
Riscaldamento globale, raccolti mondiali a rischio: cinque colture su sei verso perdite gravi
(METEOGIORNALE.IT) Anche se le pratiche agricole si adatteranno all’aumento delle temperature, cinque delle sei principali colture alimentari del pianeta subiranno perdite pesanti a causa del cambiamento climatico.
L’aumento delle temperature globali rischia di provocare perdite profonde alle colture più importanti del pianeta, nonostante gli sforzi messi in campo dagli agricoltori per adattarsi. Un’analisi su scala mondiale delle rese agricole indica che, entro la fine del secolo, ogni grado centigrado di riscaldamento ridurrà il cibo disponibile per ciascuna persona di circa 121 chilocalorie al giorno.
In uno scenario di riscaldamento di 3°C – all’incirca la traiettoria su cui ci troviamo oggi – «equivale a far rinunciare tutti alla colazione», afferma uno dei responsabili dello studio, ricercatore dell’Università dell’Illinois a Urbana-Champaign.
Un archivio di dati senza precedenti
Insieme ai suoi collaboratori, il ricercatore ha raccolto i dati sulle rese delle sei principali colture di base del mondo, che da sole rappresentano oltre due terzi delle calorie consumate a livello globale. «È uno dei più ampi archivi oggi disponibili di rese agricole ad alta risoluzione», spiega. Sono state messe insieme anche le informazioni sull’andamento meteorologico locale di 54 Paesi.
Le colture di fronte a un clima che cambia
I ricercatori hanno poi utilizzato queste informazioni per stimare in che modo le diverse colture risponderebbero a un clima in trasformazione, e come a loro volta gli agricoltori si adatterebbero. «Abbiamo passato al setaccio quei dati per capire come gli agricoltori hanno reagito agli shock meteorologici nel corso del tempo», racconta il responsabile dello studio. Ciò ha permesso di valutare quanto le diverse strategie di adattamento – dal cambio delle varietà coltivate al potenziamento dell’irrigazione, fino a un maggiore impiego di fertilizzanti – riuscirebbero a contenere le perdite.
Per tutte le colture tranne il riso, che dà risultati migliori quando le notti sono più calde, è emerso che le temperature più elevate porteranno a perdite consistenti. Le rese mondiali di mais, per esempio, dovrebbero ridursi di circa il 12 o il 28 per cento entro la fine del secolo – a seconda che le emissioni di gas serra risultino moderate oppure molto elevate – rispetto a quanto si otterrebbe in assenza del Riscaldamento Globale.
Adattamento non basta
Queste cifre tengono conto del modo in cui gli agricoltori si adatterebbero a temperature più alte, ma anche dell’effetto di alcuni risvolti del cambiamento climatico potenzialmente favorevoli, come la fertilizzazione delle colture dovuta alla crescente concentrazione di anidride carbonica. Entrambi gli aspetti pesano molto – senza adattamento, per esempio, le perdite agricole sarebbero superiori di circa un terzo alla fine del secolo nello scenario di forte riscaldamento – eppure non riescono a compensare la maggior parte delle perdite. «In un futuro caratterizzato da un forte riscaldamento, viene da chiedersi se la corn belt statunitense resterà davvero la corn belt», osserva il responsabile dello studio.
Le perdite maggiori nei granai del mondo
Secondo un esperto dell’Università di Harvard, la conclusione per cui le pratiche di adattamento difficilmente riusciranno a coprire le perdite agricole legate al cambiamento climatico coincide con quanto già rilevato da ricerche precedenti, concentrate però su singole regioni. «Il grande merito di questo lavoro è non essersi limitato a un solo Paese, ma aver raccolto dati da nazioni di tutto il mondo», afferma.
Quello sguardo globale fa emergere alcuni schemi interessanti. I ricercatori hanno scoperto, per esempio, che le perdite agricole più pesanti previste non riguardano i Paesi a basso reddito, bensì i granai relativamente ricchi del pianeta, come il Midwest statunitense e l’Europa. «Non sono più attrezzati ad affrontarle rispetto ai Paesi più poveri», sottolinea l’esperto.
Un futuro segnato da una grande incertezza
Un ricercatore dell’Università delle Hawaii a Manoa afferma che le conclusioni sono in linea con i risultati di studi su scala più ridotta. Fa però notare che restano enormi incertezze, a partire dall’entità del cambiamento climatico futuro e dal modo in cui reagirà il sistema alimentare globale, straordinariamente complesso.
«La cosa che fa più paura è che, semplicemente, non lo sappiamo», afferma il ricercatore. «C’è un’incertezza enorme, e per la maggior parte gioca al ribasso. Tutto è possibile, da nessuna perdita fino a perdite devastanti, capaci di provocare carestie di massa. È qualcosa che dovrebbe renderci umili».
Crediti (METEOGIORNALE.IT)
- Nature – studio “Impacts of climate change on global agriculture accounting for adaptation” (DOI: 10.1038/s41586-025-09085-w)
- Stanford Doerr School of Sustainability
- University of Illinois Urbana-Champaign – College of ACES
- University of California, Berkeley
- Carbon Brief