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Centro Meteo Europeo: rottura del caldo estivo con temporali

Primavera 2026 fuori dagli schemi: caldo anomalo, piogge sbilanciate e un Vortice Polare in azione su Europa

Federico De Michelis di Federico De Michelis
19 Apr 2026 - 17:00
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Meteo News, Zoom
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Rottura del meteo caldo.

(METEOGIORNALE.IT) Ci sarebbe parecchio da discutere in merito all’evoluzione meteorologica. Stiamo vivendo, innanzitutto, una stagione estremamente precoce sul fronte primaverile, almeno in una visione d’insieme. Poi, localmente, abbiamo avuto fenomeni di freddo e di intense precipitazioni, ma dobbiamo guardare al quadro generale: se a Capracotta sono caduti 3 metri di neve, non significa che si sia bloccato il Riscaldamento Globale. Era solo un modo di dire, una provocazione per sottolineare come qui praticamente ogni evento freddo venga presentato come un ritorno al clima normale, quando invece bisogna osservare le temperature medie, soprattutto quelle che stiamo registrando in questo mese di aprile. A questo punto, dopo che anche marzo ha avuto in Italia temperature decisamente superiori alla media – come del resto febbraio – e che, in una visione d’insieme, anche gennaio è andato nella stessa direzione, sostanzialmente tutto questo 2026 ha temperature superiori alla norma.

 

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Una Pianura Padana senza neve e la nebbia “chimica”

In tutto questo 2026, per quanto riguarda la stagione invernale, non abbiamo avuto nevicate in Pianura Padana, quantomeno in maniera diffusa. Sono state estremamente occasionali e si sono verificate in Emilia e in Romagna, ma si è trattato di un evento del tutto estemporaneo e locale. Abbiamo poi avuto le nebbie in Pianura Padana, soprattutto nel settore centro-occidentale all’inizio di gennaio, con persino la cosiddetta neve chimica: quella neve che si forma nelle aree densamente inquinate e che non cade da una nube presente in quota, bensì da fiocchi che derivano dalla condensazione di cristalli di vapore acqueo originati dalla nebbia fitta. Poi, per via della temperatura sotto lo zero e della presenza di pulviscolo atmosferico, questi cristalli si aggregano e diventano neve. Ecco che abbiamo avuto queste nevicate, ma per il resto stiamo vivendo una stagione davvero fuori dalle regole, sia quella primaverile che quella invernale.

 

Precipitazioni sbilanciate

Mi si dice che abbiamo avuto abbondanti precipitazioni. Queste sì, ci sono state, ma sono risultate molto localizzate sia nel tempo sia nello spazio. È vero che, mediamente, nel totale ogni anno chiudiamo con una quantità di pioggia in linea con la media, ma piove in maniera estremamente disordinata. Tra l’altro, a volte piove in quelle stagioni in cui non dovrebbe e laddove c’è, per esempio, una forte evaporazione. Faccio un esempio concreto: la Sicilia e le precipitazioni della scorsa estate durante i temporali, a volte anche oltre i 100 millimetri di pioggia, quantitativi che poi vanno a sommarsi al totale annuo. Tuttavia quelle precipitazioni non hanno sortito effetti significativi sulle falde acquifere e sui bacini di raccolta delle acque: tanto che oggi, nonostante una stagione piovosa, in Sicilia si legge dalla stampa che c’è circa il 50% dell’acqua nei bacini idrici. Poi magari ci sono anche ragioni di altra natura, ma questa è la situazione attuale.

 

Il Nord Italia in deficit pluviometrico

Spostandoci sulle regioni settentrionali, rileviamo un deficit pluviometrico diffuso, a eccezione di quelle aree che per condizioni meteo locali hanno avuto ingenti precipitazioni: parlo del Piemonte occidentale, di quello settentrionale, dell’est della Valle d’Aosta o, più o meno, di tutta la Valle d’Aosta. Sono comunque condizioni meteorologiche locali, così come quelle grandi precipitazioni verificatesi tra Abruzzo e Molise: praticamente, in pochi giorni – in una manciata di giornate – è caduta tanta pioggia in collina e in pianura quanta ne dovrebbe cadere in alcuni mesi, mentre in montagna si sono addirittura superati i 3,5 metri di neve in un unico evento. Tutto questo non è affatto normale: sono eventi meteorologici estremi. E questi estremi non significano che, se totalizzano una quantità di precipitazioni annua in media, le cose vadano bene, in modo assoluto. Così come un singolo episodio di freddo, magari di breve durata, non significa che non ci sia più il Riscaldamento Globale, come dicevo prima, valendo lo stesso discorso per le grandi nevicate sia in Piemonte che nell’Appennino centrale. Viviamo temperature fuori dagli schemi, anomale, molto superiori alla media.

