
(METEOGIORNALE.IT) Se facciamo un salto in avanti nel tempo, le condizioni meteo di giugno risultano sempre più stabili soleggiate e calde. Fino a pochi anni fa, specialmente nelle regioni del Nord Italia, le prime vere ondate di calore tendevano a essere frequentemente interrotte, o quantomeno mitigate, dall’arrivo di fronti temporaleschi rinfrescanti. Non a caso, non era un mese ricco di fasi di caldo.
Ma ultimamente…
La situazione è nettamente cambiata. In principio risulta un periodo con frequenti incursioni di l’anticiclone africano. Ma poi c’è un altro problema. La configurazione atmosferica di quest’anno presenta una variabile che richiede un’attenta osservazione. L’elemento di maggiore criticità è rappresentato dall’assenza di perturbazioni lunghe e durature sull’intera Valle Padana.
Diciamo che si tratta di una situazione di blocco che si protrae ormai ininterrottamente da oltre tre settimane, asciugando rapidamente i suoli. Se poi ci mettiamo che ci sono stati 10 giorni di clima molto secco e di vento, gli strati superficiali sono davvero molto secchi. Certo, le scorte in profondità ci sono ancora eccome. Però non possiamo cantare vittoria.

L’ipotesi di un’estate secca e calda
Se guardiamo i modelli meteo, la situazione a breve e medio termine non sembra destinata a registrare un miglioramento concreto. Anzi tutt’altro. Almeno per altri 7-8 giorni non ci sarebbero precipitazioni diffuse. Se questa prolungata latitanza delle piogge dovesse consolidarsi, l’intero bacino del Po rischierebbe di affrontare una stagione estiva caratterizzata da una incipiente siccità. Che potrebbe diventare anche seria se non dovesse più piovere con regolarità fino al mese di settembre.
Ma in questo articolo non trattiamo dell’Agricoltura, ma di quello che potrebbe risultare il caldo. L’eventuale deficit idrico si tradurrebbe in un crollo significativo dei tassi di umidità relativa nell’aria. Dal punto di vista della nostra percezione fisica, un’aria così secca comporterebbe sicuramente una drastica riduzione dell’afa opprimente tipica della Pianura Padana.
Staremmo quindi meglio, rispetto a una stagione estiva dal caldo umido. Ma attenzione. Il rovescio della medaglia sarebbe rappresentato da un innalzamento delle temperature massime, capaci di raggiungere picchi estremi (caldo torrido) a causa del forte irraggiamento solare su terreni particolarmente inariditi.
L’importanza delle piogge
Non gridiamo nessun tipo di allarme. Non siamo messi male come nel 2022 o nel 2017. Quelle condizioni rimangono un lontano ricordo. Però dobbiamo tenere a mente la situazione. Ecco perché avevamo scritto che una primavera piovosa sarebbe stata comunque buona nonostante l’inverno.
Per garantire la salute del territorio e scongiurare crisi idriche, il pattern meteo ideale rimane quello di un regime pluviometrico in cui le piogge risultino moderate e, soprattutto, ben distribuite nel corso dell’intero anno. Questo però a cozza con i cambiamenti climatici. Che porta lunghe fasi asciutte e altrettante iper piovose. Senza più un equilibrio.
