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Corrente del Golfo al collasso? Le conseguenze in Italia

Dati chiari verso il rallentamento della corrente del Golfo, cosa di cono gli ultimi studi.

Elisabetta Ranieri di Elisabetta Ranieri
26 Apr 2026 - 19:00
in A Scelta dalla Redazione, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) La storia del blocco della Corrente del Golfo non è certamente spuntata fuori all’improvviso, ma ormai circola sul web e in tv da decenni. Tra le teorie più cliccate certamente spicca quella del rallentamento totale della corrente del golfo con conseguente tracollo delle temperature in Europa ed una sorta di “mini era glaciale”. Ma quando ci si addentra in discorsi così complessi di natura scientifica le teorie del complotto lasciano il tempo che trovano.

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Cos’è davvero la Corrente del Golfo (e l’AMOC)

Il discorso è molto più ampio di quel che si pensi: la corrente del golfo è solo una piccola parte dell’immenso sistema di correnti oceaniche che regola il clima del pianeta. Per quanto concerne l’oceano Atlantico, tale sistema è noto come “AMOC”.
L’AMOC, ovvero Atlantic Meridional Overturning Circulation, è una vasta circolazione oceanica che trasporta acqua calda in superficie dai tropici verso il nord Atlantico e, al tempo stesso, riporta acqua fredda e più densa in profondità verso sud. Questo continuo scambio verticale e orizzontale funziona come un gigantesco sistema di redistribuzione del calore, contribuendo in maniera decisiva a mantenere relativamente mite il clima europeo rispetto ad altre aree poste alla stessa latitudine.

Questo sistema di correnti oceaniche potrebbe essere immaginato come un immenso nastro trasportatore ed effettivamente – ricerche e dati alla mano – da qualche decennio si sta indebolendo. Non si tratta di una percezione o di una teoria isolata, ma di un segnale che emerge da diversi studi e osservazioni, al punto che alcuni scienziati parlano del rallentamento più marcato negli ultimi secoli rispetto al passato.

 

Cosa sta succedendo davvero:

  • indebolimento graduale della circolazione oceanica
  • segnali osservati da studi scientifici e modelli climatici

 

Perché la corrente del golfo perde forza

Nel passato della Terra esistono diversi esempi di rallentamenti significativi dell’AMOC, spesso associati a cambiamenti anche drastici del clima. Uno dei casi più noti riguarda il cosiddetto Younger Dryas, circa 12.000 anni fa, quando un’improvvisa immissione di acqua dolce nel nord Atlantico rallentò la circolazione oceanica causando un rapido raffreddamento in Europa, con temperature che crollarono in pochi decenni. Anche durante la Piccola Era Glaciale, tra il XIV e il XIX secolo, si ipotizza un indebolimento della circolazione atlantica che contribuì a rendere gli inverni europei più rigidi e prolungati, con fiumi gelati e stagioni agricole compromesse.

Le proiezioni recenti dei principali modelli climatici parlano chiaro: nel corso di questo secolo la circolazione oceanica potrebbe perdere ancor più forza, anche se resta ancora un margine di incertezza piuttosto ampio su tempi e modalità.

AMOC

Ma come mai tutto questo? Perché l’AMOC perde colpi? Alla base di questo indebolimento c’è un fenomeno fisico molto chiaro e ormai ampiamente studiato da decenni: lo scioglimento dei ghiacci, in particolare tra Groenlandia e Artico, immette grandi quantità di acqua dolce nell’oceano. Questo riduce la salinità delle acque superficiali e quindi anche la loro densità, rendendo più difficile il processo di sprofondamento delle masse d’acqua fredde che alimenta la circolazione profonda.
Per farla breve, rallenta letteralmente il “motore” dell’AMOC, cioè proprio quel processo che permette all’intero sistema di funzionare.

 

I fattori principali:

  • scioglimento dei ghiacci e immissione di acqua dolce
  • riduzione della salinità e della densità delle acque

 

Niente scenari apocalittici immediati

Ma occorre fare le opportune precisazioni, anche per non scadere nel solito banale complottismo o nel sensazionalismo becero.
Il fatto che la circolazione si stia indebolendo non significa che sia imminente un collasso improvviso con conseguenze catastrofiche sul pianeta. La maggior parte degli studi ipotizza che eventuali scenari più estremi si manifesterebbero su scale temporali di decenni o addirittura secoli, e non nel giro di pochi anni.

Inoltre, la stessa corrente del golfo, essendo in parte alimentata anche dai venti, risulta un po’ più stabile rispetto alla circolazione profonda e quindi meno soggetta a cambiamenti drastici nel breve termine.

 

Conseguenze su Europa e Italia

È altresì vero che le conseguenze di questo scombussolamento potrebbero non passare inosservate, soprattutto tenendo conto anche dell’altra variabile impazzita: il riscaldamento globale che inietta molta più energia nell’atmosfera.

In un contesto di riscaldamento globale, alcune aree del nord Europa potrebbero paradossalmente andare incontro a un raffreddamento graduale, proprio perché verrebbe meno una parte del trasporto di calore oceanico legato all’AMOC.

Cosa succederebbe nel Mediterraneo e in Italia? Dalle nostre parti gli impatti si manifesterebbero più probabilmente sotto forma di maggiore variabilità, con estati più altalenanti e temporalesche, autunni più piovosi e inverni un po’ più freddi. I fenomeni estremi, come alluvioni e temporali intensi, potrebbero diventare sempre più frequenti.

A livello globale, si potrebbero osservare cambiamenti nella distribuzione delle piogge tropicali, nei monsoni e persino nella frequenza e traiettoria dei cicloni. Insomma variazioni certamente non trascurabili, verso cui occorrerà porre le dovute attenzioni nei prossimi anni e nei prossimi decenni.

 

Certamente quello che sta emergendo dalla comunità scientifica non è uno scenario apocalittico e distruttivo (come invece lasciano presupporre alcuni siti web e fonti non ufficiali), ma un cambiamento graduale che, in ogni caso, avrà delle conseguenze nel clima dell’intero pianeta a lungo termine.
Insomma l’AMOC, e quindi anche la corrente del golfo, si sta indebolendo, ma le conseguenze sul clima terrestre saranno tangibili nell’arco dei decenni.

 

Fonti e credits

Questo approfondimento si basa sulle analisi dei principali modelli climatici e centri di ricerca internazionali, tra cui NOAA (https://www.noaa.gov), ECMWF (https://www.ecmwf.int) e il modello GFS (https://www.ncei.noaa.gov/products/weather-climate-models/global-forecast), fondamentali per comprendere l’evoluzione della corrente del golfo e dell’AMOC. (METEOGIORNALE.IT)

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Elisabetta Ranieri

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Docente di fisica e matematica nella scuola superiore, con una forte passione per la meteorologia. La mia tesi universitaria fu dedicata ai processi fisici che portano alla formazione delle nubi. Ho scelto di allontanarmi dai social network privilegiando i rapporti diretti e personali.

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