
(METEOGIORNALE.IT) Gli appassionati meteo le conoscono bene. Ma non tutti i lettori sanno che cosa sono le supercelle. In questo articolo cerchiamo di capire intanto di cosa si tratta e successivamente Vi proponiamo uno studio molto interessante.
Cosa sono le supercelle?
Rappresentano la forma più estrema e pericolosa di temporali. In quanto possono generare grandine di dimensioni notevoli, piogge torrenziali, nubifragi, violente raffiche di vento note come downburst e persino tornado.
Si formano quando ci sono condizioni meteo molto particolari. In primo luogo ci deve essere aria calda nei bassi strati e aria fredda in quota. Ma non basta che si crei la cosiddetta convezione. Serve pure che ci sia lo shear del vento, un termine tecnico che indica la diversa inclinazione delle correnti a diverse quote.
Lo studio pubblicato su Science Advances
In questo articolo, vi proponiamo un interessante studio (clicca qui per approfondire), apparso su Science Advances. I ricercatori dell’ETH di Zurigo hanno utilizzato modelli climatici ad alta risoluzione e dati di rianalisi per esaminare l’evoluzione passata, presente e futura delle supercelle in Europa. Ma con un’attenzione particolare rivolta all’area alpina e al Nord Italia.
Inoltre, gli esperti hanno pure ipotizzato è confrontato i dati con un aumento di 3 gradi rispetto ai livelli preindustriali, per stimare le variazioni future nella frequenza e distribuzione di questi temporali estremi.
Le Alpi
Le simulazioni hanno mostrato che l’area alpina rappresenta un vero e proprio “hotspot”, non solo per i cambiamenti climatici (si veda l’approfondimento qui), ma pure per i temporali a supercell. Ogni stagione, sul versante settentrionale delle Alpi si verificano in media 38 episodi, mentre sul lato meridionale, che comprende anche la Pianura Padana, se ne registrano circa 61.
Per ovvi motivi, il catino padano è molto più a rischio rispetto alle zone Oltralpe. Ciò non toglie che anche queste ultime stanno risentendo di fenomeni meteo sempre più estremi.
Le analisi
L’attività temporalesca segue una precisa stagionalità: raggiunge il picco durante l’estate nelle zone continentali, mentre si sposta verso il Mediterraneo (e nel nostro caso al Meridione) in autunno. A livello giornaliero, invece, la massima frequenza si concentra nel tardo pomeriggio.
I percorsi più ricorrenti delle supercelle vanno da sud-ovest verso nord-est. Proprio perché, per dinamiche atmosferiche, le correnti più comuni in estate sono con la traiettoria inclinata di qualche decina di gradi.
Esiste un aumento delle supercelle?
La risposta non è affatto semplice. Anche perché un tempo non esistevano dati di alcun tipo. Ciò non toglie, però, che esistono segnali indiretti che lasciano intuire un incremento. Uno di questi non è proprio nel campo meteo, ma è opportuno evidenziare le enormi perdite assicurative.
Il 2023, ad esempio, ha segnato un record negativo per le compagnie, che hanno dovuto sostenere costi elevatissimi legati ai danni provocati da temporali violenti. Chi si ricorda gli autentici “mostri” del famigerato luglio 2023?
Cosa rischiamo In un clima più caldo?
linea generale, temperature più alte comportano un aumento del contenuto di umidità atmosferica e del CAPE (Convective Available Potential Energy), cioè l’energia disponibile per lo sviluppo dei forti temporali in genere. Questi fattori sono ingredienti essenziali per le supercelle, insieme alla presenza di aria fredda e secca in quota e alle correnti in quota che abbiano una certa inclinazione rispetto a quelle nei bassi strati.
Basti pensare a un classico esempio. In estate quando c’è un richiamo umido sciroccale le correnti si dispongono in quota a mo’ di Libeccio e quindi si crea un angolo tra i due venti che permette la formazione di supercelle.
Qualche dato per concludere
I risultati indicano che nell’area alpina la frequenza delle supercelle potrebbe aumentare fino al 50%. Ciò comporterebbe rischi molto più elevati per Paesi come Svizzera, Austria, Germania meridionale e soprattutto Italia settentrionale. Al contrario, regioni come la Penisola Iberica e il sud-ovest della Francia potrebbero vedere una diminuzione di questi fenomeni meteo. Proprio perché in queste zone pioverebbe talmente poco che diventerebbero rare. (METEOGIORNALE.IT)
