Caldo fino a 42°C e notti da Foresta Amazzonica. Atteso Refrigerio
L'alta pressione subtropicale resta padrona del Mediterraneo: picchi vicini ai 42°C, umidità soffocante e temporali fulminei con grandine. Il primo varco credibile si intravede soltanto dopo il 17-20 agosto.
- Un caldo che non conosce soste
- Perché la cupola subtropicale è così insidiosa
- Afa opprimente e notti super tropicali, da Foresta Amazzonica
- Stiamo trascorrento un fine settimana di tregua, avremo anche temporali
- Verso il culmine della calura
Un caldo che non conosce soste
È questo il punto centrale della fase in corso: il caldo non se n’è mai andato. La sequenza di rimonte anticicloniche è cominciata praticamente a maggio e non si è mai interrotta davvero, con tregue brevissime e quasi sempre confinate al settentrione. Ora l’alta pressione torna a rinforzarsi e i modelli matematici indicano un nuovo incremento termico, con picchi capaci di toccare i 42°C indifferentemente al Nord, al centro o al Sud, in Sardegna e in Sicilia. Non esiste, in altre parole, un’area della Penisola al riparo: il valore estremo può comparire nella Valle Padana come nell’entroterra siciliano.
Un promontorio anticiclonico di matrice subtropicale continua a coprire il Mediterraneo centro-occidentale, garantendo tempo stabile e calura intensa soprattutto sulle regioni centro-meridionali. Sul fronte opposto, le correnti perturbate atlantiche scorrono a nord della struttura e si limitano a lambire le Alpi, alimentando l’instabilità atmosferica al settentrione.
Perché la cupola subtropicale è così insidiosa
Stiamo sperimentando condizioni bariche eccezionali, ma attenzione: queste si manifestano in quota, non al suolo. Chi osserva il barometro domestico non trova valori particolarmente elevati, e questo è semmai un aggravante, perché la pressione atmosferica è alta soprattutto negli strati superiori. La struttura anticiclonica africana possiede radici subtropicali e schiaccia con forza le masse d’aria verso il basso, dove si riscaldano. Questa dinamica, chiamata Subsidenza, agisce esattamente come il coperchio di una pentola a pressione: blocca la dispersione del calore e lo intrappola nei bassi strati dell’atmosfera. Così registriamo temperature non dissimili da quelle di molte località del Nord Africa.
Parallelamente, la temperatura dei mari ha oltrepassato la soglia critica dei 30°C. Un’enorme superficie liquida iper-riscaldata genera un’evaporazione imponente, che innalza gli indici di saturazione verso livelli allarmanti. Ne deriva un’oppressione bioclimatica pesantissima, con parametri di condensa paragonabili a quelli delle umidissime coste della Thailandia o dei Paesi affacciati sul Golfo Persico. La persistenza di questo blocco atmosferico emerge con chiarezza anche dall’approfondimento sulla durata del caldo africano secondo il centro europeo, che non individua sbocchi netti nemmeno a fine stagione.
Afa opprimente e notti super tropicali, da Foresta Amazzonica
C’è un elemento che rende questa fase diversa dalle precedenti. Il primo è la durata, paragonabile a quella dell’estate del 2003. Il secondo è il tasso di umidità, elevatissimo, superiore a quello registrato in altre annate pure molto calde. Non parliamo dunque di un caldo torrido e secco, bensì di una calura afosa e appiccicosa, con valori igrometrici che in diverse aree ricordano quelli della Foresta Amazzonica: le zone costiere, le fasce precostiere e l’intera Pianura Padana risultano le più penalizzate. Una curiosità: allarmi analoghi arrivano anche dalla costa est del Nord America, segnale che il fenomeno non è affatto locale.
L’aria satura di vapore che proviene dal mare impedisce l’evaporazione del sudore e amplifica in modo notevole la sensazione di calore percepita, che può superare di parecchi gradi il dato reale del termometro. In Italia il concetto di temperatura percepita è caduto in disuso, eppure resta fondamentale per capire il reale impatto sul corpo umano.
