Lo Strat Warming e il collasso del Vortice Polare
(METEOGIORNALE.IT) All’inizio del 1985 l’Europa visse uno degli episodi più gelidi del secolo. Tutto ebbe origine da un intenso riscaldamento improvviso della stratosfera, noto come Strat Warming, che si verificò a fine DICEMBRE 1984. Questo fenomeno comporta un brusco aumento delle temperature nella parte alta dell’atmosfera, capace di sconvolgere l’equilibrio del vortice polare.
In quell’occasione il vortice si indebolì fino a spezzarsi in più lobi, perdendo la sua capacità di trattenere l’aria gelida nelle regioni artiche. Il risultato fu una poderosa discesa di masse d’aria siberiane verso l’Europa centrale e meridionale: il classico Buran, con venti secchi e taglienti da est che riportano in pianura un gelo tipico delle steppe.
Mappe del 6 gennaio 1985, credit meteociel.fr
L’invasione del Buran in Europa
Le mappe meteorologiche del 6 GENNAIO 1985 mostrano un blocco anticiclonico sull’Atlantico e una depressione profonda sull’Europa orientale. Questo assetto ha spalancato la porta al gelo siberiano, che si è riversato con facilità verso il continente.
Le temperature a 850 hPa segnavano valori di −20°C sulla Polonia e fino a −16°C già sull’Austria. L’aria gelida ha poi proseguito la sua corsa verso l’Italia, trovando le condizioni perfette per scaricare neve anche in zone insospettabili. In quelle giornate i fiocchi caddero a Roma, imbiancarono parti della Sardegna e interessarono diverse regioni del Centro-Nord, mentre il freddo intenso stringeva tutto il Paese.
Il gelo sull’Italia
In Italia le temperature crollarono su valori eccezionali. In molte località del Nord si registrarono minime inferiori a −15°C, con gelate estese e persistenti. Anche il Centro non fu risparmiato: Roma vide la neve attecchire in città, evento raro che segnò la memoria di un’intera generazione.
La Sardegna fu protagonista di nevicate abbondanti, in particolare nelle zone interne. Le correnti orientali spinsero l’aria fredda fin sulle coste tirreniche, amplificando l’eccezionalità dell’ondata. Qui si incontrarono con un flusso d’aria umida da ovest che fu poi causa delle nevicate su molte località della Penisola e Sardegna quel giorno e alcuni giorni successivi sino alla pianura.
Perché il Buran oggi è più raro in Europa
Il Buran non è scomparso, ma negli ultimi decenni è diventato meno frequente e spesso meno intenso sull’Europa occidentale. Le ragioni sono legate sia alle fluttuazioni naturali del clima sia ai cambiamenti climatici in corso.
Il progressivo riscaldamento delle medie latitudini riduce il contrasto termico con le masse gelide siberiane, rendendo più difficile il loro avanzamento. Inoltre, oscillazioni come la NAO e l’AO giocano un ruolo fondamentale: quando sono in fase positiva favoriscono correnti miti da ovest, che agiscono come barriera contro le irruzioni fredde.
Anche la riduzione dei ghiacci artici e delle coperture nevose influisce sulla dinamica del vortice polare, alterando la frequenza e l’intensità degli strat warming e, di conseguenza, la probabilità di episodi di gelo estremo nel Mediterraneo.
Il confronto con altri inverni storici
L’inverno 1985 non fu l’unico a lasciare il segno in Italia. Prima e dopo ci sono stati altri episodi paragonabili, seppure con dinamiche differenti:
FEBBRAIO 1956: il gelo arrivò con un’irruzione siberiana lunghissima e persistente. La nevicata di Roma del 1956 rimane ancora oggi leggendaria: fiocchi caddero a più riprese per diversi giorni, con accumuli che misero in difficoltà la città come raramente accaduto. Fu un evento molto più prolungato rispetto al 1985, ma con dinamiche simili legate a un vortice polare indebolito.
