Quando finirà l’estate secondo i modelli
Quanto emerge dall’analisi dei principali modelli matematici, che stiamo esaminando questo pomeriggio, è finalizzato a comprendere quando ci potrebbe essere la rottura della stagione estiva, ovvero quando le condizioni meteorologiche estremamente anomale dovrebbero placarsi e lasciare spazio a un tempo più tranquillo, con temperature prossime alla media. Per questa analisi ci stiamo avvalendo di entrambi i principali modelli matematici, ovvero quello americano, il GFS, e quello europeo, l’ECMWF.
Vediamo i dati di partenza: entrambi confermano una forte ondata di calore della durata di almeno una settimana, se non 10 giorni, con anomalie pesantissime. Questo viene indicato anche dai modelli matematici che si spingono nella previsione fino a una validità di circa 45-46 giorni.
Affidabilità delle previsioni a lungo termine
Sono ovviamente consapevole che si tratta di previsioni dall’affidabilità medio-bassa, se non bassissima; tuttavia queste proiezioni sono estremamente indicative e servono a comprendere le anomalie e ad avere così una visione d’insieme delle condizioni atmosferiche che potremmo avere. Non sono pensate per sapere che tempo farà città per città e giorno per giorno: questo tipo di previsione, al momento, non è fattibile per una durata così ampia, cioè 45 giorni.
Ci sono state previsioni meteo con validità fino a due settimane, ma tenete conto che dopo il quinto giorno l’affidabilità decade sensibilmente. Tra l’altro, a volte anche a meno di cinque giorni l’attendibilità va in caduta libera.
Temporali, grandine e fenomeni estremi
Altro elemento: i temporali sono difficilmente prevedibili. Si può solo parlare di possibilità che l’evento atmosferico avvenga; generalmente sono fenomeni isolati, ma in alcune circostanze abbiamo dei gruppi temporaleschi, cioè strutture organizzate, e quindi temporali abbastanza frequenti, che tuttavia sono in genere di breve durata. È chiaro che, allorquando dovessero verificarsi temporali di lunga durata sulla stessa località, in alcune circostanze si potrebbero avere anche eventi piuttosto imponenti, come le alluvioni lampo. Un temporale di forte intensità può invece generare un nubifragio, che viene definito bomba d’acqua.
Poi, a causa dei forti contrasti termici, moltissimi temporali potranno avere caratteristiche ideali per causare grandinate, in alcune circostanze – e non poche, purtroppo – anche con grandine di grosse dimensioni. Nel 2026 si sta infatti accumulando un’eccessiva calura e un’eccessiva quantità di energia, e quei pochi temporali che si manifestano hanno forte intensità, con nubi che salgono a quote molto elevate e favoriscono, con i moti verticali e le turbolenze, l’aggregazione di cristalli di ghiaccio, che diventano quindi chicchi anche di grosse dimensioni. Recentemente sono caduti chicchi di grandine addirittura da 15 centimetri in Abruzzo e da 10 centimetri in Lombardia, mentre nel 2023 in Veneto caddero chicchi fino a 19 centimetri, il più grosso mai censito in Europa e tra i più grossi al mondo.
La Pianura Padana, un hotspot del clima
Ancora un aspetto climatologico da ricordare: la pianura padana è una sorta di vero e proprio hotspot dei cambiamenti climatici, perché sta subendo un aumento della temperatura maggiore rispetto ad altre aree d’Italia. Questa zona molto vasta è densamente popolata, industrializzata e coltivata e, tra l’altro, risulta suscettibile alla formazione di temporali di forte intensità ben più di altre regioni italiane. Le proiezioni dei modelli matematici, sia nel medio sia nel lungo termine – parliamo di 10 giorni o due settimane -, contemplano la possibilità di temporali fino alla pianura padana, nonostante la calura opprimente.
Molto importanti anche le proiezioni che si spingono fino a 46 giorni di validità: vedono una condizione atmosferica estiva e, quindi, stiamo già anticipando che fino al 10 settembre, perlomeno, avremo un contesto meteorologico estivo, con temporali relegati soprattutto alla fascia alpina e prealpina e poi in movimento verso alcune aree della pianura padana, dove sono distribuiti con irregolarità. A causa delle temperature elevate, previste sopra la media anche nella prima decade di settembre, i fenomeni possono assumere forte intensità, con grandinate.
Generalmente questi fenomeni tendono a ridursi di frequenza e intensità in settembre sulle regioni settentrionali; tuttavia, con il cambiamento climatico e l’aumento della temperatura, c’è un’espansione della possibilità di avere grandinate anche in settembre, perlomeno nella primissima parte, in occasione di temperature estremamente elevate. Successivamente, invece, il rischio maggiore in pianura padana è quello di nubifragi e addirittura di alluvioni lampo.
Il caldo di Agosto e i venti dall’entroterra
Ma qui la previsione, l’essenza di tutta la proiezione dei due modelli matematici, è quella di avere la prevalenza di un anticiclone africano sull’Italia quasi pressoché stabile, interrotto temporaneamente da situazioni di instabilità atmosferica per il transito di masse d’aria più umide e un po’ più fresche, che darebbero un parziale sollievo. Non conosciamo, tuttavia, la tempistica di quando questi fenomeni dovrebbero avvenire; sicuramente possiamo avere solo informazioni molto parziali.
