Ondata di calore confermata dai modelli matematici
La prossima ondata di calore sembra confermata anche oggi dai modelli matematici di previsione. Dovrebbe cominciare probabilmente attorno a giovedì 30 luglio sulle regioni settentrionali, con un’impennata consistente delle temperature. Va detto che, per quanto riguarda l’entità reale del fenomeno, abbiamo margini di incertezza non poco rilevanti: i principali modelli propongono differenze sull’eccesso di calura che potremmo avere. Tuttavia sembra profilarsi una nota di caldo importante, anche se non della durata di una o due settimane. Questo, perlomeno, è quanto sembrerebbe. Si tratterà comunque di un’ondata di calore vera e propria, perché avrà una durata di almeno cinque giorni, e potrebbero essere cinque giornate estremamente roventi.
Vediamo che cosa indicano i vari modelli. Per farlo ci siamo avvalsi di diversi centri di previsione, e non soltanto dei dati che elaboriamo noi: abbiamo, per così dire, filtrato quelli che potrebbero essere gli eccessi prospettati da una previsione meteorologica. Come detto, ci siamo poi appoggiati ad altri centri meteorologici per capire che cosa potrebbe accadere e quale entità potrebbe assumere questa ondata di caldo, anche perché ne stiamo parlando ormai da vari giorni. Abbiamo persino sottolineato noi stessi che, come picco massimo, potrebbe rivelarsi peggiore della precedente, andando a colpire soprattutto le regioni settentrionali. Su questo punto sembra esserci concordanza da parte di tutti i modelli matematici e dei diversi centri meteo. A questo punto, allora, possiamo davvero affermare che avremo un’ondata di calore importante.
Che cosa indicano i modelli matematici
Vediamo nel dettaglio che cosa dicono i modelli. Il centro meteo europeo, l’ECMWF, che sappiamo bene avere una rilevanza consistente per quanto riguarda l’Italia, nel suo prodotto – osservando le previsioni attraverso il grafico – indica ad esempio che in Pianura Padana si toccheranno 40°C. Parliamo di temperatura di picco su alcune località, e occasionalmente potrebbero esserci valori localmente superiori. Stiamo dunque parlando di 40°C in Pianura Padana, un valore estremamente elevato per questo ambito geografico. Il modello matematico americano GFS, invece, accentua l’intensità del calore: arriva a prospettare picchi di 43°C a Milano, quando il record urbano del capoluogo lombardo è attorno ai 40°C. Parliamo di un primato storico che resiste da quasi 300 anni: potremmo quindi trovarci di fronte a un’ondata di calore di rilevanza storica, come emerge anche da il confronto tra i modelli ECMWF e GFS per i primi di agosto.
A confermarlo sono entrambi i modelli: se anche quello europeo ci dice che verso i primi di agosto potremmo avere picchi massimi attorno ai 40°C pure su Milano, allora iniziamo a prenderlo in considerazione, come mostrano anche le mappe per la prima decade di agosto. Non per crederci ciecamente, ovviamente, ma per valutarne la possibilità.
La probabilità al centro delle previsioni
È questo, in fondo, il lavoro delle previsioni meteo: indicare la probabilità che un evento atmosferico si verifichi. Cerco di ripeterlo spesso, anche perché di frequente viene dato per certo ciò che invece è soltanto commentato. La previsione meteo ha comunque la sua importanza, pur nell’incertezza, perché ci offre tracce rilevantissime per capire che cosa potrebbe accadere.
Quando inizia il caldo e il rischio temporali
La fase più calda dovrebbe dunque iniziare, come detto, a partire da giovedì 30 luglio e proseguire fino all’inizio di agosto, presumibilmente fino al 3 compreso. Successivamente dovrebbe verificarsi una sorta di rottura con temporali e, purtroppo, con un’energia accumulata così notevole i fenomeni potrebbero risultare estremamente violenti: si potrebbero formare supercelle e grandinate, in linea con una fase che punta verso i 45°C. Di questo argomento abbiamo parlato innumerevoli volte, e ormai mi pare chiaro a tutti che questi fenomeni atmosferici esistono e che non sono opera della cosiddetta geoingegneria, anche se molti ci credono eccome e ne sono pienamente convinti.
