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estate 2026 calda ed il futuro incerto 29

Non risultano pubblicazioni scientifiche, né peer-reviewed né rapporti istituzionali di previsione climatica, che sostengano l’affermazione «l’Estate 2026 sarà la meno calda del prossimo decennio», sia a scala globale sia per l’Italia. I dati già disponibili e le previsioni decennali vanno nella direzione opposta. Al massimo non si esprimono su una classifica così specifica. E allora, come mai in Italia, diverse interviste rilasciate sostengono il contrario? Vorrei far chiarezza, perché anche in vivo in Italia, e l’estate 2026 mi ha tolto tanti giorni dal vivere all’esterno.

 

Cosa dicono i dati già osservati sull’Estate 2026

L’Estate meteorologica 2026 in Italia è già alle spalle. Le elaborazioni del CNR-IBE sui dati ERA5-Land dell’ECMWF indicano che è stata la più calda della serie dal 1950, con una media nazionale di 24,3°C, superiore ai 23,6°C del 2003. Ad Agosto 2026 la media è stata di 25,6°C.

Non si tratta di una previsione, ma dell’analisi di dati già misurati e ricostruiti. Nessuna fonte scientifica può quindi sostenere ancora che quella stagione sarà la più fresca del decennio. Il confronto con gli anni 2027-2035 appartiene al futuro, mentre il 2026 italiano è già un record nella serie considerata.

Anche a scala globale Agosto 2026 è tra i mesi più caldi della serie strumentale. Il 2026 ha una probabilità molto alta di chiudere tra i due anni più caldi mai registrati, e secondo alcune analisi potrebbe essere il più caldo in assoluto.

 

Cosa dicono le previsioni annuali e decennali

Queste sono le uniche fonti scientifiche pertinenti. Il prodotto di riferimento è il WMO Global Annual to Decadal Climate Update 2026-2035. Il rapporto sintetizza le previsioni inizializzate dei Global Producing Centres, tra cui Met Office, BSC, DWD e CMCC.

I punti rilevanti del rapporto, senza interpretazioni giornalistiche, sono questi:

  • temperatura media globale annua del periodo 2026-2030 prevista tra circa +1,3 e +1,9°C rispetto al periodo 1850-1900;
  • probabilità di circa il 91% che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 superi +1,5°C, una soglia annuale diversa dalla media trentennale dell’Accordo di Parigi;
  • probabilità di circa l’86% che almeno un anno tra il 2026 e il 2030 batta il precedente record annuale, stabilito nel 2024;
  • El Niño in sviluppo nel 2026. Il suo effetto globale arriva in ritardo, per questo il 2027 viene spesso indicato come ancora più caldo del 2026.

Il Barcelona Supercomputing Center, uno dei centri che alimentano il rapporto WMO, stima per il 2026 una media globale di circa +1,47°C, con un intervallo compreso tra 1,35 e 1,58°C. Le medie quinquennali salgono poi a circa 1,59°C per il 2026-2030 e a circa 1,70°C per il 2031-2035.

Questi numeri dicono il contrario di «2026 meno caldo del decennio». Il segnale di fondo è quello di un ulteriore riscaldamento. Il 2026 potrebbe risultare meno caldo di alcuni anni successivi, soprattutto del 2027, a causa della fase di ENSO, e non perché il decennio si raffreddi. Questo “globalmente” non si può sostenere che lo sarà in Italia da un dato globale.

Per l’Europa e il Mediterraneo le stesse previsioni indicano un’alta probabilità di temperature sopra la media 1991-2020 nella stagione calda del periodo 2026-2030. La skill, cioè la capacità predittiva, è migliore per la temperatura media su più anni che per una singola estate in un singolo Paese.

 

Perché nessuno può stilare la classifica delle estati italiane 2026-2035

Su questo punto la letteratura scientifica è chiara.

  • Trend di lungo periodo
    Il riscaldamento di origine antropica è un dato consolidato, certo. Le proiezioni dei modelli matematici CMIP6 e i downscaling per l’Italia e il Mediterraneo indicano per il resto del secolo un aumento delle temperature estive, delle ondate di calore e delle notti tropicali. Il Mediterraneo si conferma un hotspot climatico. Non è l’allarmismo della «prossima estate da record», ma il segnale climatologico.
  • Variabilità interna
    Su scala annuale e regionale, come nel caso dell’Italia, contano ENSO, NAO, blocchi anticiclonici, umidità del suolo e temperatura del Mar Mediterraneo. Questa variabilità è abbastanza ampia da rendere un’estate più fresca della precedente anche in un clima che si sta scaldando. Le previsioni decennali inizializzate migliorano un po’ la stima rispetto alle sole proiezioni. Tuttavia non hanno una skill sufficiente per stabilire quale estate del decennio sarà la più fresca in Italia.
  • Conseguenza
    È plausibile che estati calde come quella del 2026, o anche più calde, si ripetano. Non c’è però la certezza che tutte le estati italiane dal 2027 al 2035 superino il 2026, così come non c’è la certezza del contrario. Dire che «il 2026 sarà il minimo del decennio» significa fare un’affermazione troppo precisa rispetto a ciò che i modelli matematici decennali possono sostenere.

Gli studi sulle previsioni decennali, come quelli sui metodi di selezione degli ensemble in Europa o sui sistemi di CMCC, DWD e BSC, misurano la skill sulle medie di 5-10 anni e su grandi regioni. Non la misurano sulla classifica di una singola estate a livello nazionale.

 

Conclusione

  • Fonti scientifiche che sostengono un’Estate 2026 meno calda del prossimo decennio in Italia: nessuna trovata.
  • Fonti che descrivono l’Estate 2026 italiana come già record nella serie 1950-2026: l’analisi del CNR-IBE sui dati ERA5-Land, che è una comunicazione basata sui dati e non uno studio di previsione.
  • Fonti che descrivono il prossimo decennio come generalmente più caldo del recente passato, con un 2027 potenzialmente più caldo del 2026 a scala globale: il WMO GADCU 2026-2035 e i centri che lo producono.

Il riscaldamento globale e l’incertezza sulla singola estate sono due piani distinti. Il primo è ben documentato. La seconda non consente di dire con certezza che ogni estate sarà peggiore della precedente, né che il 2026 resterà la meno calda del decennio.

 

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