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Cosa vediamoL’animazione parte dalle ORE 17:00 di domenica 13 settembre e si chiude alle ORE 05:00 di venerdì 18 settembre 2026. Due campi sovrapposti: la pressione al suolo, con le isobare grigie e le lettere A e B a marcare massimi e minimi, e le precipitazioni elaborate dai modelli matematici, dal celeste tenue delle piogge deboli al magenta dei nuclei più intensi.

La fase anticiclonica, da domenica a martedì

Un promontorio di alta pressione a 1025 hPa si distende tra il Golfo di Biscaglia e la Francia, mentre un secondo massimo a 1020 hPa presidia i Balcani. L’Italia sta nel mezzo, protetta, senza una goccia sul territorio. Le uniche precipitazioni degne di nota sono lontane: qualche nucleo temporalesco sul Canale di Sicilia nella notte di lunedì 14, rovesci sparsi sullo Ionio meridionale e sulla Grecia nelle ore successive.

Martedì 15 il quadro si irrigidisce ulteriormente. Il massimo sale a 1026 hPa e si sposta sulle Alpi, le isobare si allargano, il cielo resta sgombro dalla Pianura Padana alla Sicilia. Giornate da fine estate, insomma, con le depressioni atlantiche confinate a nord: un minimo a 995 hPa presso l’Islanda, un altro a 1008 hPa sulla Scandinavia. Roba che, alle nostre latitudini, non si sente nemmeno.

Chi segue le tendenze della prossima settimana conosce già che questa parentesi non sarebbe durata.

 

Il fronte alpino di giovedì 17

Da mercoledì 16 ci sarà un cambiamento che sarà più incisivo il giorno dopo. L’anticiclone scivola verso est, perde quota sul settore alpino, e in Atlantico un minimo si approfondisce rapidamente fino a 975 hPa. Nel tardo pomeriggio il fronte è già sulla Germania meridionale e sulla Svizzera. Il Nord Italia resta asciutto, ma per poche ore ancora.

Nella notte tra mercoledì e giovedì arriva la fase più significativa dell’intera sequenza. Una fascia di precipitazioni intense – tonalità viola e magenta, quindi rovesci temporaleschi, o comunque pioggia battente – investe le Alpi occidentali e centrali, sconfinando su Piemonte, Lombardia e Alto Adige. Nulla di anomalo per metà settembre.

A metà giornata di giovedì 17 il nucleo più violento si trasferisce sul Nord-Est: Friuli Venezia Giulia, Veneto orientale e Slovenia che vediamo nell’animazione  sotto le tinte più accese del viola, con rovesci temporaleschi organizzati. Situazione classica, quella dello sbarramento sulle Alpi Giulie. Nel frattempo qualche rovescio isolato compare sull’Appennino centrale.

 

Verso l’Adriatico, tra giovedì sera e venerdì

Le precipitazioni più intense si posizionano tra Dalmazia, Albania e medio Adriatico, sfiorando le coste del Centro Italia. All’alba di venerdì 18 resta una fascia piovosa allungata sul basso Adriatico, mentre l’alta pressione si riposiziona a ovest sui 1018 hPa e il campo barico europeo si abbassa verso i 1015 hPa.

Il segnale complessivo è quello di una rottura parziale, non definitiva. Il Sud e le Isole Maggiori restano ai margini, come accade a volte in questo periodo dell’anno, quando la saccatura entra da nord-ovest e non riesce a scendere di latitudine. Va detto che a quattro o cinque giorni di distanza uno scarto di duecento chilometri nella traiettoria cambia completamente la distribuzione delle piogge: i modelli matematici vanno letti per la tendenza, non per il dettaglio comunale.

Resta il fatto che, dopo l’apparizione di qualche giornata dell’Anticiclone delle Azzorre, un fronte organizzato sulle Alpi si fa notare, e questo può avere un significato, che non siamo più sotto l’oblio, per ora, delle alte pressioni, e tantomeno di quella africana che ci dava anche oltre 10°C in più di giornp. E chi si chiede se l’autunno sia davvero arrivato troverà in questa mappa più di un indizio, insieme alla vagonata di temporali su varie regioni che abbiamo annunciato nei giorni scorsi.

 

Credit

  • ICON elaborazione Meteo Giornale.
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