Ad esempio, è possibile che dopo il 10 agosto si possa verificare una riduzione della calura anche abbastanza importante, un po’ come successo recentemente. Tuttavia, alcune regioni potrebbero patire parecchio, perché i venti provenienti dall’entroterra trasportano la calura che si è accumulata; oltretutto il terreno arso dal sole si surriscalda, e abbiamo visto che, durante il refrigerio, alcune aree hanno patito picchi termici molto importanti. Faccio un esempio: in Sardegna meridionale e Sicilia orientale, dove durante il refrigerio si sono registrati picchi di 38-40°C. Ovviamente quello non è un refrigerio: alcune regioni possono quindi essere quasi saltate da questa situazione, cioè vedere temperature costantemente molto elevate e passare da condizioni di caldo molto afoso a caldo torrido, ovvero caldo secco. Il caldo secco succede soprattutto in coincidenza delle condizioni che ho descritto prima, quando soffiano le correnti dall’entroterra e il tasso di umidità tende a scendere.
Precipitazioni in deficit e rischio siccità
Ebbene, per quanto riguarda le precipitazioni voglio tornare su un aspetto molto importante: entrambi i modelli matematici ci dicono che saranno deficitarie, in particolare sulla parte settentrionale dell’Italia, proprio dove in questo periodo dovrebbero verificarsi delle piogge. Agosto vede solitamente una ripresa delle precipitazioni dopo il calo di luglio, ma ci sono previsioni che le vedono inferiori alla media: quindi meno pioggia, meno temporali e, purtroppo, un deficit pluviometrico. Questo significa anche una minore portata d’acqua verso fiumi e torrenti, una situazione che comporterà una sorta di siccità per alcune aree, soprattutto in pianura.
Non possiamo però parlare di siccità in tutta la fascia alpina, perché comunque ci saranno delle precipitazioni; il deficit pluviometrico, tuttavia, è certo. È chiaro che, se piove il 50% rispetto alla media, siamo di fronte a un severo ammanco, soprattutto su aree estremamente piovose, quelle che poi alimentano con fiumi e torrenti le pianure coltivate. È una situazione prevista costantemente da tutti i modelli matematici. Una ripresa delle precipitazioni ci potrebbe essere – osservando altre mappe, non queste – entro la metà di settembre, con una maggiore instabilità atmosferica che potrebbe dare luogo a temporali marittimi in espansione verso le aree costiere, riducendo a quel punto la possibilità di avere temporali alpini. Anche questo aspetto, però, è tutto da vedere, perché a quel punto sarà sufficiente il transito di una perturbazione per scaricare grosse quantità di pioggia, pari a quelle che possono cadere in 12 mesi: è un qualcosa che ormai abbiamo imparato, osservato e registrato, anche nel discorso delle anomalie. Per quanto riguarda le piogge, soprattutto in coincidenza di condizioni meteorologiche particolarmente instabili, vediamo grosse quantità d’acqua concentrarsi in tempi molto brevi.
Le anomalie delle piogge: l’esempio della Grecia
Faccio un esempio che non riguarda l’Italia. Qualche giorno fa, nel finire della settimana, c’è stata una discesa di aria fresca e umida lungo l’Adriatico. L’Italia è stata interessata solo marginalmente, nonostante i temporali che ci sono stati, mentre il fenomeno atmosferico è stato piuttosto rilevante sui Balcani, in particolare in Grecia, dove abbiamo avuto addirittura la caduta di neve fino a quote intorno ai 2300-2500 metri sul livello del mare. In alcune località sono caduti fino a 140 millimetri di pioggia, ma mediamente i quantitativi sono stati tra i 30 e i 50 millimetri: valori notevolissimi, se consideriamo che luglio in Grecia è un mese pressoché asciutto.
Ecco quindi un’altra anomalia, con precipitazioni che tutto sommato non possiamo definire neppure benefiche, anche perché sono state seguite da fasi di caldo ed elevata evapotraspirazione: il beneficio in termini di apporto pluviometrico è stato quindi davvero minimo. Insomma, dovrebbe piovere nella stagione ideale, in autunno e non d’estate; e lo stesso vale un po’ per le regioni centrali e meridionali.
Piogge alpine e ghiacciai sotto stress
C’è anche da dire che le precipitazioni alpine, seppur avvengano con temperature decisamente inferiori rispetto alle aree di pianura, sono associate a valori termici molto elevati e creano altre problematiche, perché piove sui ghiacciai anche a quote altissime. Lo zero termico, infatti, è salito addirittura oltre i 5000 metri di quota sul settore nord-occidentale. Non sono situazioni da poco: stiamo vivendo un’epoca di cambiamento climatico davvero fuori da quelle che erano le attese. Per carità, sotto certi aspetti gli scienziati ci avevano avvertito, però molto spesso queste previsioni sono state irrise.
Credit
- European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
- National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)