Poi ci sono le notti. In molte aree del Paese siamo ormai stabilmente in regime di notti tropicali, con minime che non scendono sotto i 20°C nelle situazioni più fortunate, mentre aumentano le località dove si registrano notti super tropicali, con valori minimi superiori ai 25°C. Nei grandi centri urbani il termometro fatica a scendere sotto i 24-27°C, e lo stesso vale lungo i litorali, dove il mare non riesce più a mitigare nemmeno in minima parte. Sono le condizioni che l’organismo tollera peggio, perché vengono a mancare le ore di recupero: Milano, Roma, Napoli, Bari, Palermo e Cagliari rientrano fra le città più esposte, ma il fenomeno riguarda anche Bologna e Firenze. L’unico modo per dormire davvero è l’aria condizionata in camera, regolata su una temperatura non esageratamente bassa, oppure il deumidificatore in modalità notturna.
Stiamo trascorrento un fine settimana di tregua, avremo anche temporali
Tutta l’energia termica immagazzinata funge da polveriera atmosferica. Basta una minuscola infiltrazione fredda d’alta quota per accendere la miccia: il calore, più leggero, sale rapidamente e si scontra con i refoli freschi, generando nubi a sviluppo verticale estremamente violente, come già osservato nella fase di temporali improvvisi in regime di caldo equatoriale.
Oggi, Sabato 8 agosto al Nord i temporali ci sono stati nelle prime ore del mattino sulle zone pianeggianti comprese tra Lombardia orientale, Emilia-Romagna e Veneto, ma con l’instabilità residua su Alpi e Prealpi si potrebbero vedere di nuovo oggi pomeriggio, ma poi saranno in rapido riassorbimento serale.
Domenica 9 agosto l’instabilità si sposta verso le Alpi occidentali e l’Appennino centro-meridionale: nubi fin dall’alba sui settori alpini e prealpini, temporali termoconvettivi in estensione all’Appennino emiliano e, nel pomeriggio, anche sulle pianure nord-occidentali, comprese quelle piemontesi. Al Sud la copertura aumenta nelle ore centrali, con fenomeni forti sulla Basilicata e più deboli su Molise, Campania, Calabria e Sicilia. Le massime scendono in modo marcato in Basilicata, calano su Valle d’Aosta, Piemonte e Puglia, aumentano altrove: l’ondata di calore prosegue con punte di 38-40°C nelle aree interne del Centro-Sud e della Sicilia, mentre al Bord le pianure superano i 35°C.
Verso il culmine della calura
Il gigantesco scudo nordafricano ripara velocemente la breccia che si era aperta e torna a fungere da cupola protettiva, ripristinando una monotona quiete meteorologica. Lunedì 10 agosto il cielo si presenterà sereno su tutto il Paese, con annuvolamenti nelle ore centrali sui rilievi alpini, sull’Appennino settentrionale e lungo le coste meridionali tirreniche; proprio qui, e soprattutto sulla Sila, si potranno avere temporali locali, mentre nelle ore centrali la miccia si accende anche sui territori interni siculi e calabresi.
Martedì 11 agosto residui fenomeni convettivi interessano le regioni centrali del nord per poi estendersi a tutto l’arco alpino e prealpino e alla dorsale appenninica, con temporali diffusi.
Mercoledì 12 e giovedì 13 agosto il cielo resta prevalentemente sereno, con addensamenti pomeridiani capaci di produrre temporali locali soprattutto al meridione. La temperatura, in tutti questi giorni, è in diffuso aumento.
Il dominio del promontorio si rafforza ulteriormente a partire dall’11 agosto e accompagna la Penisola dritta verso il culmine del 15 agosto. La bolla molto calda garantisce cieli tersi con temperature insopportabili: notti tropicali diffuse, direi da “foresta amazzonica” , ormai, con termometri che nei centri urbani padani e lungo le fasce litoranee difficilmente scenderebbero sotto i 25°C durante l’oscurità, e massime oltre i 35°C quasi ovunque, con sfondamento del muro dei 40°C all’interno delle vallate.
