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Corrente del Golfo stop: l’Europa rischia secoli di siccità estrema

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
06 Dic 2025 - 11:50
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Cambiamento climatico
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(METEOGIORNALE.IT) Immaginate un’estate che non finisce mai davvero. O meglio, un’estate dove l’acqua diventa un ricordo, un lusso, una variabile impazzita che manca all’appello per decenni, se non per secoli. Non stiamo parlando della trama di un romanzo distopico di serie B, ma di una prospettiva scientifica concreta – e decisamente inquietante – emersa da un nuovo studio olandese.

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Diciamocelo chiaramente: siamo ormai abituati a sentire notizie allarmanti sul clima. Ci scorrono addosso come pioggia su un impermeabile, spesso senza lasciar traccia. Eppure, questa volta la faccenda ha un sapore diverso, più metallico. Una ricerca appena pubblicata, rilanciata con enfasi da Livescience, punta i riflettori su uno scenario che molti meteorologi temono di dover commentare sul serio: il collasso dell’AMOC.

Dietro questa sigla tecnica – Atlantic Meridional Overturning Circulation – si nasconde quello che noi, molto più poeticamente, chiamiamo spesso il “cuore pulsante” della Corrente del Golfo. Ebbene, se questo cuore dovesse smettere di battere, l’Europa potrebbe trovarsi ad affrontare non anni, ma centinaia di anni di Siccità estrema.

 

Il motore del clima si sta inceppando?

Per capire la portata di quanto afferma lo studio guidato dall’Università di Utrecht, bisogna fare un passo indietro. Immaginate l’Oceano Atlantico come un enorme nastro trasportatore. L’AMOC è quel sistema di correnti che preleva il calore dall’emisfero australe e dai tropici e lo trascina su, verso nord, lambendo le coste dell’Europa occidentale. È grazie a questo meccanismo se a Londra o a Parigi non si gela come a certe latitudini del Canada meridionale.

René van Westen, ricercatore post-dottorato in scienze marine e atmosferiche e autore principale dello studio, non usa mezzi termini. Per lui, l’AMOC non è solo una corrente: è l’architetto del nostro sistema climatico globale. “Il clima sull’Europa è influenzato sia dalla temperatura che dalle precipitazioni”, spiega van Westen. Ed è qui che il meccanismo rischia di rompersi.

Gli scienziati ci avvertono da tempo: il Riscaldamento Globale di matrice antropica sta indebolendo questo gigante. Il rischio? Raggiungere un “tipping point”, un punto di non ritorno. Una soglia oltre la quale il sistema non rallenta semplicemente, ma collassa. E se collassa, l’intero assetto pluviometrico del Vecchio Continente salta in aria.

In effetti, siamo di fronte a una prima volta assoluta. Mai prima d’ora i ricercatori avevano messo a confronto – con tale dettaglio – cosa accadrebbe alle piogge estive in Europa sotto diversi scenari climatici in caso di blocco totale della circolazione atlantica.

 

Uno scenario da brividi (e non per il freddo)

Il team olandese ha fatto girare otto simulazioni complesse, proiettandole su un arco temporale vastissimo, superiore ai 1.000 anni. Un’eternità, meteorologicamente parlando. Quattro di queste simulazioni guardavano al passato, a livelli di gas serra pre-industriali – teorici, certo, visto che quel mondo non esiste più –, ma le altre quattro ci riguardano da vicino. Molto da vicino.

Due modelli si sono concentrati sullo scenario noto come RCP4.5. In parole povere: ipotizziamo che le emissioni di carbonio dell’umanità tocchino il picco verso la metà di questo secolo per poi iniziare a scendere. In questo contesto, i ricercatori hanno introdotto una variabile critica: l’acqua dolce.

Quando i ghiacciai si sciolgono – e lo stanno facendo a ritmi forsennati, basti guardare le Alpi o la Groenlandia –, enormi quantità di acqua dolce si riversano nell’Atlantico. Questo altera la salinità e la densità dell’acqua, inceppando il nastro trasportatore di cui parlavamo prima. Nei modelli RCP4.5, una grande iniezione di acqua dolce ha portato al collasso totale dell’AMOC.

Ma cosa significa, in pratica, per chi vive a Roma, Madrid o Atene?

Significa sete. Tanta sete. Van Westen sottolinea che, in uno scenario di cambiamento climatico “standard”, abbiamo già più evaporazione e stagioni secche più aride. “Se a questo aggiungi il collasso dell’AMOC, ottieni estremi di siccità ancora maggiori”, avverte.

 

La geografia della sete: il Sud Europa nel mirino

I dati emersi sono impietosi e disegnano un’Europa a due velocità, ma unita nel disagio. Prendiamo l’intensità della stagione secca – ovvero la differenza tra quanta acqua evapora dal suolo e quanta ne cade sotto forma di pioggia. In uno scenario RCP4.5 con la corrente ancora intatta, questa intensità aumenta dell’8% su tutto il continente.

