Ancora un ciclone! Oramai pare quasi sicuro, i modelli sono decisamente concordi. Ma come è possibile tutta questa serie di profonde ciclogenesi sui nostri mari? Oramai è cominciato a gennaio e sono tre mesi che siamo preda di strutture di bassa pressione molto profonde e anche decisamente anomale. In questo articolo dapprima spiegheremo le previsioni a tutti gli effetti e poi analizzeremo che cosa sta succedendo a livello italiano.
Festività pasquali a rischio
Siamo oramai quasi in aprile, nella famosa Settimana Santa. Un periodo che in Italia rappresenta storicamente uno dei momenti più sentiti, anche perché coincide con le giornate che si allungano e il sole che scalda di più. Tradizionalmente, questi giorni incarnano l’occasione perfetta per prendersi una meritata pausa, organizzare brevi e spensierati viaggi o, molto più semplicemente, godersi qualche momento di assoluto relax all’aria aperta.
Una passeggiata sulla spiaggia, un pic-nic in collina, ammirare una città d’arte. Tutto questo sarebbe comodo se ci fossero belle giornate di sole, ovviamente senza il caldo opprimente estivo e nemmeno le pochissime ore di luce invernali. Ma potrebbe non essere così
Andiamo per gradi
Secondo gli aggiornamenti più recenti, dopo una prima e piuttosto intensa ondata di freddo associata al ciclone Deborah (stiamo vivendo in queste ore un periodo molto freddo), un nuovo e pungente impulso di aria fredda fuori stagione sarebbe già ai blocchi di partenza.
Questo significa che, nonostante un possibile e fugace miglioramento atteso tra sabato pomeriggio e domenica sera, l’intera penisola potrebbe essere nuovamente e bruscamente investita da condizioni tipicamente invernali, già nel corso di lunedì!
La traiettoria precisa di questa imponente massa d’aria gelida non è ancora definita con assoluta certezza millimetrica, ma alcune delle più autorevoli e recenti elaborazioni modellistiche suggeriscono un ingresso molto verticale. Questo vuol dire che le regioni nord-occidentali sarebbero anche questa volta sotto venti di favonio, mentre il maltempo si concentrerà soprattutto dalla Romagna in giù. Anche se dovrebbe essere meno intenso rispetto all’ultima passata.

La genesi della tempesta
Proprio in queste delicate aree geografiche meridionali si potrebbe innescare la genesi di un ennesimo ciclo, ancora una volta particolarmente intenso, profondo e, sfortunatamente, molto persistente. L’ingresso di questa nuova e vigorosa perturbazione è atteso con una certa apprensione tra martedì 31 marzo e mercoledì 1 aprile.
L’aspetto decisamente più rilevante, quello che tiene gli esperti con il fiato sospeso, riguarda lo sviluppo del sistema ciclonico. Si tratterebbe di una pericolosa ciclogenesi, che potrebbe prendere la sua forma definitiva tra il pomeriggio del 1 aprile e protrarsi ostinatamente fino alla vigilia di Pasqua.
Questo scenario dovesse malauguratamente concretizzarsi, gli effetti sul suolo sarebbero piuttosto significativi, per non dire drammatici in alcune ristrette aree. Si prevedono, carte alla mano, precipitazioni abbondanti e continue, anche sotto forma di violenti nubifragi improvvisi.
Ma soprattutto il vero colpevole sarebbe l’incredibile ventilazione raffiche furiose di maestrale e tramontana, capaci di innescare mareggiate enormi lungo le coste più esposte. Le regioni indubbiamente più coinvolte da questa furia degli elementi sarebbero quelle meridionali, soprattutto ioniche. Un vero e proprio bersaglio prediletto da questi fantomatici cicloni, oramai da gennaio a oggi.

