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Ciclone Harry, mareggiata devastante tra Sicilia e Calabria: perché le onde sono state così alte

Mareggiata eccezionale e storica per il sud Italia. Le onde fino a 9-10 metri di altezza hanno distrutto lungomari, creato voragini e devastato interi litorali tra Sicilia e Calabria. Ecco cosa ha scatenato queste onde altissime.

Raffaele Laricchia di Raffaele Laricchia
21 Gen 2026 - 18:20
in A La notizia del giorno, Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Il ciclone Harry ha colpito duramente il Sud Italia, come purtroppo era nelle attese. Questa volta, però, il nemico principale non è stata la forte pioggia, ma il moto ondoso. Una mareggiata storica, mai osservata negli ultimi secoli, si è abbattuta sulle coste di Sicilia e Calabria, sui versanti ionici. Parliamo di un evento distruttivo che ha inciso in profondità sul territorio, mettendo in crisi infrastrutture strategiche, collegamenti e interi tratti urbani costruiti a ridosso del mare. Un disastro senza precedenti.

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Ciclone Harry devasta Sicilia e Calabria, danni incalcolabili

Il caso più emblematico riguarda il collegamento ferroviario tra Messina e Catania, una delle arterie più importanti della Sicilia orientale. Qui la combinazione di mareggiate persistenti, onde molto lunghe e potenti e continua sottrazione di sedimenti alla base della linea ha portato alla distruzione del terrapieno ferroviario, lasciando in alcuni tratti i binari letteralmente sospesi nel vuoto, senza più il terreno di sostegno. Le immagini mostrano rotaie integre ma prive di appoggio, una situazione che ha imposto l’immediata interruzione della linea per motivi di sicurezza. La sospensione del traffico ferroviario non è un disagio marginale, ma un colpo durissimo alla mobilità dell’intera area ionica, già fortemente dipendente da questa infrastruttura.

Parallelamente, numerosi lungomari sono stati devastati. In diversi centri costieri del Messinese e del Catanese l’azione continua delle onde, che colpivano con periodi lunghi e quindi con grande capacità di penetrazione, ha aperto voragini nell’asfalto, cancellato tratti di passeggiata e distrutto opere di protezione costiera. In alcuni casi la strada è semplicemente scomparsa, trascinata via dal mare insieme a sabbia, detriti e sottoservizi.

 

Le aree più colpite:

  • Litorali ionici del Messinese e Catanese
  • Costa ionica della Calabria meridionale
  • Tratti urbani costruiti a ridosso del mare
Letojanni (ME) devastata dalla mareggiata

 

 

A Catania e nei comuni limitrofi il mare ha invaso il lungomare e le strade adiacenti con una violenza tale da spingersi all’interno dei quartieri costieri. Qui l’effetto combinato di onde alte e livello marino già sopra la norma ha permesso all’acqua salata di superare facilmente parapetti e barriere, allagando abitazioni, negozi e scantinati e costringendo diverse famiglie a lasciare temporaneamente le proprie case.

Scendendo verso sud, lungo la costa ionica calabrese, lo scenario non è stato meno drammatico. Le mareggiate, alimentate dallo stesso flusso di scirocco e dallo stesso fetch esteso, hanno colpito lungomari e infrastrutture con un’energia sufficiente a far crollare porzioni di carreggiata, rompere difese costiere e rendere inagibili tratti di strada fondamentali per i collegamenti locali.

 

Perché le onde hanno raggiunto 9–10 metri

Non si è trattato di un singolo picco di mareggiata, ma di un’azione continua per molte ore, con venti sostenuti e onde che hanno colpito ripetutamente gli stessi punti, impedendo qualsiasi recupero naturale della costa e indebolendo progressivamente le strutture fino al cedimento.

Per comprendere perché si siano generate onde così eccezionali, fino a 9–10 metri, è necessario guardare alla dinamica atmosferica che ha accompagnato questo ciclone. Alla base di tutto c’è stata una configurazione barica estrema, con un minimo depressionario molto profondo posizionato nel Canale di Sicilia, sceso fino a 995 hPa, contrapposto a un vasto e potentissimo campo di alta pressione sull’Europa orientale, con valori prossimi ai 1040 hPa. Una differenza di pressione superiore ai 40 hPa su poche migliaia di chilometri ha creato un gradiente barico eccezionalmente intenso.

Questi venti si sono incanalati prevalentemente dai quadranti sud-orientali, dando origine a correnti di scirocco molto forti e continue che hanno soffiato per ore, in alcuni casi per giorni, sulle stesse porzioni di mare. Il Canale di Sicilia ha funzionato come una vera e propria pista di accelerazione del moto ondoso, consentendo alle onde di crescere e organizzarsi prima di impattare sulle coste ioniche.

A questo si è sommato l’effetto dello storm surge, cioè l’innalzamento del livello del mare associato alla forte depressione, che ha facilitato l’ingresso dell’acqua verso la terraferma e amplificato ulteriormente l’impatto distruttivo delle onde.

 

I fattori chiave della mareggiata:

  • Scirocco molto forte e persistente
  • Fetch lunghissimo sul Mediterraneo centrale
  • Storm surge
  • Differenza di pressione enorme tra il Mediterraneo e l’est Europa
  • Azione continua delle onde per molte ore

 

Lungo la fascia ionica siciliana il mare ha così raggiunto livelli di energia raramente osservati negli ultimi decenni. Onde di dimensioni eccezionali, sospinte da venti tempestosi di scirocco e amplificate dalla combinazione di fetch esteso, persistenza del vento e storm surge, hanno prodotto un marcato innalzamento del livello marino, permettendo all’acqua di spingersi ben oltre la linea di costa e di erodere fisicamente il terreno di fondazione fino al collasso di strade e infrastrutture.

 

Fonti e crediti

L’analisi è stata realizzata utilizzando i principali modelli e centri di riferimento internazionali, tra cui GFS (https://www.ncep.noaa.gov), ECMWF (https://www.ecmwf.int) e i dati del NOAA (https://www.noaa.gov), fondamentali per la valutazione del gradiente barico, dei venti di scirocco e del moto ondoso estremo. (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: allerta meteocicloneCiclone Harrydannidanni maltempodistruzionemaltempomareggiatameteoondeonde altetempesta
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È nata in me una passione irrefrenabile per la meteorologia già dall'età di 8 anni, quando ancora si consultavano le previsioni meteo sul televideo. Ho studiato Fisica, sono diventato Tecnico Meteorologo certificato e riconosciuto dal WMO (Organizzazione Mondiale della Meteorologia) ed ora ho alle spalle già decine di migliaia di articoli di meteorologia in appena 13 anni di attività (ho 34 anni ora!). Lavoro anche come presentatore meteo presso emittenti televisive come Antenna Sud, Tele Molise, Video Calabria TV e altre regionali. Produco contenuti social di stampo meteo, dove migliaia di persone mi seguono assiduamente.

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