
(METEOGIORNALE.IT) Al Nord America, infatti, l’inverno sembra non voler mollare la presa, mantenendo temperature rigide su vaste aree. Sull’Europa, di contro, iniziamo faticosamente ad avvertire le prime avvisaglie di condizioni più miti, anche se decisamente umide.
Ma qual è la causa di questa marcata differenza emisferica? Il responsabile principale è sempre lui: un nucleo di Vortice Polare ancora piuttosto pimpante sopra il Canada. È questo massiccio accumulo di gelo a tenere sotto scacco quelle latitudini e a influenzare pesantemente la circolazione atmosferica anche sugli Stati Uniti e sull’intero comparto atlantico.
In parallelo, però, c’è un altro grande attore che sta rubando la scena climatica nel Pacifico tropicale. Uno dei grandi “registi” del clima globale sta cambiando sceneggiatura: dopo la fine della La Niña, l’oceano si sta scaldando con una velocità impressionante.
Ci stiamo preparando a un nuovo episodio di El Niño, che nei prossimi mesi potrebbe diventare decisamente intenso. Questo riscaldamento superficiale delle acque non è un dettaglio da poco: modifica i venti e le onde oceaniche, innescando una reazione a catena che stravolge i pattern di alta e bassa pressione un po’ in tutto il mondo. Insomma, un vero e proprio cambio della guardia atmosferico, diciamolo.
E per noi? Cosa ci attende? Guardando al trimestre aprile, maggio, giugno, le proiezioni dei principali modelli stagionali europei delineano un quadro piuttosto netto. Si prevede un’area di bassa pressione persistente sul Canada e sugli Stati Uniti settentrionali, mentre sull’Europa tende a instaurarsi una zona depressionaria tra l’Atlantico nord-orientale e i paesi occidentali.
Questa particolare configurazione barica favorirebbe temperature medie o leggermente sopra la norma su gran parte del continente europeo, con anomalie miti che risulterebbero più evidenti proprio tra il centro e il sud Europa. Ci aspetta quindi un tepore precoce, ma con qualche ‘ma’.
Sul fronte delle precipitazioni, in effetti, la tendenza stagionale è orientata verso una primavera più umida del normale in molte zone europee. Questo vale specialmente per l’ovest, il centro e il sud del continente, a causa dell’arrivo più frequente di perturbazioni atlantiche e di masse d’aria umida in risalita dal Mediterraneo.
Al contrario, nel Nord America la configurazione atmosferica richiama ancora un’impronta da La Niña in dissoluzione, portando più piogge su parte degli Stati Uniti orientali e condizioni di maggiore siccità sull’ovest degli Stati Uniti e sull’ovest del Canada. Una dicotomia meteo non indifferente.
Anche il modello britannico, d’altronde, conferma in larga parte questo scenario predittivo, insistendo sulla bassa pressione tra Canada ed Europa occidentale. Caldo più probabile sugli Stati Uniti occidentali e sud-orientali, mentre condizioni più piovose sono attese sull’Europa centro-meridionale.
Questa convergenza tra centri di calcolo diversi non fa che aumentare la fiducia in una primavera europea tendenzialmente mite ma spesso instabile, caratterizzata da frequenti passaggi perturbati. Dimentichiamoci, forse, le lunghe fasi anticicloniche secche a cui eravamo abituati.
Chiudiamo lo sguardo sugli Stati Uniti, dove le previsioni ufficiali indicano una stagione più fresca o nella media al nord e decisamente più calda al sud. Le piogge saranno abbondanti sul Midwest, mentre condizioni più secche domineranno nel sud-ovest. Si tratta del classico quadro tipico delle fasi di transizione meteorologica. Nel frattempo, El Niño prende forza e si prepara a giocare un ruolo sempre più cruciale sul clima globale nella seconda metà dell’anno, pronto a rimescolare ulteriormente le carte in tavola.
Credit ed Enti Internazionali:
ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
Met Office – UK National Weather Service
WMO – World Meteorological Organization
IRI – International Research Institute for Climate and Society (METEOGIORNALE.IT)