I picchi urbani attesi sono impressionanti: 39-40°C a Roma e circa 38-39°C a Milano e Torino. Anche l’alta quota patisce, con l’isoterma di zero gradi proiettata alla quota sbalorditiva di 4800 metri, localmente di nuovo 5000 metri, proseguendo a porre sotto stress i nostri ghiacciai. Un quadro meteo che conferma la traiettoria descritta nell’approfondimento sull’assedio anticiclonico atteso per tutto il mese.
Lo ripetiamo, avremo solo temporali di calore, non perturbazioni
Sul tipo di fenomeni che avremo il quadro è netto: sì, i temporali ci saranno, ma non parliamo di perturbazioni organizzate, bensì di temporali di calore sparsi, spesso di forte intensità, con grandine e colpi di vento, a carattere però strettamente locale. Chi li prende può registrare accumuli di pioggia notevoli in pochi minuti. È il meccanismo tipico del nuovo clima dell’estate mediterranea sotto cupola calda, già raccontato nelle previsioni su temporali e grandinate fino a Ferragosto. Le zone più esposte restano learee alpine, la fascia prealpina e i crinali appenninici emiliano-abruzzesi, con sconfinamenti prepotenti verso le vallate e le adiacenti pianure, in particolare sui settori orientali. Il tutto difficilmente prevedibile, insomma, i temporali ce li troveremo improvvisamente, ma difficilmente nelle coste. Chi fa escursioni in monagna ne tenga conto, anche perché in quota il meteo è molto mutevole.
Piogge quasi assenti e siccità in aggravamento
Quindi tornano sole e caldo per tutti, praticamente senza pioggia. L’unica eccezione saranno i temporali sporadici, che non stanno da nessuna parte risolvendo la carenza d’acqua. In varie località ci sono delle restrizioni idriche, persino in montagna, e leggevo anche in vari rifugi alpini.
Vi viamo un blocco atmosferico di scala continentale
La situazione su scala europea spiega bene la persistenza di questa configurazione, ormai in atto da mesi. Le perturbazioni atlantiche, che normalmente convogliano aria più fresca e instabile verso l’Europa occidentale, continuano a transitare molto più a nord, interessando soprattutto le Isole Britanniche, la Scandinavia e parte del Mare del Nord. La linea dei fronti resta costantemente lontana dall’Italia, che raccoglie soltanto le briciole. È anche per questo motivo che i modelli matematici faticano a fissare una data di scadenza per la calura, come spiegato nell’analisi sul perché la fine del caldo venga sistematicamente posticipata.
Lo spiraglio dopo la metà del mese
Le proiezioni sulla durata di questa nuova fiammata indicano una decina di giorni circa: l’anticiclone subtropicale non mostra segni di cedimento strutturale e le oscillazioni bariche attese restano deboli. I centri di calcolo, però, intravedono un varco al termine del percorso. Tra il 17 e il 20agosto una vasta depressione fredda scandinava potrebbe sferrare un attacco più decisivo all’alta pressione: se l’irruzione nordica penetrasse nel bacino mediterraneo, lo scontro con l’aria preesistente risulterebbe imponente, con una reazione a catena che innescherà forti temporali, venti di burrasca, insomma, una situazione a questo punto di vero maltempo, anche se pensiamo sarà breve. Avrà le caratteristiche che sono tipiche della rottura della stagione estiva, anche se sul caldo, penso non capitolerà, e potrebbe ripresentarsi a fine mese e primi di settembre anche acuto, seguendo le ondulazioni del Jet tream molto sfavorevole, che vede un impianto atmosferico tropicale che è salito pesantemente verso nord.
Attualmente le probabilità di questo guasto sono comunque da confermare e le considero incerte. A una simile distanza temporale non esistono previsioni, ma soltanto linee di tendenza. Resta solo un’ipotesi, non condivisa in modo uniforme dai centri di calcolo. Considerando l’ostinazione della figura anticiclonica, essa potrebbe perfino simulare un arretramento per poi rimontare a sorpresa: serviranno nuove validazioni da parte dei modelli matematici.
Credit
- European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- Copernicus Climate Change Service – Seasonal forecasts
- National Oceanic and Atmospheric Administration
- Deutscher Wetterdienst
