Non è un paradosso un eventuale irruzione aria fredda in piena Estate
Non sempre può essere caldo in Italia, e in questo approfondimento scientifico esploreremo le ragioni di questa apparente contraddizione climatica. Innanzitutto, sebbene il clima sia effettivamente cambiato e ci sia stato un aumento documentato della temperatura globale, nel nostro pianeta esistono aree che ricevono ondate di calore eccezionali , a volte anche da record, ma altre che invece vedono trasferire verso sud il freddo dalle regioni artiche . Questo fenomeno può verificarsi in ogni stagione dell’anno, che sia estate, autunno, inverno o primavera.
Osservando una mappa mondiale delle anomalie termiche , vedremo sempre il rosso del caldo che prevale sul blu del freddo. Tuttavia, è importante comprendere cosa rappresentano realmente questi colori: essi illustrano le anomalie termiche , ovvero dove le temperature sono più calde o più fredde rispetto alla media trentennale di riferimento . Come documentato dalla World Meteorological Organization , questa rappresentazione non indica temperatura assolute, ma deviazioni dalla norma climatica.
Una domanda legittima sorge spontanea: perché si fa riferimento alle medie trentennali se il clima sta cambiando? La risposta risiede nella definizione stessa di “clima” secondo gli standard internazionali. Come stabilito dalla WMO , le normali climatologiche rappresentano medie di dati climatologici calcolate per periodi consecutivi di 30 anni.
Secondo il National Centers for Environmental Information , il periodo di 30 anni fu scelto dal corpo direttivo della meteorologia internazionale negli anni ’30, rendendo le prime normali quelle del 1901-1930, il periodo più lungo per cui la maggior parte dei paesi aveva registrazioni climatiche affidabili. Le normali climatiche servono come righello per confrontare il tempo di oggi e le previsioni di domani, e come predittore delle condizioni nel prossimo futuro.
Le medie trentennali vengono aggiornate ogni decade . Come riportato da Copernicus , dal 2021 la maggior parte delle organizzazioni climatiche ha adottato il periodo 1991-2020 come nuovo riferimento, sostituendo il precedente 1981-2010. Tuttavia, per il monitoraggio dei cambiamenti climatici storici , l’OMM raccomanda di continuare a utilizzare il periodo 1961-1990 come riferimento fisso e comune.
L’Italia d’estate subisce un marcato disturbo derivante dalla presenza del Sahara, situato appena a poche centinaia di chilometri a sud. Questa massa d’aria caldissima tende ad espandersi verso nord, sospinta da un fenomeno complesso chiamato ITCZ (Zona di Convergenza Intertropicale) , ma non solo.
Come spiegato dal NOAA , l’ ITCZ appare come una banda di nuvole costituita da rovesci e temporali occasionali che circonda il globo vicino all’equatore. La sua esistenza è dovuta alla convergenza degli alisei : venti nei tropici che si muovono prevalentemente da est e si curvano verso l’equatore.
Secondo ricerche pubblicate sul Bulletin of the American Meteorological Society , quando gli alisei di nord-est dall’emisfero settentrionale e i venti di sud-est dall’emisfero meridionale si incontrano, forzano l’aria verso l’alto nell’atmosfera, formando l’ITCZ.
La posizione dell’ITCZ varia stagionalmente perché segue il sole: si sposta a nord nell’estate dell’emisfero settentrionale e a sud nell’inverno settentrionale. Come documentato dalla Pennsylvania State University , in luglio, quando il sole è sopra il Tropico del Cancro, l’ITCZ raggiunge la sua posizione più settentrionale a circa 15°N; in gennaio raggiunge circa 5°S quando il sole è sopra il Tropico del Capricorno.
Questo movimento stagionale dell’ITCZ è fondamentale per comprendere perché l’aria del Sahara si sposta verso il Mediterraneo. Durante l’estate boreale, quando l’ITCZ si sposta verso nord, crea un sistema di circolazione che favorisce il trasporto di masse d’aria calda e secca dal deserto del Sahara verso l’Europa meridionale attraverso il bacino mediterraneo.
Quando il Mediterraneo si surriscalda sotto l’effetto di ondate di calore, anche le terre emerse ne subiscono l’influenza attraverso meccanismi ben documentati dalla comunità scientifica. Come evidenziato da ricerche pubblicate su Frontiers in Marine Science , il Mar Mediterraneo occidentale si sta riscaldando più rapidamente con un aumento di temperatura di 0.070 ± 0.015°C all’anno.
