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METEO estremo in Italia: i segreti delle irruzioni artiche

Scopriamoli insieme

Antonio Romano di Antonio Romano
22 Ott 2024 - 07:15
in Alla Prima Pagina Meteo, Meteo News
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(METEOGIORNALE.IT) Le irruzioni artiche, che possono interessare l’Italia, dipendono da una complessa combinazione di fattori meteorologici e climatici. Questi fenomeni sono legati alla circolazione atmosferica globale e ai pattern stagionali che influenzano il clima europeo. Uno dei principali motori dietro queste ondate di freddo è la corrente a getto polare, una fascia di venti molto forti situata a circa 8-12 km di altezza nell’atmosfera, che separa le masse d’aria gelida polare da quelle più miti provenienti dalle latitudini temperate. In inverno, la corrente a getto può subire notevoli oscillazioni, dette onde di Rossby, che permettono a grandi volumi di aria fredda artica di scendere verso sud, colpendo paesi come l’Italia.

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Un elemento chiave che contribuisce a queste irruzioni fredde è il fenomeno del riscaldamento stratosferico improvviso (Sudden Stratospheric Warming, SSW). Questo processo si verifica a latitudini polari e comporta un rapido aumento delle temperature nella stratosfera, a circa 30-50 km sopra la superficie terrestre. Quando ciò accade, la circolazione del vortice polare, una vasta area di bassa pressione che mantiene l’aria fredda confinata intorno al Polo Nord, viene perturbata. In alcune circostanze, il vortice polare si indebolisce o si frammenta, permettendo all’aria gelida di fuoriuscire verso latitudini più meridionali. Questa dinamica può avere effetti significativi anche sull’Italia, specialmente nei mesi invernali di dicembre, gennaio e febbraio.

 

Un altro fattore determinante è la posizione dell’anticiclone delle Azzorre. Questo sistema di alta pressione, situato sull’Oceano Atlantico, può estendersi verso nord o est, provocando una deviazione nella corrente a getto. Quando ciò accade, si crea una configurazione meteorologica che favorisce il trasporto di masse d’aria fredda dal Nord Europa verso il Mediterraneo. L’Italia, in particolare, si trova sotto l’influenza di correnti settentrionali, che possono portare ad un repentino calo delle temperature, con episodi di freddo intenso e, in alcuni casi, anche neve a bassa quota. In queste situazioni, le regioni del Nord Italia, come la Lombardia, il Piemonte e il Veneto, sono particolarmente esposte a condizioni invernali rigide.

 

Anche i pattern dell’Oscillazione Artica (Arctic Oscillation, AO) e della NAO (Oscillazione Nord Atlantica) giocano un ruolo importante nella possibilità di irruzioni fredde. Quando la AO e la NAO si trovano in fase negativa, la pressione sull’Artico è più alta del normale, facilitando la discesa di masse d’aria fredda verso sud. In questi casi, la Siberia e il Nord Europa diventano serbatoi di aria gelida, che può essere spinta fino al Centro Italia e al Sud Italia. Al contrario, quando queste oscillazioni sono in fase positiva, il vortice polare rimane compatto, e le irruzioni artiche risultano meno frequenti. Questo tipo di configurazione meteorologica, tuttavia, non è limitata all’inverno; può verificarsi anche in autunno o all’inizio della primavera, portando a condizioni climatiche insolite per quei periodi dell’anno.

 

L’Italia, grazie alla sua posizione geografica, rappresenta un punto di transizione tra le masse d’aria miti provenienti dall’Africa e le correnti fredde che arrivano dal Nord Europa. Le regioni del Centro Italia, come il Lazio, la Toscana e le Marche, possono subire un netto cambiamento delle condizioni meteorologiche durante le irruzioni artiche, con un abbassamento delle temperature, piogge fredde e, in alcune occasioni, nevicate in pianura. L’interazione tra l’anticiclone delle Azzorre e le correnti artiche può inoltre provocare forti venti settentrionali, che rendono il freddo ancora più pungente.

 

Anche le Isole Maggiori, Sardegna e Sicilia, non sono immuni dagli effetti di questi fenomeni. In particolari configurazioni, i venti freddi provenienti dal Nord possono colpire la Sicilia e la Sardegna, portando un calo drastico delle temperature e condizioni di maltempo. Sebbene le temperature rimangano solitamente più miti rispetto al Nord Italia, gli effetti di un’irruzione artica possono comunque essere significativi anche al Sud Italia e nelle Isole Maggiori. Questo fenomeno può portare piogge intense, con rischio di temporali e mareggiate lungo le coste, in particolare durante i mesi invernali.

 

I cambiamenti climatici a lungo termine stanno modificando i meccanismi che regolano la circolazione atmosferica globale. Nonostante il riscaldamento globale, che sta portando a un aumento delle temperature medie globali, si osserva un fenomeno paradossale: le oscillazioni della corrente a getto diventano più pronunciate. Questo significa che, in alcune regioni, il rischio di fenomeni meteorologici estremi, come ondate di freddo o di caldo, potrebbe aumentare. L’Italia, trovandosi in una zona di transizione tra climi temperati e influenze continentali, risente di questi cambiamenti, che portano a episodi di freddo intenso durante l’inverno, con temperature che possono scendere ben al di sotto della media stagionale.

 

In conclusione, le irruzioni artiche che raggiungono l’Italia sono il risultato di un complesso insieme di dinamiche atmosferiche globali. La corrente a getto, il vortice polare e la posizione degli anticicloni sono solo alcuni degli elementi che determinano il verificarsi di questi fenomeni. L’Italia, in particolare, è esposta a un’ampia varietà di condizioni meteorologiche, che vanno dalle temperature miti a ondate di freddo estremo, spesso accompagnate da neve e venti forti, soprattutto durante l’inverno. (METEOGIORNALE.IT)

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Antonio Romano

Antonio Romano

Fisico dell’atmosfera e dei sistemi climatici. Laurea in Fisica (Università di Bologna, 1993); PhD in Physics (Imperial College London, Space & Atmospheric Physics Group, 1995–1998, borsa NERC). Dal 1999 lavoro su meteorologia e climatologia applicata, con esperienza in: Assimilazione dati e verifica d’ensemble Analisi di serie storiche e downscaling Previsioni meteo a supporto della ricerca e dei servizi al territorio Nel 2005 ho co-firmato uno studio sui cambiamenti climatici presentato alla European Geosciences Union (EGU) e pubblicato negli atti della conferenza. Oggi sono Research Scientist alla Rutgers University – Institute of Earth, Ocean, and Atmospheric Sciences (EOAS), dove mi occupo di previsioni e analisi del clima per progetti scientifici e applicazioni operative.

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