Meteo estremo e cloud seeding: il legame

Meteo estremo e cloud seeding: il legame

L’alluvione che ha recentemente devastato Valencia e la sua provincia ha lasciato un segno profondo tra la popolazione e pure tra gli esperti meteo. Non è la prima volta che, di fronte a eventi estremi, emergono teorie cospirazioniste, spesso messe in circolo per instillare dubbi e minare la credibilità della meteorologia.

Esiste una pratica, note come come quella dell’inseminazione artificiale delle nubi, comunemente nota come cloud seeding, che serve a far piovere. Alcuni giorni dopo la tragedia si è letto da alcuni fonti non troppo scientifiche ha riacceso il dibattito su questa pratica, collegandola addirittura all’alluvione in Spagna. Il motivo? Ad Agosto sarebbe stato lanciato un allarme per i potenziali rischi legati al cloud seeding in Marocco, Paese che adopera tale pratica per far piovere. Ma è reale o no? La risposta è chiara. NON C’ENTRANO NULLA LE DUE COSE

Il cloud seeding richiede condizioni precise sia dal punto di vista temporale che ambientale. Si interviene solo quando la nube è già formata, modificandone la microfisica aggiungendo nuclei di condensazione e di ghiacciamento per stimolare la formazione delle precipitazioni. In altre parole: non si fa piovere col cielo sereno ma solo quando c’è già la nube e da sola “Non riuscirebbe” a far precipitare acqua. Le si dà quindi un input per stimolare e aumentare la probabilità che qualcosa precipiti dal cielo.

Risulta una pratica certa? Ma ovvio che no: a tal proposito, il margine di insuccesso di tali esperimenti è elevato. Per ottenere risultati tangibili, è necessario intervenire in modo preciso e puntuale, rispettando i tempi imposti dall’evoluzione della nube. Non è sufficiente che un aereo voli sopra una zona e sparga sostanze: occorre che la nube sia già formata e che le condizioni siano favorevoli per una precipitazione mirata.

Quando la tecnica di inseminazione funziona, l’effetto si manifesta nell’area specifica di intervento e solo per un breve periodo. Si stima che un eventuale aumento delle precipitazioni non superi il 15% entro poche ore dall’operazione: insomma, fa piovere un pochino di più entro QUALCHE ORA.

Eco che pare logico dire che, durante quell’evento, si sono registrati accumuli impressionanti, totalmente incompatibili con il cloud seeding: il fatto che siano caduti ben 42 millimetri in soli dieci minuti (dato resale!!) rende chiaro che è un fenomeno del tutto scollegato alle pratiche, fatte TRE MESI PRIMA IN UN ALTRO STATO. Insomma, una presa in giro bella e buona.

Sostenere che l’inseminazione artificiale delle nubi sia la causa di potenziali è una vera e propria bufala meteo. Le tecniche non possono generare né temporali violenti né piogge estreme su larga scala. Quindi no, la colpa è stata della fisica dell’atmosfera. O meglio, la colpa è stata degli esseri umani, che con le loro emissioni di CO2 hanno