Il riscaldamento delle acque mediterranee influenza l’atmosfera attraverso due meccanismi principali:
1. Aumento della temperatura dell’aria : le acque più calde del Mediterraneo rilasciano maggiore energia termica nell’atmosfera attraverso i flussi di calore sensibile . Secondo studi del Journal of Climate , questo processo contribuisce al riscaldamento regionale che rende il Mediterraneo un hotspot climatico particolarmente vulnerabile.
2. Incremento dell’umidità atmosferica : le acque più calde aumentano significativamente l’ evaporazione superficiale , iniettando maggiori quantità di vapore acqueo nell’atmosfera. Come documentato dalla Redalyc , le temperature superficiali del mare nel Mediterraneo occidentale possono raggiungere punte superiori a 28°C in alcuni anni (agosto 2003, settembre 2009 e agosto 2018), valori che intensificano drammaticamente l’evaporazione.
Questo processo di aumento dell’umidità atmosferica crea due effetti significativi: da un lato, rende le temperature percepite molto più elevate a causa dell’ indice di calore ; dall’altro, fornisce il carburante energetico per lo sviluppo di sistemi convettivi intensi che possono generare temporali violenti e fenomeni meteorologici estremi.
La possibilità dell’improvvisamente freddo: quando la variabilità sorprende
Visto così, sembrerebbe che avremo solo caldo nel futuro. Invece, può succedere, anche se raramente, che correnti fredde si riversino verso l’Italia , anche se notiamo che fanno davvero fatica a giungere con decisione. Ad esempio, un’ irruzione artica estiva è ormai rarissima d’estate, eppure in passato saltuariamente accadeva.
Il tempo atmosferico è regolato da cicli climatici , e prima o poi, improvvisamente come ad esempio sta succedendo in questo periodo nella Russia europea, ci potremmo trovare fortemente sotto la media e avere un periodo freddo. Tutto può succedere nonostante i modelli matematici stagionali non traccino niente di ciò.
Come sottolineato da studi pubblicati su Science Direct , i meccanismi che controllano il bilancio di umidità atmosferica nel Mediterraneo sono complessi e coinvolgono interazioni tra diversi meccanismi : in inverno, l’essiccamento futuro, l’aumento della pressione superficiale e dell’altezza geopotenziale nel Mediterraneo meridionale suggeriscono un possibile collegamento con l’espansione della Circolazione di Hadley regionale.
È importante ricordare che i modelli stagionali non fanno previsioni precise su scala temporale e geografica ristretta. Pertanto, queste variabili verso l’improvvisamente freddo si possono verificare, come succedevano decisamente più frequentemente sino al 2010 circa.
Le irruzioni di aria fredda verso il Mediterraneo erano fenomeni più comuni fino a circa il 2010. Ricerche pubblicate sul Journal of Climate mostrano come le configurazioni atmosferiche che permettevano questi episodi si siano progressivamente ridotte a causa del riscaldamento globale, ma non sono scomparse completamente.
La circolazione atmosferica di larga scala può ancora produrre configurazioni che favoriscono il trasporto di aria fredda verso sud, specialmente durante eventi di blocco atmosferico o durante fasi particolari di oscillazioni climatiche come la NAO (North Atlantic Oscillation) in fase negativa.
Nonostante il trend di riscaldamento sia chiaro e documentato, la variabilità climatica naturale continua a giocare un ruolo importante. Come evidenziato dall’ European Environment Agency , mentre tutti i mari europei si sono riscaldati considerevolmente dal 1870, esistono ancora episodi di raffreddamento temporaneo che possono interessare regioni specifiche.
La chiave per comprendere il clima futuro dell’Italia risiede nel riconoscere che il riscaldamento globale rappresenta una tendenza di fondo su cui si sovrappongono variazioni naturali di diversa scala temporale. Queste variazioni possono temporaneamente mascherare o amplificare il trend di lungo termine, creando episodi di freddo inaspettato anche in un clima che si riscalda.
In conclusione, mentre il riscaldamento globale rappresenta la tendenza dominante, la complessità del sistema climatico garantisce che episodi di freddo anomalo possano ancora verificarsi in Italia, anche se con frequenza e intensità progressivamente ridotte.
