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AO–NAO–QBO–ENSO–MJO: perché con la Niña l’Inverno non è già scritto

Antonio Lombardi di Antonio Lombardi
13 Ott 2025 - 16:08
in A La notizia del giorno, A Scelta dalla Redazione, Wiki Meteo
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Indici climatici che muovono l’autunno e l’inverno europeo

(METEOGIORNALE.IT) L’Europa non entra in ottobre e in novembre con un clima lasciato al caso. Dietro le piogge sulle Isole Britanniche, le irruzioni fredde verso l’Italia o le alte pressioni sul Mediterraneo ci sono “firme” dinamiche ben riconoscibili: oscillazioni dell’atmosfera e dell’oceano che modulano la circolazione su scala emisferica. Conoscerle, in autunno e inverno, aiuta a leggere la stagione mentre accade. Tra queste spiccano AO, NAO, QBO, ENSO, MJO, il pattern EA e quello Scandinavo, assieme allo stato del Vortice Polare e agli episodi di Stratwarming. Non offrono certezze quotidiane, ma orientano i grandi scenari: dove scorrono le perturbazioni atlantiche, dove si formano blocchi anticiclonici, quando il freddo artico può farsi strada fino al cuore del continente.

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AO: oscillazione artica, il barometro dell’aria fredda

L’Arctic Oscillation (AO) misura la differenza di pressione tra le alte latitudini artiche e le medie latitudini dell’Emisfero Nord. In fase positiva, il gradiente è marcato: i venti occidentali si rinforzano, il Vortice Polare troposferico è compatto e il freddo resta “intrappolato” più a nord. L’Europa sperimenta correnti oceaniche miti e più veloci, con piogge frequenti su Regno Unito e Scandinavia e temperature relativamente elevate su Francia e Germania. In fase negativa, il gradiente si attenua, le onde planetarie si allargano, i blocchi anticiclonici sono più probabili e aumentano le irruzioni fredde verso l’Europa centrale e meridionale, Italia compresa, soprattutto tra dicembre e gennaio. L’AO non dice tutto, ma è il primo interruttore stagionale da controllare.

 

NAO: tra Azzorre e Islanda che governa l’Atlantico

La North Atlantic Oscillation (NAO) è il “cuore” dell’Oceano Atlantico settentrionale. Confronta la pressione tra l’alta delle Azzorre e la bassa dell’Islanda. NAO positiva significa getto teso, traiettorie perturbate alte e correnti umide verso il Nord Europa: più piogge su Regno Unito e Norvegia, clima spesso ventoso e temperature miti su ovest Europa, con il Mediterraneo centrale più secco e anticiclonico, specie a novembre e dicembre. NAO negativa sposta i “binari” più a sud: saccature verso la Penisola Iberica e l’Italia, piogge e a tratti neve a bassa quota quando l’aria fredda scivola dall’Artico. Molte differenze regionali di gennaio e febbraio dipendono da pochi decimi di NAO: è il pattern più direttamente collegato al tempo quotidiano sull’Europa occidentale.

 

QBO: i venti equatoriali che squotono la stratosfera

La Quasi-Biennial Oscillation (QBO) descrive l’alternanza dei venti nella stratosfera equatoriale, tra orientali e occidentali, con un periodo medio di circa 28 mesi. In QBO orientale, le onde planetarie che risalgono dalle medie latitudini disturbano più efficacemente il Vortice Polare in stratosfera, rendendo più probabili indebolimenti o split in pieno inverno. In QBO occidentale, il vortice tende a essere più saldo. La QBO non decide da sola, ma precondiziona la colonna: assieme all’ENSO e all’assetto della neve euroasiatica di ottobre, influenza il rischio di Stratwarming e quindi la probabilità, nelle settimane successive, di fasi AO e NAO negative in gennaio e febbraio.

 

ENSO: El Niño e La Niña, un’onda dal Pacifico che arriva in Europa

L’ENSO è la grande oscillazione del Pacifico tropicale. Un El Niño maturo tende a riscaldare la stratosfera polare e, tramite catene di teleconnessioni, favorisce un getto atlantico più ondulato nella seconda parte dell’inverno; una La Niña (quella che ci interesserà quest’anno) persistente favorisce spesso un getto più teso e un Vortice Polare più forte, specie all’inizio di stagione. Gli effetti sull’Europa non sono meccanici come su Nord America, ma modulano la distribuzione media delle alte e basse pressioni nel semestre ottobre–marzo, alterando la frequenza di fasi NAO positive o negative. L’impatto varia con l’intensità dell’evento, con la posizione del massimo anomalo nel Pacifico (est o ovest) e con l’interazione con QBO e MJO.

