
(METEOGIORNALE.IT) Siamo oramai nei primissimi giorni di marzo. Potrebbero già a breve cominciare i primi temporali con una certa diffusione geografica. Nulla di strano, se guardiamo alle tipiche condizioni meteo del periodo al Centro e al Sud dell’Italia.
Qualcosa di più insolito, in effetti, sarebbe vederli scoppiare già entro questo mese un po’ in tutta la Valle Padana. Almeno lo sarebbe stato fino a un po’ di anni fa. Da oramai un paio di decenni già marzo dove i temporali si formano in una maniera non più trascurabile.
Paura della grandine
Possiamo capire chi ha avuto danni a coltivazione, automobili oppure verande. Ricordiamo bene le ondate di maltempo estremo capaci di portare devastazione su migliaia di ettari in pochi minuti. Un vero e proprio incubo è stato il mese di luglio 2023.
Per fortuna, almeno in questi primi mesi dell’anno, non vedremo sicuramente una violenza simile. Diciamo che i primi colpi di ghiaccio dovrebbero essere piuttosto piccoli e intermittenti. Soprattutto tra marzo e aprile. È invece dal mese di maggio che le probabilità aumentano in maniera sempre più graduale.

Che cosa serve
Servono imponenti cumulonembi per far cadere dal cielo i veri chicchi grossi, nuvoloni che nascono solo in un’atmosfera molto calda e satura di umidità. Con l’ingresso di Marzo, il Vortice Polare continuerà a mostrarsi debole, aprendo la strada a un periodo decisamente altalenante. Capita spesso, come sappiamo, di vivere giornate di alta pressione con termometri che superano agilmente i 15°C, portandosi su valori nettamente superiori alla norma del periodo.
Non stiamo parlando di certezze assolute, sia chiaro, ma di possibilità concrete. Questo continuo gioco di scambi termici altro non è che un monito. Fermi tutti però, nessuna ansia. Per avere grandine davvero grossa serve un’atmosfera rovente nei bassi strati. Ecco perché, almeno fino al mese di maggio possiamo stare tranquilli.
I mesi a maggior rischio
La stagione dei temporali più cattivi, in linea di massima, si apre in aprile per chiudersi a Ottobre. Certo, qualche volta ha imbiancato le strade persino in febbraio o marzo, ma parliamo quasi sempre di palline piccole e innocue. I sassi veri e propri cadono giù quando fa un caldo rovente, tipico magari tra giugno e settembre.
E allora quand’è che ci preoccuperemo? Solo con l’arrivo dei massicci anticicloni africani. Sono proprio quelle le condizioni ideali per scatenare il finimondo. L’aria rovente in risalita dall’Africa, oltre a scaldare enormemente l’ambiente circostante, carica l’atmosfera di un’incredibile quantità di vapore acqueo.
Poi, non appena le correnti fredde scendono da nord e valicano le Alpi, cosa comunque frequente, si innesca la miccia perfetta. Lo scontro genera colossali cumulonembi alti fino a 15 km e capaci di condizioni meteo veramente estreme. Non solo la grandine, ma anche nubifragi e raffiche di vento furiose. E si badi bene. Non solo in Italia, ma oramai in buona parte dell’Europa.

Credit Scientifici Internazionali
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World Meteorological Organization (WMO) – Approfondimenti globali sulle dinamiche del Vortice Polare e i cambiamenti stagionali.
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National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA) – Dati e ricerche sulla formazione dei cumulonembi e fenomeni meteorologici severi.
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European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF) – Modelli previsionali sulle anomalie termiche in Europa durante la primavera.
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Met Office – Studi sulle dinamiche dell’aria fredda in discesa verso il bacino del Mediterraneo.
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Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC) – Report sull’aumento dell’intensità degli eventi estremi e degli anticicloni africani. (METEOGIORNALE.IT)
