Meteo, CRESCE il rischio di NEVE diffusa sino alle pianure italiane

Meteo, CRESCE il rischio di NEVE diffusa sino alle pianure italiane

Meteo verso Febbraio: aumento del rischio di neve diffusa

Il culmine della stagione invernale sta iniziando proprio in questi giorni. Abbiamo assistito a una moderata irruzione fredda che, raggiungendo l’ Italia , ha provocato un sensibile abbassamento delle temperature. Si tratta di condizioni meteo abbastanza normali e consuete per il periodo. Tuttavia, questa affermazione è solo parzialmente vera.

La realtà è diversa: negli ultimi 12 anni abbiamo vissuto inverni estremamente miti, caratterizzati da sporadici periodi di freddo. Facciamo un excursus sugli eventi degli ultimi inverni . Concentrandoci su quello attuale, notiamo una tendenza a temperature più basse rispetto ad altre stagioni recenti, con una variabilità climatica molto più accentuata. Questo fenomeno si osserva anche a gennaio, mese in cui, negli anni passati, si registravano forti ondate di alta pressione con temperature insolitamente elevate. Sebbene quest’anno ci siano state alcune ondate di caldo invernali, la loro durata è stata breve e non protratta nel tempo come in passato.

Anche quest’anno, tuttavia, si riscontrano anomalie con alcune aree italiane che non registrano precipitazioni regolari e non vedono la neve che, mediamente, dovrebbe cadere più volte durante l’ inverno . Le anomalie climatiche sono ormai una costante, e il cambiamento climatico continua a progredire, modificando ulteriormente il nostro clima.

Nonostante ciò, alle nostre latitudini, le stagioni rimangono quattro, e l’ inverno raggiunge il suo culmine tra la seconda decade di gennaio e quella di febbraio. È proprio in questo periodo che si manifestano le burrasche invernali più intense, accompagnate da neve e gelo.

Le proiezioni stagionali indicano un possibile indebolimento del vortice polare , un fenomeno che comporterebbe un aumento delle fluttuazioni climatiche. Questo processo, osservabile già sul Nordamerica , potrebbe propagarsi anche in Europa , aumentando il rischio di ondate di freddo.

In questo periodo dell’anno, inoltre, potrebbe verificarsi un intenso riscaldamento della stratosfera , fenomeno che potrebbe innescare un’ondata di gelo dovuta all’inversione delle correnti predominanti, che passerebbero da ovest verso est a orientarsi da est verso ovest. Se ciò accadesse, l’ Europa potrebbe subire conseguenze rilevanti con l’arrivo del cosiddetto “gelo siberiano”.

Al momento, però, non possiamo formulare previsioni precise in merito, ma solo ipotizzare la possibilità di tali eventi in base a vari fattori. Tra questi, l’indebolimento del vortice polare e la presenza di profonde aree cicloniche sull’ Oceano Atlantico , che generano basse pressioni trasformandosi in uragani extratropicali particolarmente violenti.

Fortunatamente, queste tempeste non colpiscono quasi mai direttamente l’ Italia , se non in rare occasioni con cadenza superiore ai 30 anni. Tuttavia, negli ultimi anni si è osservato che le basse pressioni che si formano sul nostro territorio sono sempre più intense.

Nel caso in cui l’aria fredda proveniente dalla Russia europea dovesse raggiungere l’ Italia con maggiore rapidità, potrebbe verificarsi un’irruzione di gelo associata a diffuse tempeste di neve che interesserebbero gran parte del Paese. Tuttavia, la complessa orografia italiana gioca un ruolo fondamentale nel determinare la distribuzione delle precipitazioni. Alpi e Appennini , così come rilievi minori, influenzano significativamente l’impatto delle perturbazioni. Ad esempio, Sicilia e Sardegna , prive di catene montuose di rilievo, presentano una situazione meteorologica diversa rispetto al resto del territorio.

L’evoluzione meteo appare quindi sempre più complessa, con un crescente rischio di neve anche a quote basse. Vedremo se, durante questo inverno , la neve tornerà a imbiancare le pianure. Tuttavia, per un evento del genere, sarebbe necessaria un’intensificazione del freddo.