Ma se l’AMOC crolla? Quell’8% schizza al 28%. Un salto drammatico.

Le differenze geografiche sono ancora più marcate e, per certi versi, sorprendenti. Pensiamo alla Svezia, terra di laghi e foreste. Lì, la stagione secca si intensificherebbe del 54% con la corrente attiva, ma arriverebbe a un devastante 72% senza di essa.

E poi c’è la Spagna, il “canarino nella miniera” del clima europeo. La penisola iberica sta già combattendo con le unghie e con i denti contro una Siccità cronica. Ebbene, lo studio prevede che la stagione secca spagnola peggiorerà del 40% con l’AMOC funzionante. Se però il sistema dovesse collassare, il peggioramento toccherebbe il 60%. Insomma, territori che già oggi assomigliano a zone semi-desertiche potrebbero inaridirsi in modo irreversibile.

 

Oltre il meteo di domani

C’è un dettaglio che rende questo studio particolarmente affascinante – e al contempo terrificante. Queste simulazioni non guardano al meteo della prossima settimana o al clima del 2030. Riflettono climi stabili su scale temporali immense. “Siamo interessati a quali siano le risposte medie con diversi tipi di stati dell’AMOC sullo sfondo”, precisa van Westen.

Karsten Haustein, scienziato del clima all’Università di Lipsia in Germania, trova che la bellezza di queste simulazioni risieda proprio nel loro sguardo lungo. Analizzano cosa succede “centinaia di anni dopo che tutto è cambiato”.

Haustein fa notare una differenza cruciale: lo scenario transitorio – quello su cui pianifichiamo le infrastrutture per i prossimi 100 anni – è diverso da uno scenario di equilibrio. “Solo perché avremo condizioni molto più secche nei prossimi 50 o 100 anni non significa che rimarrà così per sempre”, dice. Ma la prospettiva a lungo termine ci offre “molto più materiale su cui lavorare”.

Tuttavia, non tutti sono pronti a prendere questi dati come una profezia scolpita nella pietra. Jon Robson, professore al National Centre for Atmospheric Science dell’Università di Reading, nel Regno Unito, invita alla cautela. Non coinvolto nella ricerca, Robson avverte che per far collassare l’AMOC in questo specifico modello, gli autori hanno dovuto aggiungere enormi quantità di acqua dolce nell’Atlantico del Nord.

“Non è realistico”, commenta Robson. O almeno, non lo è nelle quantità massicce inserite nel modello matematico. Tuttavia, anche lui ammette che lo studio va preso come un serio avvertimento su ciò che è possibile in uno scenario estremo. Insomma, forse non accadrà domani mattina, ma il meccanismo fisico c’è ed è pronto a scattare.

 

Una responsabilità millenaria

Che il collasso avvenga tra cinquant’anni o che rimanga uno spettro teorico, il messaggio di fondo risuona potente. Stefan Rahmstorf, co-responsabile del dipartimento di analisi del sistema Terra al Potsdam Institute for Climate Impact Research, non usa giri di parole.

“I crescenti problemi di Siccità, previsti in ogni caso a causa del Riscaldamento Globale, sarebbero aggravati ulteriormente da un forte indebolimento dell’AMOC“, spiega Rahmstorf a Live Science. E aggiunge un dettaglio che gela il sangue: questo indebolimento appare “sempre più probabile”.

Non stiamo parlando di un’estate storta, di quelle che si risolvono con un autunno piovoso. “Se l’AMOC si spegne, questo avrebbe conseguenze per almeno mille anni a venire”, conclude Rahmstorf.

Mille anni.

È una cifra che fatichiamo persino a visualizzare. Significa condannare trenta, quaranta generazioni future a vivere in un’Europa radicalmente diversa, più ostile, più assetata. È una responsabilità gigantesca per chi oggi – dai palazzi della politica alle sale riunioni delle multinazionali – deve prendere decisioni.

La Corrente del Golfo ha cullato la civiltà europea per millenni, regalandoci quel clima temperato che ha permesso all’agricoltura e alle città di prosperare. Pensare che questo nastro trasportatore possa fermarsi, lasciandoci in balia di inverni rigidi e, paradossalmente, di estati torride e secche, è un pensiero che dovrebbe togliere il sonno.

Siamo davvero pronti a scommettere sul fatto che quel “tipping point” sia lontano? Guardando fuori dalla finestra, osservando i fiumi in secca e le montagne senza neve – viene il dubbio che la scommessa la stiamo già perdendo.

 

Credits & Fonti Ufficiali: (METEOGIORNALE.IT)

  • Live Science: Collapse of key Atlantic current could bring extreme drought to Europe
  • Utrecht University – Institute for Marine and Atmospheric Research: René van Westen Research Profile
  • Potsdam Institute for Climate Impact Research (PIK): Stefan Rahmstorf Analysis
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Tags: AMOCclima futuroCorrente del Golfometeo estremopioggia europariscaldamento globalesiccità europa
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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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