento. Ogni volta che guardate il cielo e vi chiedete perché piove o fa caldo, ricordatevi che là sopra, a 10.000 metri di quota, invisibili ma reali, scorrono onde gigantesche che decidono il tempo di domani. E forse, conoscendole un po’ meglio, imparerete a leggere il cielo con occhi nuovi.

 

Credit

  • National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) – Jet Stream and Rossby Waves
  • NASA Earth Observatory – Atmospheric Waves
  • Nature Climate Change – Arctic Amplification and Rossby Waves
  • American Meteorological Society (AMS) – Rossby Wave Dynamics
  • European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) – Atmospheric Dynamics

  (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: blocchi atmosfericiclima estremocorrente a gettometeorologia dinamicaOnde di Rossbyriscaldamento globalevortice polare
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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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