Caldo intenso anche in Toscana
Caldo intenso anche in Toscana. La regione sembra tra le più esposte ai picchi massimi ed è particolarmente vulnerabile: la conca di Firenze, in pianura, si surriscalda parecchio durante il giorno, salvo poi tendere a perdere calore nella notte, anche se l’aria urbana risente ovviamente dell’isola di calore.
Isole di calore e notti tropicali nelle città
Dobbiamo parlare anche di questo: le ondate di calore hanno un effetto duplice. Da un lato aumentano la temperatura in modo generale e diffuso, e ciò accade sia in pianura sia in collina e in montagna; dall’altro surriscaldano, molto più di quanto avvenga in assenza di ondate di calore, le aree urbane. O meglio, non tanto durante il giorno, anche se è chiaro che, se si cammina su un marciapiede o su un asfalto rovente, questo può raggiungere temperature persino di 60°C. È evidente che la temperatura reale che percepiamo non è più quella delle stazioni meteorologiche a norma WMO, ovvero quelle ufficiali dei bollettini meteo. Si tratta di un calore che viene conservato come in una grande batteria: nella serata, dopo il tramonto, e nella notte, tanto che le temperature a mezzanotte non sono molto dissimili da quelle del picco massimo raggiunto nell’arco delle 24 ore.
Un crollo della temperatura avviene mediamente dopo le due del mattino, fino a toccare il minimo delle 24 ore al sorgere del sole. Da lì la temperatura ricomincia a salire, ma lentamente, soprattutto nel centro urbano, mentre in campagna sale più rapidamente. Le isole di calore sono quindi un fattore di alterazione del clima, in particolare nelle ore notturne. Città come Torino, Milano, Bologna, Verona e altre potranno trasformarsi in vere e proprie trappole di calore, soprattutto di notte, disturbando il sonno di chi non può disporre di sistemi di climatizzazione, come raccontato anche in questo approfondimento su l’ondata di calore con temperature fino a 44°C e sulle relative durata e picchi di temperatura attesi.
Climatizzazione, il confronto tra i paesi
Ricordiamo che in Italia, a livello nazionale, la disponibilità di climatizzazione – perlomeno in un ambiente – viene stimata in circa il 50% delle abitazioni. È un valore elevato, ma ancor più alto risulta, ad esempio, in Grecia, dove supera il 75%. In Italia abbiamo una percentuale simile a quella di Spagna e Portogallo, mentre in Francia il dato è molto più basso, intorno al 25%, ed estremamente concentrato nel centro-sud del Paese.
Ora, purtroppo, si avverte l’esigenza di avere la climatizzazione anche al Nord, perché alcune giornate diventano estremamente roventi. Lo abbiamo visto soprattutto a Parigi e nell’Île-de-France, con temperature che arrivano fino a 40°C, ma anche la stessa Londra può essere colpita da ondate di calore per alcuni giorni all’anno e avere necessità di refrigerio. Torniamo però ai nostri confini: in Italia, soprattutto nelle aree urbane, avere la climatizzazione è ormai qualcosa di indispensabile. È un tema a cui deve pensare anche lo Stato, soprattutto perché alcune categorie sociali non hanno la possibilità di acquistarla né, poi, di sostenere i costi in bolletta.
Pompe di calore ed efficienza energetica
Va detto, però, che con le nuove macchine per climatizzare si ha una forte riduzione dei costi: un climatizzatore di vent’anni fa aveva un potere raffreddante inferiore a quello attuale e, al tempo stesso, consumi molto elevati. Gli ultimi prodotti, invece, possono avere consumi limitatissimi, tanto che si suggerisce di sostituire le caldaie a metano con la pompa di calore. Innanzitutto perché non inquinano sul posto e, soprattutto, perché sono estremamente efficienti: vengono definite anche ecologiche.
Sul discorso ecologico, però, devo dire che ci vorrei mettere parecchie virgolette, perché di ecologia non c’è nulla quando si produce l’energia elettrica. L’energia elettrica ha sempre dei costi ambientali, qualunque sia la fonte. Alcune modalità di produzione causano determinati danni all’ambiente, ad esempio le emissioni di CO2 e un aumento della temperatura globale, che resta un problema non da poco; altre comportano comunque l’utilizzo di risorse, risorse che a volte sono difficili persino da recuperare.
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