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Gli effetti del grande caldo francese in Italia. Cosa potrebbe succedere

Le ondate di caldo francesi possono spingersi diritte sull'Italia? Tra picchi oltre i 40°C, i precedenti del 1983 e 2017 e gli scenari climatici futuri.

Firenze, estate 2050. Ma quel caldo estremo può succedere molto prima.

Ci siamo chiesti più di una volta se il grande caldo che spesso si verifica in Francia possa espandersi in modo diretto verso l’Italia, cosa che negli ultimi anni non accade, dato che il nostro Paese ne resta interessato solo marginalmente. La domanda viene spontanea: che cosa potrebbe succedere? La risposta è abbastanza semplice e, allo stesso tempo, non del tutto scontata.

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Come nascono le ondate di caldo francesi

Dobbiamo innanzitutto capire quali siano le dinamiche delle ondate di caldo francesi. Queste derivano da masse d’aria di origine continentale che arrivano dalla Spagna. Sulla vastissima area iberica l’aria continentale si surriscalda, quindi si espande verso la Francia, dove, a causa di anticicloni di blocco particolarmente violenti, si scalda ancora e in alcune circostanze diventa perfino più calda di quanto lo fosse in origine, cioè rispetto al caldo che c’era in Spagna.

È un effetto dovuto al fatto che l’alta pressione molto intensa, soprattutto quella che si forma a nord dell’Arco Alpino, tende a comprimere l’aria nei bassi strati: questa si surriscalda e raggiunge così temperature addirittura superiori a quelle che si registravano sul territorio di origine. Si tratta di un meccanismo che, in determinate configurazioni, rende la Francia più rovente della stessa Spagna, una sorta di caldo che dalla Francia finisce per coinvolgere anche l’Italia.

L’origine africana di quel grande caldo

Quel grande caldo, però, dobbiamo anche ricordare che viene generalmente dal Marocco o dall’Algeria occidentale e raggiunge la Spagna. Anche in questo caso giunge da aree continentali e, per giunta, da aree desertiche. In Spagna, tuttavia, arriva attraversando alcune zone marittime e quindi perde vigore, si mitiga, per poi riprendere calore una volta tornato sulle terre emerse. Tutto questo succede molto rapidamente, tanto che nel sud della Spagna si registrano temperature elevatissime, come può accadere in una notissima località che si chiama Siviglia.

Cosa accadrebbe se quel caldo puntasse l’Italia

Ma che cosa potrebbe succedere se quel blocco d’aria calda dovesse espandersi verso l’Italia? Innanzitutto dovrebbe trattarsi di un caldo proveniente dalla Francia, di origine continentale: una massa d’aria rovente che, dopo aver attraversato la Penisola Iberica e poi la Francia, si espande verso il nostro Paese, soprattutto verso le regioni settentrionali. Sarebbe però una situazione abbastanza insolita.

Si raggiungerebbero temperature elevatissime in Pianura Padana, così come nelle vallate alpine, e qui parliamo di valori ben superiori ai 40°C. Sarebbe un evento di straordinaria entità e, soprattutto, rarissimo: è infatti molto raro che l’aria calda proveniente dalla Francia si sposti direttamente verso le regioni settentrionali italiane. In queste circostanze possiamo ipotizzare valori davvero consistenti, decisamente oltre i 40°C, perché ricordo che nei territori a ovest dell’Arco Alpino si registrano picchi molto elevati e, in passato, persino di 45-46°C. Insomma, stiamo parlando di vere e proprie onde di calore mastodontiche.

Le due grandi ondate di calore del 1983 e del 2017

A proposito di ondate di calore mastodontiche, ne abbiamo avute due che vorrei ricordare. Una avvenne più o meno alla fine della seconda decade di Luglio del 1983, insomma un bel po’ di anni fa: si estese praticamente a tutta la Penisola, ma fu particolarmente cattiva sulle regioni centrali e meridionali e soprattutto in Sardegna, dove per più giorni si toccarono picchi massimi ed estremi di 45°C. Sono temperature che possono essere raggiunte in località caldissime della Penisola Arabica o nel deserto del Sahara: valori davvero imponenti, soprattutto se toccati in modo diffuso e per giorni consecutivi. Quell’ondata di caldo ebbe una durata di circa due settimane e raggiunse quasi tutta l’Italia, tanto che non poche località italiane conservano il record storico di temperatura proprio in quell’occasione del 1983.

Molti anni dopo, più o meno nello stesso periodo, eravamo nel 2017, si realizzò un’ondata di calore improvvisa e violentissima, non prevista di tale entità, che interessò più o meno le stesse zone e che aveva tutte le sembianze di poter replicare quell’evento così estremo del 1983. Non fu però della medesima intensità, e per certi versi avrebbe potuto essere ancora peggiore: nel 1983, infatti, non avevamo le temperature estreme a livello globale che invece si registrano negli ultimi anni. Un’ondata di calore con la struttura di quella del 1983, se si verificasse oggi, potrebbe causare temperature anche di 1 o 2°C superiori rispetto ad allora, semplicemente perché le stagioni si sono riscaldate. Va comunque detto che parliamo di ondate di calore mastodontiche, situazioni che potremmo definire ben più che estreme, quasi al di là della soglia dell’immaginabile, come emerge anche quando si ripercorrono le maggiori ondate di calore in Europa e in Italia.