 

MJO: il passo della convezione tropicale che “spinge” le onde, non del mare, ma atmosferiche

La Madden–Julian Oscillation (MJO) è un’onda di convezione che si muove lungo i tropici in fasi numerate. In autunno e inverno, certe fasi sull’Oceano Indiano e sul Pacifico occidentale innescano onde di Rossby che, 1–2 settimane dopo, rafforzano o indeboliscono la dorsale sull’Atlantico e cambiano la curvatura del getto verso l’Europa. Ad esempio, fasi attive tra 6 e 7 possono favorire un pattern più ondulato sull’Atlantico, aumentando la probabilità di NAO negativa; fasi 2–3 spesso si collegano a un getto più teso e a un regime più zonale sul Nord Europa. La MJO è preziosa per la previsione sub-stagionale: aiuta a capire se in novembre o in dicembre c’è spazio per una finestra più fredda o per un ritorno dell’anticiclone.

 

EA Scandinavo: i “cugini” europei della NAO

Oltre a NAO, due pattern regionali contano molto. L’East Atlantic (EA) è simile a NAO ma spostato più a sud-est: in fase positiva rafforza le correnti miti sull’Europa centro-meridionale, asciugando il Mediterraneo; in negativa consente saccature più profonde verso Spagna e Italia, moltiplicando i passaggi frontali tra dicembre e gennaio. Il pattern Scandinavo (SCA) misura i blocchi tra Norvegia e Svezia: in fase positiva segnala anticicloni robusti sulla Scandinavia che deviano le correnti da est verso l’Europa centrale, con episodi freddi e secchi fino alla Val Padana; in fase negativa lascia campo libero al treno atlantico. Quando SCA positivo si combina con AO negativa, il ponte anticiclonico verso la Groenlandia diventa la corsia preferenziale per scambi meridiani freddi.

 

Vortice Polare e Stratwarming: i registi dell’inverno

Il Vortice Polare ha due volti, troposferico e stratosferico. Quando la stratosfera si raffredda fortemente tra novembre e dicembre, i venti circumpolari accelerano e la troposfera tende a seguire con getto teso e NAO spesso positiva. Al contrario, un episodio di Stratwarming – riscaldamento rapido della stratosfera polare, anche di 30–50 °C in pochi giorni tra gennaio e febbraio – indebolisce o spezza il vortice. Dopo 1–3 settimane, la risposta scende verso la superficie con maggiore probabilità di AO e NAO negative, blocchi su Groenlandia o Scandinavia, e irruzioni fredde più profonde su Europa centro-meridionale. La “predicibilità” non è assoluta, ma lo stato del vortice è una chiave di lettura essenziale.

 

Copertura nevosa eurasiatica e ghiaccio artico: efficace anche in Italia

Il ritmo dell’autunno europeo risente della neve che avanza sulla Siberia in ottobre. Un’espansione rapida della copertura nevosa in Eurasia rafforza l’alta termica siberiana e favorisce una risposta ondulata della circolazione, con maggior rischio di AO negativa nelle settimane successive. Anche l’estensione del ghiaccio nell’Artico e le anomalie di temperatura superficiale del mare nel Nord Atlantico modulano i contrasti termici che alimentano il getto: acque più calde del normale nella fascia subpolare possono spostare il corridoio delle tempeste, incidendo su dove piove di più tra Isole Britanniche e Francia, e su quanto spesso il Mediterraneo entra in fase ciclonica.

