El Niño sta ritornando e questa volta potrebbe lasciare il segno su larga parte del pianeta. La parentesi più soft dettata da “la Nina”, caratterizzata da un raffreddamento delle acque del Pacifico equatoriale orientale, si è chiusa ufficialmente. Ora le acque dell’oceano Pacifico si stanno riscaldando giorno dopo giorno, aprendo così un nuovo ciclo più caldo la cui durata al momento non è possibile saperla, ma dando un’occhiata alla letteratura scientifica è facile ipotizzare una durata di circa 1 anno. Col ritorno di El Niño ci saranno profonde variazioni nel clima della Terra nei prossimi 12-24 mesi, ma come spesso avviene in queste circostanze l’atmosfera strizza l’occhio al caldo e certamente non è una bella notizia.
Cos’è El Niño e perché avrà effetti in Italia
El Nino c’è sempre stato nella storia della Terra, pertanto non è certamente la prima volta che il nostro pianeta vive fasi più calde del solito. Il grosso problema, da qualche decennio, è proprio il riscaldamento globale. Quest’ultimo va a braccetto con El Nino, rafforzando e amplificando all’estremo i suoi effetti sul resto del globo. Non è un caso, infatti, che tutte le estati di caldo record in Italia – e tanti altri territori del mondo – siano arrivate durante i cicli di El Nino.
Ma cos’è El Niño, per l’esattezza?
El Niño consiste in un anomalo riscaldamento delle acque superficiali lungo la fascia orientale del Pacifico equatoriale, tra le coste del Sud America e il Pacifico centrale. In condizioni normali gli alisei soffiano da est verso ovest spingendo le acque calde verso l’Indonesia e l’Oceania, lasciando acque più fredde lungo le coste di Perù e Cile. Quando questi venti si indeboliscono o addirittura si invertono, le acque calde si accumulano proprio lungo il Pacifico orientale, dando vita a El Nino. Questo cambiamento apparentemente lontano dall’Europa è in realtà in grado di alterare l’intera circolazione atmosferica globale, modificando il comportamento delle correnti e delle perturbazioni su scala planetaria.
Gli effetti principali sul pianeta:
- piogge abbondanti e alluvioni in America meridionale
- siccità in Australia e Indonesia
Gli effetti di El Nino si propagano ben oltre il Pacifico e coinvolgono gran parte del pianeta. In America meridionale spesso si registrano piogge abbondanti e alluvioni lungo le coste occidentali, mentre in Australia e Indonesia possono verificarsi siccità intense. Anche l’Asia e il continente africano subiscono importanti variazioni, con stagioni delle piogge alterate e fenomeni estremi più frequenti. Per quanto riguarda l’Europa e il Mediterraneo, gli effetti sono meno diretti ma comunque evidenti: si osserva spesso una maggiore tendenza a configurazioni atmosferiche favorevoli al caldo, con anticicloni più invadenti e persistenti soprattutto nei mesi estivi. In Italia questo si traduce con maggiore facilità in ondate di calore prolungate e temperature sopra media, alternate comunque a fasi instabili tipiche del nostro clima.
Estate 2026 e 2027: rischio caldo estremo
Il ciclo di El Niño appena cominciato potrebbe rivelarsi piuttosto estremo: le acque superficiali del Pacifico equatoriale si stanno riscaldando troppo velocemente e potrebbero raggiungere l’apice nel corso dell’estate 2026. Le recenti previsioni del NOAA parlano chiaro: tra agosto, settembre e ottobre potrebbe essere raggiunta un’anomalia di oltre 2°C sopra le medie del periodo, su tutto il Pacifico equatoriale, dal Cile fino all’Oceania. Acque così più calde rispetto al solito avranno pesanti ripercussioni non solo nelle immediate vicinanze (maggior presenza di cicloni e perturbazioni estreme in America) ma anche sul resto del mondo, anche nel Mediterraneo.

Tra gli effetti principali di un ciclo di El Nino così vigoroso troviamo una maggior frequenza di ondate di caldo nel Mediterraneo, dettate da un anticiclone africano molto più ingombrante.
