El Niño. Un fenomeno meteo tanto severo quanto affascinante. Forse non tutti sanno che risulta noto fin dall’antichità dai pescatori sudamericani, che notavano un anomalo riscaldamento delle acque in prossimità del periodo natalizio.
Da alcuni decenni risulta parecchio studiato da scienziati ed esperti del clima. È stato scoperto, oramai da diverso tempo, che rappresenta oggi uno dei più potenti motori climatici della Terra. Ma cosa succede quando tocca l’estremo? E soprattutto. Come coinvolge l’Italia?
Andiamo per gradi
L’immensa quantità di calore sprigionata dalle profondità dell’Oceano Pacifico, combinandosi in modo drammatico con l’attuale riscaldamento globale (inequivocabilmente!) di origine antropica, rischia in effetti di innescare conseguenze molto pesanti.
Una miscela esplosiva, diciamolo chiaramente. Questa combinazione, piuttosto inedita se paragonata agli eventi secolari, ha il potenziale per generare eventi meteo estremi in diverse aree del globo, minacciando addirittura la sicurezza alimentare e le nostre stesse infrastrutture.
Come? Non facciamo catastrofismo, ma sappiamo che già di per sé è qualcosa che sconquassa l’intero clima mondiale, se poi stiamo registrando le annate più calde della terra, la frittata è fatta.

ENSO: il motore globale
Per capire a fondo la portata di El Niño, è fondamentale inquadrarlo nel suo contesto più ampio. Parliamo dell’ENSO. Può essere immaginato come un enorme serbatoio termico naturale che coinvolge in modo accoppiato sia l’oceano sia l’atmosfera. Si tratta di un meccanismo molto complesso, che in questo articolo cerchiamo di spiegare con le dovute cautele e semplificazioni.
Ricordiamo che, prima di tutto, si tratta di un sistema caotico. La fase calda, il Niño in questione , si verifica quando gli alisei (ovvero i venti costanti all’equatore) subiscono un drastico indebolimento. Così facendo, permettono all’immensa massa di acqua calda, solitamente accumulata a ovest tra Asia e Australia, di scivolare lentamente verso est. L’acqua attraversa l’intero bacino per andare a toccare le coste del Sud America, in particolare in Perù ed Ecuador.
Il Pacifico orientale si scalda molto oltre le medie stagionali. Risulta l’hot spot principale di questo evento. Rilascia quantità inimmaginabili di calore. Aprendo una parentesi veloce, la fase fredda, nota come La Niña, costituisce l’esatto opposto termodinamico, con venti che soffiano in modo molto più violento spingendo l’acqua fredda verso le coste americane. Raffreddando, a tutti gli effetti, quelle zone.

Evento strong: che cosa significa
Siamo in aprile, agli albori di una possibile fase meteo di stampo forte. Ovviamente in riferimento al Nino. Per i prossimi mesi, in particolar modo durante l’estate e l’autunno, si prevede che le acque del Pacifico equatoriale si riscalderanno con una velocità impressionante. Ma cosa significa esattamente “strong”? In climatologia, parliamo di questa casistica quando la vasta lingua di acqua calda registra un’anomalia termica superiore al dato di 1.5 gradi rispetto alla media.
Può sembrare una variazione di poco conto. In fondo, chi si accorge di un grado e mezzo sulla nostra pelle? Eppure, su una superficie oceanica vasta milioni di chilometri quadrati, si traduce in un accumulo di energia impressionante. Quasi inconcepibile. Per farla come una metafora, l’oceano funziona come una gigantesca batteria termica e inizia a rilasciare calore nell’atmosfera sovrastante, alterando la circolazione dei venti sull’intero Globo.
Gli effetti mondiali
Un evento di questa portata funziona letteralmente come un gigantesco termosifone acceso al massimo per l’intero pianeta. Il calore rilasciato si va inevitabilmente a sommare al grave Global warming, creando un effetto moltiplicatore. Facciamo alcuni esempi.
Le piogge vengono stravolte. Il regime cambia totalmente. In Australia e in gran parte del Sud-Est Asiatico si attende un forte deficit pluviometrico. Caldo estremo, siccità severa, distruzione dei raccolti agricoli. Per tutto contro, sulle coste occidentali americane, tra Perù ed Ecuador, si preparano a precipitazioni torrenziali e alluvioni lampo.
Anche negli Stati Uniti, specie in California e nel Golfo del Messico, l’aumento delle perturbazioni causerà allagamenti estesi. Come vedete, bastano pochi decimi di grado per sfasare completamente il regime pluviometrico dove vivono di miliardi di persone.
E l’estate in Italia?
Il legame tra le anomalie del Pacifico e il clima della nostra Europa certamente non è facile. Le conseguenze non sono così scontate. Fortunatamente, la distanza geografica e l’interferenza dell’Oceano Atlantico fan sì che gli effetti climatici risultino molto attenuati. Ciò non toglie che un Pacifico così caldo ha l’energia per modificare la corrente a getto polare in alta quota.
Storicamente, un evento di El Niño Strong tende a spingere in modo aggressivo verso nord l’anticiclone subtropicale. Va da sé che, anziché risiedere nel Deserto del Sahara, è costretta a risalire, posizionandosi stabilmente sul Mar Mediterraneo.
Questo capita già di frequente nel nostro clima. Perché, per la verità, gli indici climatici più importanti risultano quelli della zona di convergenza intertropicale. Il celebre ITCZ. Non stiamo qui a spiegare di cosa si tratta, sappiamo solo che, a prescindere da un eventuale episodio di Nino, il clima in Italia si sta scaldando in tutte le stagioni. Estate in prima linea, ovviamente.

Scenari allarmanti?
Non dobbiamo assolutamente fare terrorismo climatologico. Ciò non toglie che, comunque, risulteranno possibili ondate di calore molto forti. L’aria rovente invaderà la penisola portando temperature che supereranno ripetutamente i 40 gradi, specialmente sulle aree interne del Centro e del Sud.
Non sarebbe affatto una novità. Quello che un tempo sarebbe stato impossibile, adesso è diventato normale. Va considerato ad esempio che qualche over-40 c’è stato persino sulla Pianura Padana. Non era mai capitato prima del 2003 in secoli di osservazioni.
La caratteristica peggiore sarà la durata di questi blocchi atmosferici. Le notti tropicali, con minime che faranno fatica a scendere sotto i 25 gradi, renderanno difficile il riposo notturno a chi non ha il condizionatore. A questo si aggiungerà un possibile forte stress idrico per i fiumi come il Po.
Ecco perché dobbiamo benedire le precipitazioni in arrivo. Sappiamo che una primavera piovosa è assolutamente importante in vista di un’estate calda, lunga e rovente. Proprio perché, negli ultimi anni, le condizioni meteo dell’estate sono diventate spesso e volentieri molto poco sopportabili. E se ci mettiamo la probabilità di avere un Nino strong, le possibilità di registrare picchi elevati e prolungati non saranno nient’affatto trascurabili.

CREDIT
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National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) – Monitoraggio del clima globale
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European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) – Previsioni stagionali
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Nature Climate Change – Studi sulle teleconnessioni atmosferiche