• Privacy Cookie
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy settings
domenica, 10 Maggio 2026
METEO GIORNALE
  • Home
  • Previsioni Meteo
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Diretta Meteo
  • Magazine
  • Viaggi
  • Old news
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Home
  • Previsioni Meteo
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Diretta Meteo
  • Magazine
  • Viaggi
  • Old news
  • Chi siamo
  • Contatti
Meteo Giornale
Home A La notizia del giorno

Dicembre apparecchia l’Inverno. Gennaio lo serve freddo

Inverno e indici climatici capaci di ribaltare qualsiasi pronostico meteo.

Federico De Michelis di Federico De Michelis
05 Dic 2025 - 19:12
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Ad Premiere, Cambiamento climatico, Meteo News, Zoom
A A
Share on FacebookShare on Twitter

LEGGI ANCHE

Temporali in arrivo: i giorni da segnare e le Regioni nel mirino

Caldo africano rovente, c’è la data: in arrivo temporali e grandine

(METEOGIORNALE.IT) Partiamo da una considerazione scomoda, quasi un paradosso che sta agitando i sonni di molti appassionati. Ebbene, abbiamo indici climatici favorevoli ad avere ondate di freddo, eppure le previsioni stagionali dei grandi centri di calcolo — sia quello americano che quello europeo — continuano a non vedere un inverno rigido in Europa. Com’è possibile?

Diciamolo subito: la meteorologia non è una scienza esatta, è una scienza del caos.

Ci troviamo di fronte a un bivio. Da una parte ci sono i modelli matematici che elaborano miliardi di dati e sfornano mappe colorate di rosso (caldo anomalo); dall’altra ci sono le teleconnessioni, quei segnali a lunga distanza che spesso, in passato, ci hanno anticipato i grandi eventi. Descrivere quelli che sono gli indici climatici o teleconnessioni ideali per avere ondate di freddo in Europa durante questo inverno, che ha appena iniziato il suo cammino, è un esercizio affascinante ma rischioso. Nessuno chiaramente di noi è in grado di conoscere poi se questi indici avranno effettivamente una influenza diretta.

Insomma, si materializzerà il tempo atmosferico associabile al clima che questi solitamente — o in teoria — possono innescare? Bella domanda.

 

 

La trappola della nostalgia: il confronto con il passato

C’è un errore che commettiamo spesso. Possiamo andare a ritroso di qualche anno, certo, ma visto e considerato che abbiamo un cambiamento climatico galoppante, fare paragoni diretti con il passato è un terreno minato. Prendiamo ad esempio l’inverno sacro per i meteofili italiani: quello che procurò la storica ondata di gelo di Gennaio 1985.

Paragonare l’oggi a quel mese leggendario è alquanto arduo. Perché? Semplice: la temperatura media globale da allora è cresciuta in modo inesorabile e, oltretutto, sono tendenzialmente cambiate le sinottiche atmosferiche ideali per tali fenomeni. L’atmosfera non si muove più esattamente come quarant’anni fa.

Tuttavia, c’è un “ma”. Un grosso “ma”.

Quel fenomeno del 1985 fu innescato da un fortissimo Stratwarming, un riscaldamento improvviso della stratosfera polare. E attenzione: questi fenomeni possono ancora ad oggi succedere. Non sono estinti. Ne abbiamo testimonianza lampante nel 2018 — era fine febbraio — e così anche nel Gennaio 2017. In quegli anni si ebbe una spettacolare inversione delle correnti: i venti zonali, che solitamente soffiano da ovest verso est, si bloccarono e tornarono indietro. Dalla Siberia, come un treno merci impazzito, giunse in Europa aria gelida pellicolare che colpì duramente anche l’Italia.

Quindi, la lezione è chiara: quando abbiamo indici climatici favorevoli, si possono realizzare condizioni atmosferiche davvero estreme in Europa, condizioni che possono persistere anche per decine di giorni.

Generalmente le ondate di freddo maggiori che ricordiamo hanno avuto una durata che va da due a quattro settimane. C’è un’eccezione, ovviamente. Il 1929. Quell’anno fu un mostro a parte, molto rigido, con un freddo persistente per ben due mesi, da gennaio a febbraio. Ma contestualizziamo: eravamo da poco usciti dalla Piccola Era Glaciale. Probabilmente si ebbe in quel periodo uno strascico di quelle condizioni così estreme che durarono circa 300 anni e finirono alla fine del 1800.

Oggi siamo in un’epoca totalmente diversa. Viviamo il cambiamento climatico. Viviamo l’aumento della temperatura globale.

 

Cronache del gelo italiano: una memoria selettiva

A questo punto, ci domandiamo: quanto è cambiato il clima rispetto alle ondate di freddo che ci ricordiamo, quantomeno quelle più recenti? Vediamo cosa è successo in Italia, riavvolgendo il nastro dei ricordi ma con occhio critico.