Cosa aspettarsi nei prossimi anni
- ondate di caldo più lunghe e intense
- maggiore presenza dell’anticiclone africano
Questo avviene perché El Nino modifica la distribuzione delle onde planetarie e del getto polare, favorendo configurazioni più stabili alle medie latitudini. In queste condizioni l’anticiclone subtropicale africano riesce ad espandersi con maggiore facilità verso il Mediterraneo, occupando stabilmente l’Europa meridionale. Il risultato è una maggiore persistenza di masse d’aria calda provenienti dal Sahara, con temperature elevate che durano più a lungo rispetto alla norma. In pratica si crea una sorta di “corsia preferenziale” per il caldo africano, che trova meno ostacoli nel raggiungere l’Italia e nel permanere sul nostro territorio per diversi giorni o addirittura settimane.
I dati storici parlano chiaro e rafforzano questo legame. L’estate del 2003, una delle più calde mai registrate in Europa, si verificò proprio durante un forte episodio di El Nino: in Italia si superarono diffusamente i 40°C, con picchi fino a 47°C in Sicilia. Anche l’estate del 2015, anch’essa legata a un intenso El Nino, fu caratterizzata da ondate di calore eccezionali con temperature oltre i 40°C su molte regioni. Più recentemente, nel 2023, si sono registrati nuovi record assoluti nel sud Italia con valori che hanno sfiorato e localmente superato i 48°C tra Sicilia e Sardegna, confermando una tendenza sempre più estrema. Questi eventi mostrano chiaramente come la combinazione tra El Nino e riscaldamento globale possa portare a condizioni climatiche eccezionali.
Effetti in Italia nelle prossime estati
Nel corso dell’estate 2026 sarà difficile assistere in modo diretto ai primi effetti di El Nino in Europa e in Italia. Difatti non escludiamo che la prossima estate possa addirittura risultare ancora dinamica e vivace, proprio come è successo in inverno e come sta accadendo in questa travagliata primavera. Il caldo non mancherà certamente, ma rischia di alternarsi a brusche perturbazioni e forti temporali.
Dal prossimo inverno e in vista dell’estate 2027 gli effetti di El Nino potrebbero risultare più evidenti. L’alta pressione sub-tropicale continentale, ovvero quella nordafricana, rischia di proporsi con maggior vigore e costanza dalle nostre parti, favorendo ondate di caldo più lunghe e intense. L’estate 2027, a questo punto, potrebbe far registrare nuovi pesanti record di caldo, capaci di abbattere quelli già registrati nelle recenti estati.
La mano del riscaldamento globale
Da non sottovalutare anche la componente legata al riscaldamento globale, che certamente non è andata via. I mesi recenti, fatti di maltempo a più riprese e poche giornate calde, lasciano erroneamente pensare il riscaldamento globale improvvisamente sia sparito dai radar, ma sarebbe un errore madornale pensarlo.
El Nino, di per sé, è un fenomeno naturale che tende ad aumentare temporaneamente la temperatura media globale, ma quando si innesta su un pianeta già più caldo rispetto al passato, gli effetti diventano molto più marcati. In pratica il riscaldamento globale fornisce un terreno già caldo di suo, su cui agisce El Nino, amplificando ogni sua conseguenza. Questo significa che le ondate di caldo diventano più intense, più durature e più estese, mentre anche gli altri fenomeni estremi, come piogge torrenziali o siccità, possono risultare più violenti.
Negli ultimi decenni si è osservato chiaramente come gli anni dominati da El Nino coincidano spesso con nuovi record di temperatura globale. Il pianeta trattiene più calore a causa dei gas serra, e quando entra in gioco El Nino questo calore viene ulteriormente redistribuito nell’atmosfera, facendo schizzare le temperature verso valori mai registrati prima. È proprio questa combinazione che preoccupa maggiormente gli scienziati, perché rende sempre più frequenti gli estremi climatici e sempre meno prevedibile l’evoluzione delle stagioni.
Insomma, nel corso dei prossimi due anni l’Italia – ed in verità gran parte del pianeta – potrebbe fare i conti con ondate di caldo particolarmente severe, non solo in estate ma anche nei mesi di transizione come autunno e primavera.
Fonti e credits
Per questa analisi sono stati consultati i principali modelli e centri di calcolo internazionali, tra cui GFS (https://www.ncei.noaa.gov/products/weather-climate-models/global-forecast), ECMWF (https://www.ecmwf.int) e NOAA (https://www.noaa.gov), fondamentali per monitorare l’evoluzione di El Nino e delle anomalie oceaniche su scala globale.