Un clima sempre più caldo nei prossimi decenni

Nel corso dei prossimi anni e, soprattutto, dei prossimi decenni, secondo gli studiosi avremo un aumento della temperatura globale. Quindi anche quella che oggi consideriamo un’ondata di calore come quella attesa nei prossimi giorni potrebbe in futuro replicare un caldo analogo a quello avvenuto nel 2017 o nel 1983. Le temperature che ci potrebbero essere tra circa settant’anni saranno talmente elevate che la stagione estiva diventerà terrificante.

Potremmo definirla simile, forse, a quella che oggi caratterizza Dubai, tanto per dare un’idea; forse non così estrema, perlomeno in buona parte d’Italia, ma con caratteristiche molto vicine, perché il pianeta si surriscalderà probabilmente di 4°C, una quantità di calura incredibile. È evidente che, con temperature così estreme, potrebbero sparire i ghiacciai che oggi abbiamo in Italia sulle Alpi e potrebbe persino scomparire la banchisa polare durante la stagione estiva. Il ritiro dei ghiacci, del resto, è già in corso sotto i nostri occhi, come raccontano le cronache sul rapido arretramento dei ghiacciai tra Svizzera e Italia.

La Corrente del Golfo che rallenta

Allo stesso tempo, però, sta succedendo qualcosa di non poco rilevante: si sta attenuando la Corrente del Golfo. Gli scienziati prevedono che perda ulteriore forza nei prossimi decenni e che, addirittura entro la fine del secolo, possa persino bloccarsi. A questo punto potrebbe accadere qualcosa di difficile da definire fin da oggi, perché a livello globale avremo temperature molto elevate, mentre nella parte oceanica dell’Europa potremmo ritrovarci con un clima invernale molto freddo, una prospettiva che diversi studi descrivono parlando degli effetti del blocco della Corrente del Golfo sull’Italia.

L’estate, al contrario, non verrebbe affatto mitigata dalla Corrente del Golfo, e quindi il caldo si farebbe sentire parecchio: a un’attenuazione di questa corrente non seguirebbe una riduzione della calura estiva, o quantomeno ciò appare molto improbabile. È un tema su cui ci si interroga sempre più spesso, fino ad arrivare alle ipotesi più drastiche sul possibile collasso della Corrente del Golfo e sulle conseguenze in Italia.

Geoingegneria, rischi e fenomeni sempre più estremi

La geoingegneria che si svilupperà nei prossimi decenni troverà probabilmente delle soluzioni per attenuare quel grande caldo, anche perché miliardi di persone si troveranno in difficoltà e rischieranno addirittura di morire durante le ondate di calore estremo: ci saranno ben più vittime rispetto a quelle che già oggi si registrano durante gli eventi di grande calore. E poi pensate all’intensità che assumeranno temporali, uragani, tifoni, tornado, grandinate e nubifragi, tutti fenomeni alimentati dalla calura estrema.

Avete notato che ho ripetuto più volte la parola “estremo”? Lo faccio perché è quasi fantascientifico pensare che si possano raggiungere temperature così elevate e situazioni oggi inconcepibili.

La neve che non si vede più e un clima che cambia in fretta

Tenete conto che non sono più giovanissimo e che, circa trenta o quarant’anni fa, quanto vediamo oggi era inconcepibile. A Milano, dove mi capitava di venire durante la stagione invernale, trovavo molto spesso la neve d’inverno; oggi, invece, la neve non la vede quasi più nessuno. I più giovani, soprattutto chi ha diciotto anni, la neve l’ha vista nelle fotografie di un tempo, oppure l’ha osservata solo saltuariamente. Nel 2000 c’è stata una nevicata nel settore occidentale padano, un evento tanto estemporaneo quanto fuori dalla media; ormai neppure quei fiocchi bagnati si osservano più. Eppure, trenta o quarant’anni fa nessuno poteva immaginare tutto questo, anche se di cambiamento climatico si parlava già da diversi decenni. Ricordo molto bene certe riviste scientifiche che pubblicavano articoli sul clima del futuro. Non a caso, c’è chi reagisce ancora con scetticismo davanti a una spruzzata di neve estiva sulle Alpi, scambiandola per la fine del riscaldamento globale.

Attenzione, però: il clima è sempre cambiato, ma qui stiamo parlando di un clima che muta in maniera estremamente veloce. È stato anche dimostrato che cambia a causa dell’inquinamento terrestre, ovvero dell’emissione di quelli che vengono chiamati gas serra. Il pianeta Terra ha una temperatura ottimale proprio grazie ai gas serra presenti in atmosfera, che si sono stabilizzati nel corso dei millenni: l’emissione di ulteriori gas serra incrementa le temperature, così come, teoricamente, una loro diminuzione le abbasserebbe. Ci sono ovviamente molti fattori che regolano il clima, e questi hanno un’influenza sulle stagioni estive e su quelle ondate di calore così estreme di cui vi ho parlato all’inizio.

Credit e approfondimenti scientifici