Il ritorno della neve
A tutto questo caotico quadro piovoso e ventoso si aggiungerebbe anche un elemento che sa di pieno inverno, ovvero il ritorno della neve. Si potrebbe imbiancare in maniera diffusa l’Appennino a quote superiori ai 1000 metri di altitudine.
Un dato di per sé non eccezionale per la stagione, certo, ma con la concreta possibilità di improvvisi e locali sconfinamenti a quote nettamente inferiori in caso di rovesci più intensi e organizzati, quando l’aria gelida viene letteralmente trascinata verso il basso dalle forti precipitazioni in atto. Si chiamerebbero nevicate da rovesciamento.
Una situazione complessa, insomma, che potrebbe anche protrarsi proprio in vista della Pasqua. Oltretutto questi cicloni vengono visti all’ultimo dai modelli, è difficile fare tendenze con 10 o 15 giorni in anticipo. A tal proposito, per quanto riguarda le attesissime giornate di Pasqua e Pasquetta, il quadro generale resta avvolto da notevole incertezza.
Alcune deboli indicazioni di massima suggeriscono un possibile e molto graduale miglioramento, intimamente legato al lento indebolimento del ciclone sui mari meridionali e a una conseguente risalita termica. Ma, come sempre accade in questi casi, la prudenza è d’obbligo.
Si tratta di un quadro decisamente facile, ancora tutta da confermare, un’ipotesi che richiederà inevitabilmente ulteriori e costanti aggiornamenti nei prossimi e cruciali giorni di elaborazione dei dati atmosferici. Non c’è assolutamente nulla di definitivo.
Dinamiche atmosferiche estreme
L’aria fredda particolarmente pesante che ci piomberà addosso la sera del 31 marzo potrebbe trovare terreno fertile grazie ai mari che sono già più caldi della media. Le mappe meteo parlano davvero chiaramente. A livello prettamente sinottico, l’inizio del mese di aprile si inserisce perfettamente in un vasto contesto atmosferico su scala continentale dominato da una dinamicità estrema.
Altro che noia atmosferica, l’Europa è oramai bersagliata dal maltempo da intere settimana. La rassicurante alta pressione, per intenderci il famoso anticiclone oceanico che dovrebbe garantirci stabilità, tenta di espandersi Ma viene calciato verso nord. Ecco perché siamo avvolti da un treno di perturbazioni impressionante.

Ma perché tutti questi cicloni?
La spiegazione non è semplice. I fattori sono diversi. In primis, possiamo citare le tempeste oceaniche, le quali, interagendo in maniera esplosiva con le discese di masse di aria fredda di diretta estrazione artica, collegate ai capricci del Vortice Polare, danno regolarmente luogo a configurazioni meteo molto severe. Questo oramai da almeno otto settimane.
Le simulazioni matematiche più recenti elaborate dai grandi centri di calcolo indicano senza i mezzi termini la concreta possibilità della genesi di un minimo barico particolarmente profondo e strutturato in ogni suo livello. E potrebbe non essere l’ultimo se andiamo a vedere le tendenze a lunghissimo termine.
Parliamo di valori di pressione eccezionalmente bassi, localizzati attorno ai 980 hPa o forse inferiori, posizionati proprio nel cuore pulsante del Mar Ionio. Un ciclone di rara intensità, del tutto simile a un Medicane, anche se non ancora ufficialmente chiamato tale. Potrebbe davvero sollevare, come ovvia conseguenza, mareggiate imponenti e distruttive sulle coste esposte ai venti, scaricando inoltre precipitazioni diffuse e localmente alluvionali sulle terre emerse.
L’attesa per la vera primavera
In questo scenario al limite dell’estremo, le aree geografiche indubbiamente più esposte alla furia di questa tempesta sarebbero la Calabria, la Basilicata e la porzione più meridionale e pianeggiante della Puglia, oltre ovviamente a tutte le zone costiere con rischio mareggiate intense.
Parallelamente a questo trambusto al Sud, il continuo afflusso di aria fredda dai quadranti settentrionali contribuirebbe in maniera decisiva a mantenere le temperature ben al di sotto delle medie tipiche di riferimento del periodo.
Le regioni del medio versante adriatico e il Meridione risulterebbero, bilancio alla mano, le fette di territorio maggiormente colpite dai fastidiosi disagi, condannate a condizioni perennemente instabili, venti forti e sibilanti è un clima freddo. Insomma, è come se l’atmosfera si ostinasse a bersagliare sempre le solite zone.
Altrove freddo ma meno pioggia
Fortunatamente, le zone più perturbate sono quelle appena citate e non l’intera Italia. Come sempre accade in questi casi, il ciclone può colpire severamente solo alcune zone e mai tutto l’intero paese. Andiamo quindi al discorso del motivo per cui si originano così tanti cicloni.
Stiamo vivendo un periodo estremamente dinamico. Una primavera incredibilmente capricciosa e ribelle che fatica ancora moltissimo a imporsi. È vero che non è sinonimo di sole e caldo per tutti. Ma è anche vero che quest’anno stiamo andando oltre. Il corridoio depressionario, di incredibile violenza, che si sta originando oramai da settimane sul bacino del Mediterraneo non sembra intenzionato a finire.
Ma quando finirà il tutto? Cerchiamo di mostrarvi le ultime mappe in nostro possesso. Bisognerà attendere fiduciosi, scrutando i cieli e i modelli, ulteriori e decisivi sviluppi dai calcolatori per capire quando si potrà davvero dire basta a questo pattern meteo. È vero che è importante che piova, come avevamo scritto in questo articolo. Ma è anche vero che tutti questi cicloni sono oggettivamente troppi!