 

Come leggere gli indici climatici da ottobre a marzo

Dall’inizio di ottobre la bussola include AO, NAO ed evoluzione della neve in Eurasia; in novembre e dicembre entrano nel quadro MJO e prime indicazioni sullo stato del Vortice Polare; tra gennaio e febbraio la QBO, eventuali segnali di Stratwarming e la maturità di ENSO aiutano a capire se il treno atlantico rallenta o se si aprono corridoi freddi da nord-est. Ogni indice ha limiti e non sostituisce le previsioni deterministiche a pochi giorni, ma la loro combinazione offre un contesto prezioso per interpretare i regimi: zonale mite e umido con NAO e AO positive; scambi meridiani con NAO negativa e SCA positivo; pattern ibridi quando EA e MJO intervengono a piegare il getto.

 

Perché contano per l’Europa meridionale e l’Italia

Per l’Italia, la differenza tra un novembre piovoso e uno siccitoso spesso è scritta in pochi segni: NAO leggermente negativa che porta saccature iberiche e richiami sciroccali, oppure NAO positiva con alta pressione sul Mediterraneo e perturbazioni deviate verso Regno Unito e Scandinavia. In gennaio, quando l’AO vira negativa dopo un indebolimento del Vortice Polare, l’afflusso freddo può raggiungere la Pianura Padana e l’Adriatico; se nel frattempo il pattern Scandinavo resta positivo, la traiettoria da nord-est si mantiene, con fasi più secche al Nord-Ovest e più instabili sul lato adriatico. Nei febbraio dominati da MJO in fasi favorevoli e ENSO coerente, si osservano finestre di tempo dinamico con alternanza di scirocco, libeccio e irruzioni fredde, mentre marzo risente spesso dell’inerzia del vortice e degli ultimi colpi di Stratwarming tardivi.

 

Una mappa mentale per seguire la stagione

Pensare agli indici come a una mappa mentale aiuta a non perdersi tra un run modellistico e l’altro. AO e NAO sono il quadro generale sull’Atlantico e l’Artico; EA e SCA aggiungono i dettagli europei; QBO, ENSO e MJO sono i “regolatori” che, dall’alto o dai tropici, spingono il sistema verso un regime o un altro; Vortice Polare e Stratwarming rappresentano le svolte che possono ribaltare il tavolo a stagione in corso. Osservarli in sequenza, da ottobre a marzo, permette di capire se l’Europa sta correndo su binari miti e umidi, oppure se prepara deviazioni fredde, con ricadute dirette su piogge, neve in quota, venti e temperature dal Portogallo ai Balcani e lungo tutta la penisola italiana.

 

Credits:

  • NOAA Climate.gov – Understanding the Arctic Oscillation
  • NOAA Climate.gov – Understanding the North Atlantic Oscillation
  • NOAA Climate Prediction Center – Arctic Oscillation
  • NOAA Climate Prediction Center – North Atlantic Oscillation
  • NOAA Climate Prediction Center – Madden-Julian Oscillation
  • NOAA Physical Sciences Laboratory – MJO Primer
  • NASA Goddard Space Flight Center – The Quasi-Biennial Oscillation
  • ECMWF – Predicting Sudden Stratospheric Warming Events
  • National Centers for Environmental Information (NCEI) – Arctic Oscillation
  • Nature Climate and Atmospheric Science – QBO Disruptions
  • Freie Universität Berlin – QBO Data
  • Royal Meteorological Society – Sudden Stratospheric Warming

  (METEOGIORNALE.IT)

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Tags: blocchi anticiclonicieast atlantic patternEl NinoENSOInverno EuropaLa Ninamadden julian oscillationmjonao negativanao positivaneve italiaoscillazione articaOscillazione Nord-Atlanticapattern scandinavoprevisioni stagionaliQBOquasi-biennial oscillationstratwarmingteleconnessionivortice polare
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Antonio Lombardi

Antonio Lombardi

Dopo aver conseguito la laurea in Geologia presso l’Università degli Studi di Milano nel 2000, ha proseguito il suo percorso accademico con una seconda laurea in Astronomia presso l’Università "La Sapienza" di Roma, ottenuta nel 2006. L'interesse per l'astronomia lo ha portato successivamente a intraprendere un Master di specializzazione in Astronomia presso l’University of Arizona (Tucson, USA), uno dei principali centri internazionali per la ricerca astrofisica. In ambito professionale, si occupa anche di insegnamento, sia in contesti scolastici che in corsi e laboratori rivolti al pubblico generale, con un forte focus sull’approccio interdisciplinare tra geologia, astronomia e scienze ambientali.

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