 

Il lobo del Vortice Polare in discesa verso sud

Ora avremo un raffreddamento, ma questo perché il lobo polare, cioè il Vortice Polare, si spingerà verso sud. Tuttavia non sembra destinato a interessare direttamente l’Italia: piuttosto la influenzerà, allontanando questa massa d’aria molto mite che ci ha accompagnato finora. Abbiamo già visto i primi effetti con i primi temporali sulle regioni settentrionali, in espansione poi al resto d’Italia con caratteristiche di instabilità atmosferica. Di questo ne stanno parlando i miei colleghi da qualche giorno e ne ho parlato anche io. Fenomeni atmosferici, tutto sommato, abbastanza comuni nella stagione primaverile. Ma attenzione: in questa primavera non c’è un colpo di coda vero e proprio della stagione invernale, almeno al momento non se ne palesa uno robusto, di quelli che abbiamo vissuto in altri anni. E ciò non è un dettaglio trascurabile, perché significa che anche questi episodi meteorologici estremi – fra le altre cose in un’annata caratterizzata dalla presenza di La Niña, che comunque ci influenza solo indirettamente – non si sono verificati. E a oggi, in un’ottica di circa due settimane, nulla del genere è in prospettiva: vediamo cali della temperatura, ma, alla fin fine, niente di così esagerato come abbiamo vissuto in altre annate.

 

Indici climatici e previsioni stagionali per maggio

Perciò dobbiamo fare un momento di riflessione e proiettarci addirittura verso la stagione estiva per cercare di capire che cosa potrebbe succedere. A questo punto entrano in gioco i modelli matematici stagionali e gli indici di comportamento del clima, di cui abbiamo analizzato recentemente la linea di tendenza. L’indice di comportamento del clima nord-atlantico, cioè la NAO, e l’indice di comportamento del Vortice Polare, chiamato AO, dovrebbero restare negativi per tutta la fine del mese di aprile. Valori che, teoricamente, sarebbero ideali per avere situazioni di maltempo e di freddo in Italia. Ma noi, per fare le previsioni meteo, abbiamo bisogno di dati ben più precisi: un indice di comportamento del clima, per quanto favorevole, necessita poi di una dinamica atmosferica altrettanto ideale. Questa dinamica atmosferica ideale non viene vista dai modelli matematici. Vengono osservate previsioni che danno instabilità atmosferica derivante dallo scontro di diverse masse d’aria, ma non il transito, ad esempio, di veloci perturbazioni provenienti da ovest verso est, di depressioni una di seguito all’altra, tali da produrre grandi precipitazioni. Non vediamo il ritorno, per esempio, di piogge abbondanti primaverili sulle regioni del Nord Italia, fondamentali per il comparto agricolo e non solo: anche per l’ambiente – non dimentichiamolo – e soprattutto per i ghiacciai, visto che a quella quota nevicherebbe, e per le piogge che andrebbero a ridare respiro ai pascoli, specialmente laddove l’erba si è ingiallita in montagna e la neve si è fusa. Quindi non ci sono previsioni di grandi piogge per il Nord Italia: solo questi temporali sparsi che nascono e muoiono in maniera caotica, fenomeni che nei giorni potrebbero anche diventare localmente intensi. Attenzione però: c’è anche una sosta a questa instabilità atmosferica, secondo i modelli matematici, per poi probabilmente avere in seguito un peggioramento più corposo. Parliamo però di una previsione che diventa caotica e che, oltre a essere caotica, pecca di affidabilità mediocre.

 

Uno sguardo a maggio e al ritorno del caldo

In sostanza, abbiamo un’evoluzione meteorologica che è fuori dalle righe, fuori dalla norma. Prevede sicuramente un raffreddamento, ma allo stesso tempo non il ritorno delle piogge sul nord Italia. Vede temperature che, dopo l’abbassamento previsto nei prossimi giorni, si rialzeranno nuovamente. Ci vorrà sicuramente qualche giorno, ma entro fine mese avremo di nuovo valori superiori alla media. Poi, però, abbiamo le previsioni stagionali, che ci dicono che maggio sarà un mese piovoso su gran parte d’Italia e tra l’altro anche più fresco. A questo punto, però, gli indici climatici di comportamento iniziano a essere meno promettenti per questa linea di tendenza, anche se effettivamente non vanno verso il positivo acuto, e quindi teoricamente questa previsione stagionale sarebbe avvalorabile, ovviamente usando sempre il verbo al condizionale.

 

Ciò che ci manca è la normalità climatica

Ciò che ci manca, in fondo, è la normalità climatica. Tutto questo deriva da un cambiamento del clima che è stato certificato da centinaia e centinaia di scienziati, riconosciuto come conseguenza delle attività umane: proprio quel petrolio, proprio quel gas che in questo momento non ci arriva come prima a causa della guerra in Ucraina. Purtroppo, soprattutto i paesi a più alto consumo di energia – quelli più progrediti, ma anche quelli in via di sviluppo – devono investire sulle energie alternative, di qualsiasi natura esse siano, al fine di non inquinare l’atmosfera. Perché quella è l’eredità che lasceremo ai nostri figli e ai nostri nipoti.

 

 

Credit: (METEOGIORNALE.IT)

  • Copernicus Climate Change Service – Surface air temperature March 2026
  • World Meteorological Organization – State of the Global Climate 2025
  • ECMWF / Copernicus – Seasonal forecasts
  • WMO – Earth’s climate swings increasingly out of balance
  • Copernicus Climate Bulletins
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Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

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