Partiamo inevitabilmente dal Gennaio 1985, un inverno che ebbe un’eccezionale ondata di gelo a gennaio, proseguita poi con fortissime nevicate sulle regioni settentrionali — la famosa nevicata del secolo a Milano — e una persistenza del freddo praticamente per tutto il mese. Le cronache dell’epoca parlavano di tubature scoppiate, laguna di Venezia ghiacciata e carri armati per le strade a spalare neve.

Come però non ricordare anche il gennaio e poi febbraio 1986? Furono molto diversi effettivamente rispetto al 1985, ma comunque lasciarono il segno con nevicate importanti e un clima rigido. E poi, il Marzo 1987.

Qui serve una parentesi. Spesso ci dimentichiamo che a gennaio di quell’anno si ebbe un’ondata di gelo brutale su tutta l’Europa orientale che influenzò marginalmente l’Italia. Sembrava finita lì. Invece, un’ondata di gelo estremamente tardiva e fortissima si scatenò nei primi giorni di marzo. Cominciò a Mosca e da lì, come una palla da biliardo, si spostò rapidamente sull’Italia.

Era il Burian.

Colpì il nostro Paese quando ormai si pensava alla primavera. Si ebbero fortissime nevicate in Puglia, nevicate in Adriatico, paesi isolati. La temperatura scese a 0°C a bassa quota in pieno giorno anche in Sardegna. Roba da non credere, eppure eravamo ai primi di marzo.

Ma insomma, andiamo ancora molto più avanti a questo punto. Saltiamo a piè pari altri vent’anni che sono trascorsi nel frattempo e andiamo direttamente al 2017. A gennaio ci fu un’ondata di gelo che iniziò appena dopo l’Epifania e colpì soprattutto le regioni adriatiche e il Sud. Tutta l’Italia fu coinvolta, ma in Adriatico cadde la neve in pianura e sulle coste fino alla Puglia e alla Calabria. Le spiagge imbiancate di Porto Cesareo o Polignano a Mare fecero il giro del web. L’atmosfera era assolutamente polare.

Andiamo poi all’anno successivo. Infatti, solo un anno dopo — nel fine febbraio 2018 — aria gelida si portò sull’Europa. In Gran Bretagna venne chiamato quell’evento meteo “The Beast from the East” (la Bestia che viene dall’Est), mentre in Italia lo chiamiamo sempre Burian. Cadde la neve a Roma e a Napoli. Vedere il Colosseo o il Vesuvio imbiancati ha sempre un effetto straniante, quasi magico.

Ebbene, rispetto ad allora che cos’è cambiato?

 

La complessità della previsione nel Vecchio Continente

Vediamo nel dettaglio che cosa succede in questi ultimi anni. Innanzitutto hanno prevalso, per molti mesi della stagione invernale, le alte pressioni. È un dato di fatto: gli anticicloni sono diventati più invadenti, più persistenti. Ma ricorderei che anche tra il 2017 e il 2018 l’alta pressione europea campeggiò per mesi. Sembrava un inverno finito prima di iniziare. In particolare nell’inverno 2017-2018 non succedeva nulla, poi di botto ecco che venne questo grande gelo del tutto inatteso.

Quello che sostanzialmente emerge è che in Europa la previsione delle ondate di gelo è estremamente complessa.

C’è una differenza abissale rispetto a quanto succede negli Stati Uniti d’America e nel Canada. Lì, la geografia “aiuta” il freddo: le Montagne Rocciose sono disposte da nord a sud e non offrono barriere alle masse d’aria artica che scendono dalle pianure. È sufficiente una debolezza del Vortice Polare affinché l’aria gelida scivoli a nordovest, transitando sulle pianure congelate del Canada e portando il freddo fino al Golfo del Messico. Abbiamo la possibilità di vedere persino la neve in posti impensabili, come è capitato nel recente passato o come potrebbe capitare — ipotesi non remota — con neve caduta anche addirittura nella calda Florida.

Ovviamente vi stiamo parlando solo dell’America, ma potremmo fare altre considerazioni su altre aree del nostro pianeta. Il clima e l’orografia dell’Europa, invece, presentano altre complicazioni.

Noi abbiamo le Alpi, abbiamo il Mar Mediterraneo che funge da serbatoio di calore, abbiamo l’Oceano Atlantico mite a ovest. Le nostre ondate di freddo devono fare lo slalom. Tuttavia, eventi meteo estremi di freddo saltuariamente anche da queste parti capitano. E quando capitano, fanno male.

 

Caos calmo: la situazione attuale

A questo punto, noi non vi stiamo dicendo che avremo un inverno gelido. Sarebbe disonesto. Vi abbiamo sempre detto che ci sono gli indici di comportamento climatici che sono favorevoli: c’è un Vortice Polare piuttosto instabile, c’è una tendenza ad avere un possibile Stratwarming.

