Secondo quanto dichiarato da Samantha Burgess, vicedirettrice del Climate Change Service di Copernicus, i dati relativi ai primi dieci mesi del 2024 confermano che quest’anno è destinato a diventare il più caldo mai registrato, superando di oltre 1,5°C i livelli preindustriali. Il periodo tra gennaio e ottobre ha segnato una temperatura media globale 0,71°C superiore rispetto alla media del periodo 1991-2020, stabilendo un nuovo record. Concludendo l’anno, la proiezione indica che la temperatura globale media sarà circa 1,6°C più alta rispetto alla media preindustriale, rappresentando la maggiore anomalia termica mai osservata e superando la soglia di 1,5°C stabilita come limite di sicurezza dagli Accordi di Parigi e dall’IPCC.
La notizia non sorprende, visto che ogni mese del 2024 è stato il più caldo mai registrato per quel periodo dell’anno. Le anomalie termiche sono state costantemente superiori alla soglia critica di +1,5°C, e questo trend si riflette anche nell’analisi delle anomalie termiche della prima metà dell’anno, che risultano superiori a quelle di ogni altro anno dal 1940, eccetto il 2023. Se si considera il trentennio 1991-2020 come riferimento, il distacco tra il 2024 e il 2023 risulta ancora più marcato.
La COP29 assume un ruolo ancora più importante adesso
Questi dati allarmanti giungono a pochi giorni dall’inizio della COP29, la conferenza annuale delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico, che si terrà a Baku, in Azerbaijan. Le COP rappresentano occasioni cruciali per fare il punto sui progressi verso gli obiettivi degli Accordi di Parigi e per definire nuove strategie per limitare le emissioni di gas serra. L’ultima COP, svoltasi a Dubai, aveva portato a risultati positivi, nonostante i dubbi sul presidente Al Jaber. Quest’anno, però, l’atmosfera si preannuncia più incerta, anche per via della recente vittoria di Donald Trump alle elezioni presidenziali. Durante il suo mandato precedente e nell’ultima campagna elettorale, Trump ha mostrato un atteggiamento di totale disinteresse nei confronti del cambiamento climatico, se non addirittura ostile.
Trump ha inoltre più volte dichiarato di voler abolire l’Inflation Reduction Act, una delle principali iniziative del governo Biden per combattere il cambiamento climatico, che prevede investimenti significativi per ridurre le emissioni statunitensi del 40% entro il 2030. Data la sua alleanza con l’industria petrolifera, la sua vittoria potrebbe avere un impatto notevole sulle trattative che si svolgeranno durante la COP29, con implicazioni cruciali per il futuro della lotta al cambiamento climatico.