Anche se la Madden Julian Oscillation appare ostile a un cambio di scenario meteo sull’Europa, il cambiamento si materializzerà comunque con tutta la sua forza. A confermarlo sono le continue proiezioni dei modelli matematici, sempre più concordi nel delineare un raffreddamento significativo.
Anche le ultime emissioni del modello matematico americano continuano a indicare un notevole raffreddamento dell’Europa. In termini di gelo, ci sono ancora diversi giorni da attendere prima di poterne definire con precisione l’entità, ma dopo Natale sembra profilarsi un’irruzione di aria molto fredda. Che provenga dalla Russia, dall’Artico russo o dalla Scandinavia cambia poco sotto certi aspetti: ciò che conta è che anche in Italia potremmo assistere a un raffreddamento marcato.
Attenzione: non stiamo ancora parlando delle temperature effettive, bensì della dinamica che potrebbe favorire un afflusso di aria gelida. In aggiunta, è previsto anche un campo di bassa pressione che potrebbe portare precipitazioni su molte regioni. Naturalmente, non siamo ancora in grado di stabilire con precisione quali saranno le aree interessate.
La previsione del modello matematico americano ipotizzava nevicate diffuse sulla Pianura Padana. Questo suggerisce che la probabilità di eventi nevosi sia concreta, ma – è bene ricordarlo – se c’è freddo ma mancano le precipitazioni, la neve non può cadere.
Analizzando sempre il modello americano, si nota una situazione ricca di aree cicloniche con precipitazioni, con molta neve prevista su Isole Britanniche, Scandinavia, Germania, parti della Francia, Svizzera, e ancora su Balcani, rilievi della Grecia e anche nelle regioni centrali e meridionali italiane, con nevicate anche a quote molto basse.
Prevedere la neve sulla Pianura Padana resta una delle sfide più complesse, soprattutto nel medio-lungo termine. Per questo, è più prudente parlare di probabilità piuttosto che di certezze. Sarebbe sufficiente un minimo di bassa pressione sul Golfo Ligure per far risalire aria umida e generare precipitazioni nevose.
Ad esempio, nei prossimi giorni, il modello americano prospetta una fase in due step: la prima, imminente, con quantitativi attorno ai 30-40 mm sul milanese; la seconda, intorno al 23 dicembre, con ulteriori 30-40 mm. Complessivamente si parla di 60-80 mm di precipitazioni: se fossero interamente nevose, sarebbe un evento di grande portata. Al momento, però, ci limitiamo a confermare una tendenza al raffreddamento verso fine mese.
Guardando più in là, il mese di gennaio potrebbe essere influenzato non più dalla Madden Julian Oscillation, ma dal comportamento del Vortice Polare. In particolare, un vortice non troppo compatto e sferico, come previsto, potrebbe portare a condizioni invernali severe anche in Italia. Un evento raro: l’ultima volta che accadde qualcosa di simile fu a fine dicembre 2020, quando nevicò su Milano. Anche in quel caso, prevedere la neve fu un vero terno al lotto.
In ogni caso, stiamo parlando di una tendenza su scala nazionale, non soltanto su Milano, che può fungere da riferimento per la Pianura Padana occidentale. Ma possiamo estendere il discorso anche a Bologna e ad altre zone del Nord Italia.
In caso di irruzioni d’aria fredda robuste, soprattutto provenienti dalla Valle del Rodano, si potrebbero avere nevicate a bassa quota sulla Sardegna, così come sulle regioni tirreniche e, in alcuni casi, anche sulla Sicilia, a quote medio-basse. Questi fenomeni restano comunque difficilmente prevedibili, perché l’Italia è immersa nel cuore del Mar Mediterraneo, e le regioni settentrionali sono protette da una barriera montuosa che ostacola il moto dell’aria fredda verso sud. Questo rende le previsioni per il Nord più complesse e incerte.
Quello che è certo è che l’Europa sembra ormai indirizzata verso una situazione da “freezer”, ovvero un forte raffreddamento. Il fatto che i modelli matematici si tingano di colori usati per evidenziare la neve è un segnale importante. Si parla di neve su molte aree, anche molto a sud, come i rilievi a bassa quota dell’Albania e Grecia.
L’inverno, stavolta, sta davvero arrivando. E sembra assumere finalmente una parvenza di normalità climatica. Godiamocelo, perché – come ricordato più volte – il Cambiamento Climatico globale è ormai una realtà difficile da fermare. Non si sta facendo abbastanza per mitigarne gli effetti, e le previsioni a lungo termine sono purtroppo sempre più pessimistiche.
Gli inverni futuri rischiano di diventare sempre più miti, a meno che non si verifichi l’imprevisto previsto: il rallentamento o blocco della Corrente del Golfo. Ma di questo, forse, si occuperanno le nuove generazioni, con orizzonti temporali che vanno verso il 2100 o oltre.
Se così fosse, gli archivi storici ci ricordano che un simile evento ha portato a un forte raffreddamento dell’Oceano Atlantico settentrionale e a una grande espansione della banchisa polare. Ma, paradossalmente, entro il 2100 la banchisa potrebbe essere quasi del tutto scomparsa.
Insomma, prevedere il 2100 è fuori dalla nostra portata. Esistono numerose fonti scientifiche autorevoli che ne discutono, ma ciò che possiamo fare oggi è vivere il presente. E se farà freddo, non lamentiamoci: l’inverno, per definizione, deve anche essere rigido.
Siamo a una latitudine che lo consente e lo rende normale. Climaticamente normale. E, forse, questa è già una buona notizia.
Fonti e approfondimenti scientifici:
- ECMWF – European Centre for Medium-Range Weather Forecasts
- NOAA – National Oceanic and Atmospheric Administration
- Meteo France – Modelli meteo ufficiali europei
- Copernicus – European Climate Data and Services
- UK Met Office – United Kingdom Meteorological Office