Abbiamo vissuto la prima metà del mese di gennaio ed altri tempi. È vero che ora fa più caldo e il meteo è diventato molto più burrascoso. Ma non dimentichiamoci di quello che abbiamo vissuto fino al 12 gennaio. Ricorda un po’ il passato.
Cos’era una volta
C’erano stagioni invernali in cui il freddo non era un’eccezione episodica, ma una presenza costante, capace di modellare il tempo senza compromessi. Le ultime elaborazioni del modello europeo ECMWF mostrano chiaramente una discontinuità.
Soprattutto rispetto alla ripetitività climatica degli ultimi anni, segnalando un cambiamento significativo nella circolazione atmosferica. Chiaramente non possiamo parlare di ondate di gelo come una volta. Però le possibilità di avere pattern meteo invernali crescono sensibilmente.
Non è nulla di anomalo
Quello che emerge dalle mappe previsionali a lunghissimo termine altro non è che una dinamica che fino a 15-20 anni fa si manifestava con frequenza quasi ordinaria durante la stagione invernale. Oggi, però, a causa del progressivo riscaldamento globale, questi scenari sono diventati sempre più rari. Non siamo più capaci di sopportare oltre 10 giorni di gelate.
E non possiamo nemmeno parlare di ondata di gelo storica. Il freddo intenso che abbiamo avuto nella prima metà del mese e le nevicate attorno all’epifania altro non sono che normale regolarità invernale fino ai primissimi anni 2000. Capitava quasi ogni anno. O comunque nella stragrande maggioranza degli anni. E magari più di una volta in un singolo inverno.
I motivi di questa annata più fredda
È necessario ampliare lo sguardo e analizzare i meccanismi che regolano il clima su scala emisferica. Cioè quelle che indirizzano il tempo nell’area euro-atlantica e nord-americana. In questo periodo dell’anno, tra gennaio e inizio febbraio, due indici assumono un ruolo centrale: l’Arctic Oscillation (AO) e la North Atlantic Oscillation (NAO).
Sappiamo che sono due termini tecnici. Abbiamo trattato un interessante approfondimento. Cerchiamo di sintetizzare. Quando entrambi tendono verso valori negativi, come sta accadendo ora, il Vortice Polare perde compattezza, diventa più debole, meno vigoroso, consentendo all’aria gelida di fuoriuscire dalle regioni artiche e dirigersi dritto in sede mediterranea.
Non dimentichiamo che…
Questo processo è strettamente collegato all’Amplificazione Artica, fenomeno che vede le alte latitudini riscaldarsi più rapidamente rispetto al resto del globo. Avevamo trattato abbondantemente pure di questo fenomeno meteo.
La conseguente riduzione del gradiente termico tra polo ed equatore rende la corrente a getto meno lineare e più ondulata. Le ondulazioni facilitano la discesa di aria fredda verso latitudini più basse. E di fatto portando freddo e nevicate a bassa quota anche in Italia.
Insomma, quest’anno sembra proprio che gli indici siano a nostro favore. Solo che c’è un problema. Fa troppo caldo in tutto il globo. E quindi quel grado o due in più rispetto a mezzo secolo fa fa davvero la differenza. Lo vediamo bene in inverno.

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E allora non resta che…
Puntare dritti verso la stratosfera, dove i modelli iniziano a ipotizzare un possibile Stratwarming. Questo improvviso riscaldamento stratosferico sopra il Polo Nord può destabilizzare ulteriormente il Vortice Polare, frammentandolo o letteralmente scalciandolo.
Qualora tale scenario si concretizzasse, le conseguenze potrebbero farsi sentire nei primi giorni di febbraio, aprendo la strada a masse d’aria ancora più fredde di origine siberiana. Ma ci sono due problemi. In primis, non si vedono segnali forti. E in secondo luogo non è affatto detto che dopo un riscaldamento stratosferico tutto arrivi in Italia. Anche qui avevamo parlato di un approfondimento molto interessante, che vi invitiamo a leggere.

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Le conclusioni
Resta fondamentale avere sempre approcci prudenti e scientifici. Qualunque modello, nonostante siano oramai elementi estremamente sofisticati, può commettere errori Anche importanti quando si parla di prevedere a 15 o 30 giorni. Il motivo è semplice. Piccole variazioni nella posizione di un minimo di pressione o di una perturbazione per avere effetti radicalmente diversi.
Ciò non toglie che, dopo tre annate veramente terrificanti, l’inverno sembra aver ritrovato una certa vitalità. Inoltre, le numerose nevicate a bassa quota e la lunga fase meteo invernale di gennaio sono segnali che ci dicono che ancora si può sperare in un inverno – in parte – come una volta. Diciamo che una stagione come questa sarebbe passata completamente inosservata fino a 30 anni fa e ora invece ci pare particolarmente fredda. Sono i tempi e le percezioni che cambiano..

Credits
European Centre for Medium-Range Weather Forecasts (ECMWF)
National Oceanic and Atmospheric Administration (NOAA)
World Meteorological Organization (WMO)
American Meteorological Society (AMS)