Dato che già quest’anno c’è stato un tentativo. A fine novembre la stratosfera si è scaldata, ma è durato pochissimo. Non ha avuto la possibilità di invertire le correnti ed era solo novembre, quindi precocissimo. Se fosse capitato con successo, sarebbe stato l’evento più precoce da quando abbiamo la possibilità di osservare questi fenomeni anche via satellite e, soprattutto, misurarli con strumenti precisi e non semplici stime.

Quello che vediamo — e che vedo personalmente analizzando le carte ogni mattina — è molto caos.

Caos tra i commenti dei colleghi, caos nei forum specializzati. Mi riferisco soprattutto ai colleghi dell’estero, perché qui in Italia c’è molta riluttanza a esporsi. Si ha paura di sbagliare, di illudere. Ma questa è una decisione del tutto personale. Il nostro motto da sempre è stato quello di fare riferimento a quello che succede negli Stati Uniti d’America e al metodo anglosassone: la meteorologia va discussa, ipotizzata, lanciata a disposizione di tutti.

Anche perché, diciamocelo, le sole applicazioni Meteo non possono che darvi solo informazioni a breve termine. Sono algoritmi freddi (loro sì, gelidi) che dopo pochi giorni di validità cambiano completamente scenario senza darvi spiegazioni. Ti svegli, guardi l’app: sole. Guardi due ore dopo: pioggia. Perché?

Noi qui invece cerchiamo di capire perché cambiano e perché potrebbero succedere determinati eventi atmosferici. Non vogliamo illudere certo nessuno.

 

Il fascino ancestrale della neve

Oggi abbiamo parlato della neve. Del fatto che la neve è un evento atmosferico atteso tutti gli anni da grandi e piccini. Esercita una sorta di fascino ancestrale innato, qualcosa che ci portiamo dentro dai tempi delle caverne.

Da sempre questo fenomeno è stato riportato, ad esempio, nelle tele di pittori famosi — pensate ai paesaggi fiamminghi o agli impressionisti — perché la neve cambia la scenografia del mondo.

Oltre ai rumori, che vengono ovattati e assorbiti dal manto bianco, la neve riporta tutto verso una sorta di immagine fantasiosa. L’atmosfera cambia sapore, la luce riflette in modo diverso. Tutto sommato è una novità, soprattutto nei paesi a clima temperato e soprattutto laddove ormai la neve è divenuta solo fenomeno ben più che occasionale. Pochi decenni fa, invece, era ricorrente durante la stagione invernale in città come Milano, Torino o Bologna.

Ora la aspettiamo come un evento raro, un regalo del cielo che forse, se gli indici si allineeranno e il Vortice Polare deciderà di fare i capricci giusti, potremo rivedere. In fondo, l’inverno è appena iniziato. E la natura ha sempre l’ultima parola, a dispetto dei supercomputer.

vortice polare, stratwarming, ondata di gelo, meteo inverno, neve italia, burian, clima europa

 

Credits: Dati e proiezioni su indici climatici a cura di NOAA e ECMWF. Analisi storiche supportate da archivi NCEP/NCAR Reanalysis. (METEOGIORNALE.IT)

Seguici su Google News
Tags: burianclima europameteo invernoneve italiaondata di gelostratwarmingvortice polare
CondividiTweetInvia
Articolo precedente

Freddo e neve in pausa ma la svolta arriverà, ecco la data chiave

Prossimo articolo

Weekend bagnato per almeno tre regioni, ombrelli aperti

Federico De Michelis

Federico De Michelis

Libero professionista nel campo dei dati meteo e dell’Osservazione della Terra. Laurea in Ingegneria Spaziale (Brunel University London). Formazione avanzata in meteorologia in Europa e in Canada, con approfondimenti su modellistica numerica, telerilevamento e analisi dei dati ambientali. Cosa faccio Previsione operativa e analisi per settori meteo-sensibili (energia, outdoor, eventi, turismo) Interpretazione di prodotti satellitari e di modelli (EO/remote sensing) Assessment dei rischi meteo-climatici e reportistica Divulgazione e supporto a media e progetti educativi/R&D Lavoro all’intersezione tra scienza, tecnologia e decisioni concrete, con attenzione a qualità dei dati e comunicazione chiara. La meteorologia è la mia passione fin da bambino; dopo un anno di liceo all’estero mi sono trasferito a Londra dove ho conseguito la laurea alla Brunel University London.

Prossimo articolo

Weekend bagnato per almeno tre regioni, ombrelli aperti

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Privacy Cookie
  • Chi siamo
  • Contatti
  • Privacy settings

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.

Nessun risultato trovato
Guarda tutti i risultati
  • Home
  • Previsioni Meteo
  • Cronaca Meteo
  • Mappe
  • Diretta Meteo
  • Magazine
  • Viaggi
  • Old news
  • Chi siamo
  • Contatti

Innovazione Scienza S.r.l. unipersonale P.IVA/C.F. 10463560960- Milano (MI)
Credit immagini: le immagini utilizzate su questo sito sono con licenza e copyright di Adobe Stock, Canva, Shutterstock, Dreamstime e Freepik.