DICEMBRE 2010: un’ondata di gelo portò neve abbondante anche al Nord Italia e lungo la costa adriatica. Le temperature scesero di parecchi gradi sotto lo zero, ma l’intensità non raggiunse i valori estremi dell’85.
FEBBRAIO 2012: un altro episodio di Buran colpì in pieno l’Italia centrale. Marche, Abruzzo e Molise furono sepolti da metri di neve, con accumuli record a Urbino e nell’entroterra appenninico. Rispetto al 1985, l’evento fu più circoscritto geograficamente ma comunque devastante per durata e intensità locale.
FEBBRAIO 2018: il cosiddetto “Burian” riportò gelo e neve in molte regioni italiane, incluse Roma e Napoli, che videeo di nuovo fiocchi bianchi cadere e attecchire sotto forma di tormenta nelle due città. Tuttavia le temperature non furono paragonabili a quelle del 1985 e il freddo durò meno giorni, eravamo anche alla fine dell’inverno meteorologico.
Un inverno leggendario
Il 1985 resta scolpito come uno degli inverni più freddi e nevosi del Novecento in Italia. L’innescato da uno Strat Warming potentissimo, lo split del vortice polare e una traiettoria perfetta delle correnti siberiane.
Un mix irripetibile nella medesima configurazione sinottica, portò il Buran fino al cuore del Mediterraneo e che, ancora oggi, rappresenta un termine di paragone ogni volta che si parla di gelo e neve in Italia.
Prospettive future con i cambiamenti climatici
Mentre il riscaldamento globale continua a modificare i pattern climatici mondiali, gli eventi estremi come quello del gennaio 1985 rimangono possibili, seppur con caratteristiche diverse. La comunità scientifica monitora attentamente le dinamiche stratosferiche e le interazioni tra oceano e atmosfera per comprendere meglio questi fenomeni complessi.
L’esperienza del 1985 ci insegna l’importanza di essere preparati a eventi meteo estremi, migliorando i sistemi di allerta, le infrastrutture e la gestione delle emergenze. Anche se la frequenza di tali eventi può cambiare, la loro intensità e le conseguenze richiedono una pianificazione adeguata in quanto i cambiamenti del clima ci stanno esponendo a maggiori rischi meteorologici.
Nessuno, per esempio, si aspettava ondate di gelo a catena nel centro est degli Stati Uniti lo scorso inverno, con la neve che poi raggiunse persino le coste del Golfo del Messico con temperature di molti gradi sottozero, il nord della Florida sino alla costa. Questa e altre testimonianze sottolineano che eventi meteo similari a quello del 1985 possono ripetersi anche in Europa e Italia nel futuro, e che con adeguati sistemi di previsione meteo, dovremmo essere pronti ad affrontarli perché si tratta di gelo e neve che sono in grado di bloccare il sistema Paese per giorni.
L’esperienza nordamericana ci insegna l’importanza di essere preparati a eventi meteo estremi, migliorando i sistemi di allerta, le infrastrutture e la gestione delle emergenze. Ma da loro ci sono i migliori sistema di allerta meteo nel mondo, una diffusione di servizi meteo che in Europa non c’è da alcuna parte, se non forse in Svizzera.
Credits
- NOAA Climate.gov – Understanding the Arctic polar vortex
- NOAA Climate.gov – On the sudden stratospheric warming and polar vortex
- NOAA Climate.gov – Disrupted polar vortex brings sudden stratospheric warming
- NOAA Chemical Sciences Laboratory – Research suggests frigid Arctic air outbreaks may be predictable
- NOAA Climate.gov – Predicting the chances of a polar vortex disruption
- NOAA Climate.gov – The polar vortex: coming out of hibernation
- International Arctic Science Committee – The influence of the lower stratospheric polar vortex on cold air outbreaks
- Geophysical Research Letters – Enhanced Polar Vortex Predictability Following Sudden Stratospheric Warming Events
- NOAA Climate.gov – El Niño and the stratospheric polar vortex
- NOAA Climate.gov – And that’s a wrap on this season’s stratospheric polar vortex




