(METEOGIORNALE.IT) Carbon Brief è una autorevole rivista on-line che si occupa di cambiamenti climatici derivanti dall’emissione di gas serra. Un argomento scottante, soprattutto negli USA per scelte politiche. Tema che anche in Italia trova vari sostenitori del No Global Warming. Ho scelto l’intervento che è presente nella rivista, a vari esperti in materia climatica, e selezionato fedelmente le loro affermazioni.
L’articolo riporta i risultati di un sondaggio svolto al margine di una conferenza internazionale sui tipping points, tenutasi a Exeter (Regno Unito) a inizio luglio 2025, con la partecipazione di scienziati, responsabili politici e giornalisti. Durante l’evento, sono stati affrontati vari punti critici del sistema climatico, tra cui:
- Il possibile collasso della foresta amazzonica (dieback),
- Lo scioglimento della calotta glaciale della Groenlandia,
- Il blocco della circolazione oceanica chiamata Atlantic Meridional Overturning Circulation (AMOC),
- E anche la potenza dei “positive tipping points”, cioè i cambiamenti sociali auto-rinforzanti capaci di ridurre l’impatto umano sul clima.
Sul blog sono presentate prima alcune citazioni esemplificative, seguite dalle risposte complete dei delegati.
Cosa preoccupa maggiormente gli esperti?
Gabi Hegerl sottolinea il legame profondo tra biosfera e sistemi umani: soglie legate a calore o siccità, se superate, possono compromettere sicurezza alimentare, mezzi di sussistenza ed ecosistemi.
Carlos Nobre evidenzia che il collasso dell’Amazzonia potrebbe rilasciare 250 miliardi di tonnellate di CO₂ entro il 2100, rendendo impossibile contenere l’aumento globale entro 1,5 °C.
Gaia Vince afferma che il tipping point dei coralli è già stato superato: le barriere coralline si stanno degradando irreversibilmente, con ripercussioni ecologiche e sociali profonde.
Andrew Hartley ribadisce il ruolo centrale della foresta amazzonica nel ciclo del carbonio: un suo collasso avrebbe conseguenze climatiche globali e immediate sulla sicurezza alimentare.
Tim Lenton avverte che il collasso della AMOC provocherebbe impatti devastanti a livello planetario e conseguenze dirette anche sul Regno Unito.
Peter Cox richiama l’attenzione sulle pressioni che gravano sull’Amazzonia: da un lato il cambiamento climatico, dall’altro la deforestazione, entrambi fattori che accelerano il superamento della soglia critica.
Johan Rockström individua due priorità: le barriere coralline, già compromesse con elevata certezza scientifica, e la AMOC, che con rapidità potrebbe generare impatti catastrofici a livello globale.
Patricia Pinho descrive l’Amazzonia come un bene climatico planetario: il suo collasso rappresenterebbe un cambiamento irreversibile con gravi conseguenze per l’intera popolazione mondiale.
Ricarda Winkelmann indica come particolarmente vulnerabili i ghiacciai della Groenlandia e dell’Antartide occidentale, già a rischio di superamento delle soglie anche con livelli moderati di riscaldamento.
Nico Wunderling mette in evidenza la duplice minaccia per l’Amazzonia: cambiamento climatico e deforestazione, che insieme abbassano la soglia critica a livelli pericolosi.
Rebecca Shaw richiama l’importanza delle barriere coralline, fondamentali per il sostentamento e la nutrizione di oltre un miliardo di persone.
David Obura avverte che la crisi climatica parte dai ghiacci: la loro perdita potrebbe innescare effetti a cascata su altri tipping points come AMOC e Amazzonia.
David Armstrong McKay sottolinea che la deforestazione sta spingendo l’Amazzonia più velocemente verso un tipping point rispetto al solo cambiamento climatico.
Kate Raworth evidenzia una prospettiva diversa: il tipping point più urgente da raggiungere è sociale, cioè la trasformazione culturale verso un’economia rigenerativa che abbandoni il modello estrattivo.
Per meglio intenderci
La foresta amazzonica è il tipping point più citato: urgente e vicino, soprattutto per la combinazione tra deforestazione e cambiamento climatico, con rilascio di enormi quantità di CO₂ e alterazioni profonde del sistema climatico.
Le barriere coralline sono invece considerate già oltre la soglia: un avvertimento chiaro e drammatico con conseguenze sulla biodiversità, la pesca, il turismo e la sopravvivenza di intere comunità.
La circolazione oceanica AMOC è vista come una minaccia sistemica, capace di provocare collasso dei monsoni, crisi agricole e migrazioni forzate, con impatti rapidi e globali.
Le calotte glaciali della Groenlandia e dell’Antartide rappresentano tipping points a lungo termine ma dagli effetti giganteschi: un innalzamento dei mari di metri con conseguenze dirette su miliardi di persone.
Secondo Obura e altri, le perdite dei ghiacci potrebbero generare effetti a cascata, indebolendo anche la AMOC e accelerando altre crisi climatiche.
Infine, il tipping point sociale descritto da Raworth mette in evidenza la necessità di una rivoluzione culturale: trasformare i nostri modelli economici e mentali verso la rigenerazione, anticipando o almeno accompagnando i tipping points naturali.
In conclusione
Gli esperti concordano sulla gravità della Amazon dieback, della crisi delle barriere coralline, del rischio sistemico legato alla AMOC e delle calotte glaciali. Allo stesso tempo, il tipping point sociale emerge come chiave per orientare l’azione collettiva e cercare di prevenire conseguenze irreversibili.
La consapevolezza è chiara: alcuni cambiamenti potrebbero essere già in atto e diventare irreversibili, ma c’è ancora spazio per intervenire, agendo insieme sul fronte ambientale e su quello sociale.
Se desideri, posso approfondire uno di questi temi, ad esempio spiegando meglio le soglie precise di ciascun tipping point o come stimolare un tipping point sociale in Europa o in Italia.
Credit
Carbon Brief, Experts: Which climate tipping point is the most concerning?

